Ambiente: Mattarella, “grande sfida del secolo è garantire l’accesso per tutti all’acqua potabile e sicura”

Ambiente: Mattarella, “grande sfida del secolo è garantire l’accesso per tutti all’acqua potabile e sicura”

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La qualità dell’acqua è la chiave per ridurre i rifiuti di plastica: ecco il progetto dell’Unione Europea

L’Unione Europea mira a rinnovare le leggi sulla qualità dell’acqua per affrontare i problemi legati alla salute e ai rifiuti

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2018/02/acqua-da-rubinetto-rifiuti-plastica-640×427.jpg

acqua da rubinetto rifiuti plastica

L’Unione Europea rinnoverà le sue leggi sulla qualità dell’acqua per affrontare i nuovi possibili pericoli per la salute e limitare i rifiuti di plastica, scoraggiando le persone a bere l’acqua in bottiglia.

La Commissione Europea ha dichiarato che le regole obbligheranno i 28 Paesi del blocco a migliorare l’accesso all’acqua potabile e ad informare meglio i cittadini sulla qualità dell’acqua, che sia da rubinetto o in bottiglia. Si spera che il movimento migliori la fiducia nell’acqua da rubinetto e allontani le persone dal consumo dell’acqua in bottiglia, l’oggetto di plastica più comune trovato sulle spiagge europee.

L’acqua da rubinetto in Europa costa meno di un centesimo di euro a litro, nettamente meno dell’acqua in bottiglia. Il vice presidente della Commissione Europea, Frans Timmermans dichiara che “se le persone sapessero quanto sia economica per loro e per niente pericolosa per la loro salute, potrebbero fare una scelta differente”.

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2018/02/qualita-acqua-rifiuti-plastica-europa/1038987/#0F0VebiRi0mqbqCO.99

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Acqua potabile più sana e meno cara, la Commissione UE chiede nuove regole

Acqua potabile più sana e meno cara, la Commissione Ue chiede nuove regole

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lettera e documento inviati ai candidati al Consiglio Regione Lazio e alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica

Lettera e documento ” I MONTI CIMINI, IL LAGO DI VICO, L’ACQUA POTABILE” inviato ai candidati al consiglio Regione Lazio e alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica

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L’Agro Falisco, i monti Cimini, il lago di Vico, l’acqua potabile..

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LUNEDÌ 22 GENNAIO 2018

L’Agro Falisco, i monti Cimini, il lago di Vico, l’acqua potabile…

 

Ai Partiti, movimenti e associazioni politiche
ai Candidati elezioni politiche ed elezione consiglio regionale del Lazio
al Ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo On Dario Franceschini
al Ministro dell’Ambiente
alle Associazioni culturali e Associazioni ambientali
alle Organizzazioni sindacali
alla Stampa

Le associazioni AICS Ambiente, Coordinamento nazionale Bonifica Armi chimiche, Comitato acqua potabile, AICS comitato provinciale Viterbo, ADUC associazione degli utenti e dei Consumatori, che da tempo s’impegnano sui temi ambientali desiderano sottoporre alla vostra attenzione alcune proposte finalizzate alla tutela dell’ambiente  dell’Agro Falisco, dei Monti Cimini, del lago di Vico e per la soluzione del grave problema della mancanza di acqua potabile nei paesi di Caprarola e Ronciglione.

Ciò che occorre è un impegno concreto dei dirigenti politici, amministratori in indirizzo ed in particolare degli eletti alla camera dei Deputati e al Senato della Repubblica e degli eletti alla Regione Lazio a favore di questo territorio che nonostante le leggi di tutela regionali e nazionali presenta problemi di inquinamento ambientale e seri problemi per la salute della gente.

Si ringrazia della cortese attenzione.

Cordiali saluti

                                                                                                              Raimondo Chiricozzi

 L’Agro Falisco, i monti Cimini, il lago di Vico, l’acqua potabile

1-LE LEGGI PER LA TUTELA DEL LAGO DI VICO E DEI MONTI CIMINI

– L’importanza che riveste la tutela del bene ambientale Lago di Vico e i Monti Cimini è stata ampiamente riconosciuta con le leggi specifiche che dal 1939 in poi si sono susseguite:

*             1939 Legge 1947/1939-Bene di notevole interesse pubblico;
*             1961 Dichiarazione notevole interesse paesaggistico ;
*             1965 Oasi faunistica;
*             1982 Legge Regionale n.47 del 28/09/1982 “ISTITUZIONE DELLA RISERVA NATURALE PARZIALE DEL        LAGO DI VICO”;
*             1984 Decreto 21/09/1984 Ministero dei Beni culturali. Dichiarazione di notevole interesse pubblico       dei territori costieri, dei territori contermini ai laghi, dei fiumi, dei torrenti, dei corsi d’acqua, delle                 montagne, dei ghiacciai, dei circhi glaciali, dei parchi, delle riserve,dei boschi, delle foreste, delle     aree assegnate alle Università agrarie e delle zone gravate da usi civici.
*             Deliberazione Consiglio regionale del Lazio 20/12/1984 n 1063 – Decreto del presidente della    repubblica 03/07/1982, n 515. Classificazione delle acque dolci superficiali, ai fini della loro               potabilizzazione, ai sensi del Decreto Presidente Repubblica n 515 del 1982.
*             1985 Legge regionale 22 maggio 1985, n. 81 (Modificazione alla legge regionale 28 settembre 1982,       n. 47: “Istituzione della riserva naturale parziale Lago di Vico”)
*             1985 Legge 431/1985-Vincolo paesistico;
*             L.R. 24/98 – artt. 134 , 136 e 142 D.lvo 42/04 Piano Territoriale    Paesistico Regione Lazio Beni    Paesaggistici;
*             2005 Decreto 25/03/2005-Zona di protezione speciale ZPS N. IT6010057 e sito di interesse         comunitario SIC N.IT6010024;
*             2008 Legge Regionale n.24 del 24/12/2008 ISTITUZIONE RISERVA NATURALE LAGO DI VICO.

– Tutto ciò, come scritto nelle leggi, per la preservazione dell’equilibrio biologico dei Monti Cimini, della caldera del lago e l’effettiva potabilità delle sue acque.

– Per più di cinquant’anni, a cominciare dalla presa di posizione della madre dell’ambientalismo italiano Elena Croce, che denunciò le problematiche “del sistema acquifero dei Monti Cimini” alla presidenza della Repubblica italiana, le associazioni degli ambientalisti hanno insistito nel richiedere un ambiente sano e pulito. Il medico provinciale nel (1977) evidenziò il problema dell’inquinamento delle acque del lago di Vico. Fin da allora c’è un impegno continuo delle associazioni ambientaliste, con risultati che pur riconoscendo la necessità della tutela con la emissione di leggi e ordinanze, non hanno portato alla soluzione del problema dell’inquinamento delle acque del lago.

– La nostra quindi sta divenendo una battaglia lunga una vita.

– Le conquiste legislative hanno avuto il grande merito di contenere la speculazione edilizia nel comprensorio e hanno fatto sperare potessero creare sviluppo economico attraverso il turismo e la  tutela ambientale di tutta la conca del lago e dei Monti Cimini.

– Piccoli risultati positivi si sono ottenuti dalla pubblicizzazione delle bellezze lacustri che hanno creato una buona immagine dei Monti Cimini e dai finanziamenti all’agricoltura della Unione Europea (Piani integrati mediterranei ) che hanno permesso lo sviluppo della castanicoltura e della nocciolicoltura, quest’ultima ottimamente remunerata.

– Lo sviluppo delle monocolture, nocciolicoltura e castanicoltura, ha però contrastato con la difesa dell’ambiente (nonostante finanziamenti specifici) e quindi della salute ed in definitiva con l’economia della zona e con la salute degli stessi agricoltori  e dei cittadini.

– L’uso di prodotti chimici in agricoltura, infatti,  in particolare nella castanicoltura ha creato conseguenze disastrose dal punto di vista economico, che solo dopo l’abbandono di tali metodi sta portando ora, dopo anni, alla ripresa della produzione. L’uso di prodotti chimici sia nella castanicoltura che nella nocciolicoltura, rimasta molto remunerativa, hanno portato a conseguenze disastrose per l’ambiente.

– In un certo senso i nodi sono venuti al pettine e quanto gli ambientalisti denunciavano è ormai realtà consolidata.

– Il 12 dicembre 2014 il professor Nascetti dell’Università della Tuscia ha presentato lo studio di 20 anni “Lo stato ecologico del lago di Vico”, che conferma l’agonia del lago di Vico, nonostante la piccolissima inversione di tendenza.

– le analisi delle acque che effettuate nel 2017 confermano lo stato di disastro ambientale.

2-LE LEGGI, ALLORA, HANNO VERAMENTE TUTELATO IL LAGO DI VICO ?

– Purtroppo no! Perché, alla prova dei fatti, le speranze sono svanite nel nulla. Nonostante le leggi e i finanziamenti connessi,  l’avvelenamento del terreno, dell’aria e delle acque del lago, che inoltre servono da approvvigionamento idrico delle popolazioni di Caprarola e Ronciglione, è aumentato.

– Inoltre molti studi e ricerche in particolare fatti dall’Università della Tuscia hanno rilevato, nei sedimenti del lago, metalli pesanti molto al di sopra delle soglie di guardia. Tutto ciò riteniamo sia  dovuto per i seguenti motivi:

2/1 – la proliferazione della monocoltura del nocciolo, con l’uso di fitofarmaci e diserbanti, che immettono nelle acque del lago veleni e nutrienti, quali l’azoto e il fosforo, ha permesso all’alga rossa o planthotrix  rubescens, che rilascia una microcistina cancerogena, di trovare il suo habitat naturale nel lago e il concretizzarsi dell’eutrofizzazione  ( oltre i 20 metri di profondità non c’è più ossigeno Studi Università della Tuscia. Prof. G. Nascetti) ;

2/2 – a causa delle polveri nocive sollevate dalle macchine aspira nocciole, che trasferiscono nell’aria polveri e con esse veleni, irrorati nel campi;

2/3 – per il versamento di liquami da fogne, dichiarate a tenuta stagna che forse sono a dispersione e ancora oggi  alcune non allacciate al collettore fognante ;

2/4 – per l’inquinamento CNBC (definito storico, dall’ex  Ministro della Difesa Ignazio La Russa, in risposta ad una interrogazione), derivante dalla produzione e caricamento di armi chimiche nel centro chimico o Centro NBC (centro nucleare, batteriologico, chimico) ;

2/5 – per l’inquinamento da metalli pesanti, forse dovuto a versamenti illegali (nei sedimenti del lago sono stati trovati metalli pesanti innaturali quali cadmio, nikel ed altri fra cui l’arsenico in proporzioni spropositate addirittura di 1,5 grammo per 1 kg di sabbia- studi Università della Tuscia- studi e ricerche ARPA Lazio).  (Tali metalli potrebbero derivare dal Centro chimico militare, dall’agricoltura o da versamenti illegali).

3- LA ISTITUZIONE DELLA RISERVA NATURALE DEL LAGO DI VICO
– Avvenuta nel 1982 aveva fatto ben sperare. Ma da allora, anziché iniziare la tutela della conca del lago, l’inquinamento è aumentato fino a giungere al livello attuale, da far ritenere molto difficile il risanamento.
Eravamo nel giusto, quando, in precedenza alla sua istituzione, chiedevamo che la tutela fosse estesa a tutto il territorio dei Monti Cimini, con la creazione del Parco dei Cimini in tutto il territorio della CMC e con un Ente gestore del quale avrebbero dovuto far parte tutti i Comuni . Purtroppo è andata diversamente:  la gestione della riserva è stata affidata solo al Comune di Caprarola, che da solo non è riuscito ad impedire l’inquinamento delle acque del lago di Vico.

– Attualmente, sebbene la Riserva sia stata estesa anche al Comune di Ronciglione,  la gestione è affidata ad un Commissario sempre di Caprarola e ancora siamo in attesa di veri cambiamenti. 

3 – COSA HANNO FATTO E FANNO LE AMMINISTRAZIONI ?

– Le amministrazioni comunali, nascondendosi dietro un dito, dicendo di evitare allarmismi, hanno fatto di tutto per negare l’evidenza. Molte le responsabilità che provengono dal passato almeno dal 1977, da quando si è conosciuto completamente il problema grazie al Medico provinciale che lanciò l’allarme l’allora medico provinciale.

– Prendiamo in esame le ultime tre amministrazioni di Ronciglione e di Caprarola.
Ronciglione amministrazione Sangiorgi, Caprarola amministrazione Cuzzoli, hanno fatto di tutto per ostacolare e negare i fatti, tanto che le associazioni ambientaliste decisero di esporre una circostanziata denuncia. Conseguentemente è iniziata una causa contro gli ex Sindaci e parte civile associazioni ambientaliste e singoli cittadini, che rischia di andare in prescrizione. I reati contestati ai Sindaci Cuzzoli e Sangiorgi sono: 
disastro ambientale, inosservanza delle azioni di controllo e vigilanza sull’uso di concimi chimici e presidi sanitari nella conca del lago, non aver adottato i necessari provvedimenti volti ad eliminare il rischio del superamento dei parametri stabiliti dalla legge in materia di acque destinate al consumo umano.
Successive amministrazioni di Ronciglione diretta da Giovagnoli e Caprarola Sindaco Eugenio Stelliferi.
Stesso comportamento e conseguentemente esposto contro i due Sindaci firmato da associazioni e cittadini. Alla data odierna non sappiamo se siano seguite indagini a tale esposto.
Ultime amministrazioni di Ronciglione Sindaco Mengoni Mario e Caprarola Sindaco Stelliferi Eugenio. I nuovi amministratori non negano più l’evidenza dei fatti. I due Sindaci sembra si stiano interessando del problema . Occorre però che dalle parole si passi ai fatti concreti . Va infatti messa in atto una vera inversione politica, senza più continuare a nascondere la realtà al fine di mantenere presunti vantaggi economici, considerando primaria la tutela della salute dei cittadini. Realtà dimostrata da prove scientifiche inconfutabili e studi sanitari sulla popolazione.

3/1 GLI STUDI – Fra questi importanti gli studi del Dipartimento epidemiologico della Regione Lazio. Indagini epidemiologiche del DEP della Regione Lazio, la prima è del 2012 ed è stata presentata nell’ottobre 2013 presso l’ordine dei medici di Viterbo,  il secondo studio del DEP  di Coorte è di giugno  2014 ed è stato presentato dall’Ordine del Medici a Viterbo il 22 novembre 2014; quindi i dati ISTAT, di altri Enti, della SEPIAS presentata il 9 maggio 2014 e di privati (Gagliardi   1- 2). Tutti hanno evidenziato che i paesi dei Cimini e in questi Capranica, Caprarola e soprattutto Ronciglione, registrano un’alta incidenza di tumori e di morti per tumore superiore alla media nazionale.

3/2 Osservazioni

– La questione lago di Vico è stata affrontata in maniera inadeguata, senza una vera e corretta informazione, senza progetti concreti per la salvaguardia dell’ambiente da tutti in primis le amministrazioni locali, la Provincia di Viterbo, la Regione Lazio e i Governi che negli anni si sono succeduti. Tutto ciò in vero contrasto delle leggi.

– L’Università della Tuscia predispose la documentazione per un progetto LIFE da presentare alla Unione Europea per ottenere finanziamenti idonei a contrastare l’inquinamento del lago, ma la Provincia addirittura non se ne curò.

3/3-IL CENTRO CHIMICO O CENTRO NUCLEARE BATTERIOLOGICO E CHIMICO O CHEMICAL CITY

3/3/1-Descrizione del sito, tipo d’inquinamento, cause ed evidenze.

– (Dalla relazione al Convegno del 21/02/2012 indetto dal Coordinamento nazionale bonifica armi chimiche e da Legambiente.

Nel programma di riarmo bellico avviato da Mussolini a partire dagli anni Trenta, “LA CITTÀ DELLA CHIMICA” o  “CHEMICAL CITY”,  così chiamata dagli inglesi realizzata sulle rive del Lago di Vico costituiva un nodo strategico di vitale importanza.

A pochi chilometri dai laboratori del Servizio Chimico Militare di Roma, vicina agli impianti di Cesano e al poligono di tiro di Civitavecchia, la fitta selva dei boschi Cimini costituiva un luogo ideale dove realizzare, nella massima segretezza, un centro di ricerca e produzione di armi chimiche, prevalentemente fosgene, iprite e gas asfissianti.

– La gigantesca base occupava un’area di oltre 20 ettari con bunker per gli esperimenti, magazzini sotterranei per lo stoccaggio delle testate a caricamento speciale, caserme, uffici e alloggi per alcune centinaia di scienziati e tecnici civili.

– Lo scoppio della Seconda guerra mondiale impedì di completare il progetto originario, ma la capacità produttiva della “Chemical City” era comunque in grado di garantire diverse centinaia di tonnellate di armi letali per rifornire i reparti speciali dell’Esercito fascista.

– Questa intensa attività era costantemente monitorata dall’intelligence britannica, alla quale dobbiamo una ricchissima mole di informazioni, per molti anni secretate e solo recentemente rese disponibili all’opinione pubblica.

– Con la fine del conflitto la produzione di ordigni bellici venne interrotta, anche se l’impianto ha continuato a fabbricare fino agli anni ‘70 candele nebbiogene e fumogeni destinati a sedare le rivolte di piazza.

– La fitta coltre di mistero che ha avvolto per decenni le attività del centro chimico militare è stata dipanata solo nel 1996, quando nel corso di una prima operazione di bonifica furono rinvenute nel terreno, a pochi metri di profondità 60 cisterne di fosgene, ciascuna lunga quattro metri; tutte in pessime condizioni, con evidenti lesioni e tracce di ruggine.

Nella totale segretezza si cominciò a svuotarle sul posto: il liquido veniva pompato dalle ogive, trasferito in nuovi bidoni e inviato a Civitavecchia, il centro nazionale di bonifica e stoccaggio. Ma durante queste delicatissime operazioni una nube di fosgene si liberò nell’aria intossicando gravemente un malcapitato ciclista e svelando a tutta la popolazione e agli Enti Locali, fino ad allora ignari, la reale dimensione del problema.

– Del resto, reticenze e silenzi non vennero sciolti neanche alcuni anni prima, nel 1982, quando, si decise di tutelare il grande patrimonio naturalistico della Valle di Vico, istituendo la prima Riserva Naturale del Lazio, e dichiarando Zona di Protezione Speciale e Sito di Interesse Comunitario alcune aree di particolare pregio ambientale distanti solo qualche centinaia di metri dai reticolati della base militare.

– Conclusa nel 2000 la bonifica del sito, le Autorità Militari dichiararono a più riprese che non esistevano ulteriori rischi di contaminazione, e che quindi si potevano avviare le procedure per la cessione dell’area all’Agenzia del demanio.

– Ma nel novembre del 2009, nell’ambito delle attività di monitoraggio sullo stato ambientale del lago, interessato nel frattempo da imponenti fioriture di un’alga tossica (Plankhotrix rubescens), l’Arpa Lazio eseguiva alcune analisi su un campione di sedimento prelevato ad una profondità di circa 40 metri evidenziando, come riportato nella relazione tecnica del 26 febbraio 2010, valori molto superiori alla Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) per i seguenti parametri: Cadmio (12 mg/kg – CSC = 2.0 mg/kg); Nichel (566 mg/kg – CSC = 120 mg/kg); Arsenico (647 mg/kg – CSC = 20 mg/kg).

Nei mesi successivi l’Arpa procedeva ad una più estesa campagna di monitoraggi e sottoponeva ad analisi 6 ulteriori campioni di sedimento del fondo lago.

Le analisi rese pubbliche nella Relazione tecnica del 4 giugno 2010, confermarono in diversi casi il superamento della CSC: Cadmio 1 superamento (2.5 mg/kg – CSC = 2.0 mg/kg); Arsenico 6 superamenti (127 mg/kg, 223 mg/kg, 207 mg/kg, 252 mg/kg, 140 mg/kg e 129 mg/kg – CSC = 20 mg/kg); Piombo 1 superamento (104 mg/kg vs CSC = 100 mg/kg).

In seguito all’allarme suscitato da queste analisi e ipotizzando una correlazione tra l’inquinamento del lago e le attività del centro chimico dismesso, la Provincia di Viterbo trasmetteva una richiesta di chiarimenti al Ministero della Difesa che commissionava ad una ditta specializzata un’indagine geofisica all’interno del sito.

Nel rapporto diffuso nel marzo 2010 il Centro Tecnico Logistico Interforze N.B.C., in qualità di gestore dell’area militare, comunicava che l’indagine preliminare aveva evidenziato la presenza di numerose “masse metalliche interrate” e che nei carotaggi e nelle analisi chimiche effettuate su alcuni campioni di terreno era stata riscontrata la presenza dei valori di arsenico superiori alla Concentrazione Soglia di Contaminazione.

Nelle note conclusive si ravvisava la necessità di rimuovere gli ordigni inesplosi e altri residuati bellici pericolosi per procedere poi alla caratterizzazione e bonifica dei suoli.

Evidentemente il rapporto, pur nelle stringate note del linguaggio ufficiale, apriva una nuova fase, nella quale, finalmente le Autorità Militari ammettevano la necessità di procedere ad ulteriori interventi di bonifica all’interno del centro chimico, anche se si escludeva una diretta correlazione tra l’inquinamento del sito e le acque del lago; la massiccia presenza di arsenico e altri metalli pesanti riscontrata nei sedimenti non era cioè dovuta alle attività belliche del passato ma veniva imputata alla origine vulcanica del bacino lacustre e al massiccio utilizzo di fitofarmaci in agricoltura.

                                              

3/3/2 – Osservazioni

– La Chemical City è rimasta per decenni nascosta, mentre era una delle grandi fabbriche di armi chimiche, dove avveniva la fabbricazione, il caricamento e lo scaricamento di armi chimiche: iprite mescolata ad arsenico, fosgene e la zona del lago di Vico non è mai stata veramente bonificata.

– Ecco cosa scrive il giornalista Gianluca Di Feo sul suo libro “Veleni di Stato”: “Nel 1941 l’Italia disponeva di uno dei più grandi arsenali di armi chimiche del mondo. Antrace, iprite, virus, batteri: la fabbrica dei veleni creati per costruire l’impero della dittatura fascista ha divorato vittime in Libia e in Etiopia, ha colpito i combattenti spagnoli che lottavano per la libertà, lasciando dietro di se una scia di malattie e dolore. Ma la creazione di questi stessi veleni ha preteso un prezzo altissimo anche all’Italia: durante le fasi di sperimentazione, e poi con il concludersi della guerra, intere zone del nostro paese sono state contaminate dagli esperimenti”.

Il centro chimico, è stato oggetto di diverse bonifiche. In una di queste (94-96) si è verificato una fuga di elementi nocivi che ha coinvolto un ciclista.

3/3/3 – Stato dell’arte delle attività di indagine, caratterizzazione, bonifica (da relazione coordinamento bonifica armi chimiche citato).

– Constatata la necessità di fronteggiare l’emergenza ambientale che investe la Valle di Vico, gli Enti Locali e le Autorità Militari nel 2013 sono passati alla fase operativa.

– Sul piano delle attività di indagine e caratterizzazione è stata stipulata nell’agosto del 2010 una convenzione tra la Regione Lazio e l’Arpa Lazio per realizzare uno studio approfondito del Lago di Vico che interesserà la acque superficiali, le acque sotterranee e i sedimenti.

– Risulta particolarmente interessante l’intenzione di procedere ad una campagna di monitoraggio del fondo del lago attraverso rilievi batimetrici e magnetometrici per verificare l’eventuale presenza di corpi metallici e scongiurare così il forte sospetto che ordigni o fusti metallici siano stati inabissati e abbiamo rilasciato materiale tossico.

– Per quanto riguarda il sito militare è stata invece firmata una convenzione triennale tra il Centro Tecnico Logistico Interforze e l’Arpa Lazio.
Il piano di indagine prevede di investigare le aree di maggiore criticità, effettuando campionamenti e sondaggi geognostici dal fondo e dalle pareti degli scavi che saranno realizzati per la rimozione delle masse anomale interrate.
Ulteriori contributi scientifici potranno inoltre pervenire dal Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia che in questi anni ha costantemente monitorato lo stato di salute del lago attraverso estese campagne di indagine sulle acque e sui sedimenti.


– Sul piano degli interventi di bonifica, il Ministero della Difesa ha stanziato un primo finanziamento di circa 150.000 euro per assegnare ad una ditta specializzata il delicato compito di rimuovere gli ordigni inesplosi e i residuati bellici. Si è concluso il preliminare iter amministrativo e i primi lavori . Si tratta di un primo parziale intervento minimo e insufficiente che riguarda solo una piccola area dell’intero centro chimico, ma dopo anni di silenzi, omissioni e ritardi, finalmente sembra si siano realizzati  interventi concreti per il risanamento del territorio.

– Il 18 settembre 2013 si è svolta la gara di appalto per la bonifica del sito importo base  € 761.454,29 + IVA 21,00%. Dopo una prima ricognizione, dove sono stati trovato ordigni scarichi, il sito è restato completamente abbandonato senza nessun controllo. Eppure al suo interno sembra ci fossero ancora pericoli per la salute pubblica.

– Da allora non avendo saputo altre notizie, il PSI di Ronciglione interessò l’on. Pastorelli che ha presentato una question time al Ministero della Difesa,  che ha assicurato l’inizio della seconda fase della bonifica il 7 gennaio 2015. La bonifica  iniziata è terminata dopo pochi mesi. Il Prefetto di Viterbo diffuse una sua dichiarazione in proposito confermando che la bonifica era stata effettuata e che sarebbero stati trasferiti a Civitavecchia i reperti trovati. Ad oggi  gennaio 2018 non se ne è saputo più nulla.

3/3/4 – Osservazioni e richieste

– Come coordinamento azionale bonifica armi chimiche abbiamo interessato del problema del centro chimico tutte le forze politiche. Sostanziale l’interessamento dell’on Oreste Pastorelli PSI  che ha più volte richiesto l’interessamento del Ministro della Difesa con interrogazioni e ordini del giorno e dell’on Massimiliano Bernini del M5S che ha effettuato una visita al CNBC del lago di Vico.

– Importante chiudere il capitolo dei segreti di stato facendo conoscere alle popolazione quali sostanze chimiche sono ancora presenti,  quelle che sono rimaste per poco tempo nel sito e quelle che invece sono servite alla fabbricazione di armi speciali. Possiamo ascrivere a merito del coordinamento nazionale bonifica armi chimiche e all’impegno costante delle associazioni del territorio se è stata avviata l’ultima bonifica.

– Occorre ed è importante e giusto sapere se ci sono stati versamenti di queste nel terreno, nell’aria e nel lago.

– Queste le domande alle quali vorremmo siano date risposte certe, anche per la storicizzazione del CNBC e della produzione bellica di armi di distruzione di massa e di quanto prodotto (nebbiogeni, fumogeni)  dopo i trattati internazionali (trattato di Ginevra ecc) che le hanno proibite.

1- Se ci siano o ci sono stati canali di scolo,  (Il piano di caratterizzazione dell’Arpa  dice che non esistono canali di scolo o fognature), (da notizie di coloro che hanno conoscenza del luogo sono presenti in alcuni magazzini piccole botole che potrebbero essere canali di scolo). I militari alle richieste non hanno fornito risposte.  Sulle rive del lago, a servizio del centro chimico, visibile a tutti, c’è un fabbricato dal quale si immettono nel lago tre grossi tubi che prelevavano acqua dal lago e forse dal centro chimico immettevano acque di scarico di qualunque tipo all’interno del lago;

2- se ci sono state contaminazioni delle acque del lago derivanti da una qualunque delle sostanze contenute nel centro nucleare batteriologico e chimico  (se risponde al vero che i militari di notte, con la collaborazione dell’arma dei carabinieri, chiudevano la strada Circunlacuale e con la posa in opera di binari percorsi da carrelli scaricavano nel lago fusti di sostanze imprecisate, forse fosgene);

3- se ci sono state altre fughe di gas nocivi, oltre a quella che interessò il malcapitato ciclista, per la quale il Ministero della difesa è stato condannato al risarcimento dei danni;

4- se e quali armi chimiche o batteroliogiche sono ancora nel sottosuolo o stipate nei magazzini del CNBC  ( le voci che circolano al contrario di quanto affermato dall’esercito, dicono che all’interno dei magazzini ci siano ancora armi chimiche e nel sottosuolo cisterne contenenti sostanze chimiche e gas letali) .

5- perché all’interno di un magazzino sono stati dati alle fiamme una ingente mole di documenti, fra cui documenti riguardanti spedizione di armi e di nebbiogeni? Riteniamo che questo atto sia gravissimo perché i documenti a nostro parere dovevano essere conservati e resi pubblici. Si richiede che tutti i documenti restanti e anche quelli bruciati vengano conservati e messi a disposizione di studiosi del periodo storico e di tutti i cittadini;

6- all’interno del Centro Chimico è presente un fabbricato a forma di S dalle spesse mura. I militari hanno dichiarato che questo veniva utilizzato per la decontaminazione nucleare. L’on Bernini che lo ha visitato, ha dichiarato di averlo trovato completamente vuoto. Sono state stipate al suo interno o sono ancora presenti nel sottosuolo armi o scorie nucleari? 

7- sono stati effettuati all’atto delle bonifiche rilevamenti con il contatore GEIGER sia nel fabbricato di cui al punto 6 che in tutto il CNBC.

8-è stato effettivamente decontaminato tutto il territorio del centro chimico? 

9- verrà più effettuata la campagna di monitoraggio del fondo del lago attraverso rilievi batimetrici e magnetometrici per verificare l’eventuale presenza di corpi metallici e scongiurare così il forte sospetto che ordigni o fusti metallici siano stati inabissati e abbiano rilasciato materiale tossico?

10-sono previste ulteriori bonifiche del terreno del CENTRO CHIMCO oppure verrà messa a tacere l’intera vicenda, come sembra stia accademdo?

3/4/3-CHE COSA FARE ?

– Non c’ è tregua, occorre quindi moltiplicare le iniziative, con l’aiuto della nuova e maggiore sensibilità dei cittadini, nel tentativo di limitare i danni all’ecosistema dei Monti Cimini.

– Occorrono nuove leggi, soprattutto il rispetto delle esistenti, per la tutela di questo bene inestimabile, anche perché le sue acque servono da approvvigionamento idro-potabile per Ronciglione e Caprarola ed infine occorre che gli amministratori mantengano gli impegni, dimostrando nei fatti la loro sensibilità alla difesa dell’ambiente, al rispetto dei diritti e della salute dei cittadini.

3/4/4-E’ POSSIBILE ACCETTARE PASSI INDIETRO NELLA DIFESA DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE ?

– L’inquinamento delle acque del lago di Vico è tornato alla ribalta nel 2007, quando l’alga rossa si è manifestata. Alcuni per interesse personale, altri per partito preso hanno volutamente sottovalutato e negato; alcuni, ancora oggi, nonostante l’evidenza, negano la grave situazione ambientale e sanitaria.
Hanno cercato e cercano ancora di ostacolare, in tutti i modi, l’iniziativa di informazione dei cittadini, accusandoci di voler distruggere l’economia del territorio. Non sono mancate pesanti azioni intimidatorie.

3/4/5-BALNEAZIONE NEL LAGO DI VICO

– Ricordiamo a coloro, che forse dimenticano, che le analisi fatte per definire balneabile un lago non ricercano sostanze chimiche, ma solo batteriologiche.  Ciò è un’assurdità giuridica. Non può essere permessa la balneabilità anche in presenza di veleni quali la microcistina dell’alga rossa e lo stesso arsenico, vanadio, fluoruri ecc. In proposito invitiamo a leggere quanto afferma la protezione civile della Regione Sicilia per un lago contenente micro cistine dell’alga rossa.

– Comunque, non si può erroneamente o volutamente  confondere la balneabilità con la salubrità delle acque. Così facendo non si fanno gli interessi dei cittadini e non si riesce a capire quali interessi si debbano difendere, se non in primo luogo quelli della salute dei cittadini.

3/4/6-ACQUA POTABILE

3/4/6/1- VELENI NELLE ACQUE DISTRIBUITE E INFORMAZIONE DEI CITTADINI

– Sebbene la coloritura dell’acqua del lago di Vico con il rilascio delle microcistine cancerogene si sia ripetuta negli anni, le ordinanze di non potabilità sono rimaste nascoste, negate e poi confermate, in una altalena di dichiarazioni contraddittorie, ed è continuata la distribuzione di acqua non potabile nelle abitazioni e negli esercizi commerciali.

– Gli esercizi commerciali sono stati obbligati a dotarsi di filtri dearsenificatori. Ne sono tutti dotati? Vengono cambiati regolarmente i filtri? Utilizzano tutti acqua per la quale è sufficiente la dearsenificazione, oppure utilizzano ancora acqua proveniente dal lago, che oltre all’arsenico contiene altri metalli pesanti e la microcistina dell’alga rossa ?

– Spesso alle nostre domande non sono state fornite risposte chiare e/o sono state catalogate come inopportune. 

3/4/6/2 – La questione del pozzo all’uranio 238

– In data 10 gennaio 2013 in un convegno indetto da Accademia Kronos,  presso l’Università della Tuscia,  il biochimico prof. Ezio Gagliardi, ha nuovamente affermato di aver informato da tempo la Regione e la provincia di Viterbo sulla presenza di uranio 238 nelle acque della Tuscia e di aver eseguito analisi su alcuni paesi della provincia ed in particolare di averne trovato in grandi quantità in una zona di Ronciglione. A seguito della nostra lettera del 12 gennaio 2013 inviata ai Sindaci e a tutte le istituzioni per verificare se fossero state fatte le analisi, più volte richieste, sui metalli pesanti e l’uranio 238 presenti nelle acque distribuite a Ronciglione e nel viterbese, la ASL in data 26 febbraio 2013 ci ha comunicato che per quanto riguarda il lago di Vico, l’ARPA ha attivato una convenzione con l’Università La Sapienza per analizzare il parametro dell’uranio 238 e comunque che sull’acqua distribuita proveniente da approvvigionamenti diversi dal lago, non viene ricercato tale parametro da nessuna istituzione pubblica.

– L’assicurazione della popolazione fatta nel 2010 da alcuni amministratori locali, che nell’acqua distribuita non era presente l’Uranio 238, era quindi comprovata da analisi?

– Con la nostra lettera del 12 gennaio 2013 le istituzioni sono state tutte nuovamente informate.

– Quale istituzione pubblica deve intervenire per far effettuare le analisi del parametro dell’uranio 238?  In particolare i Sindaci, massimi responsabili della salute dei cittadini, cosa hanno ritenuto di fare ?

– A queste lettere abbiamo fatto seguire ulteriori note in data 27 marzo e 28 maggio 2013.

– Finalmente dopo lungo attendere il pozzo, nel comune di Ronciglione, di acqua “potabile” contenente, oltre all’arsenico, l’uranio 238 è stato chiuso. Per l’acqua proveniente del lago invece la Asl ci rispose con una sua nota che non potranno essere effettuate ricerche sull’uranio 238  perché non in possesso di strumentazione.

– Attendiamo ancora risposte serie dalle istituzioni italiane fra cui Sindaci di Ronciglione e Caprarola, Prefetto, Presidente del Tribunale, Procuratore della Repubblica, Ministro dell’ambiente, del Turismo, dei Beni culturali, della Salute, Presidente e assessore ambiente Regione Lazio, dirigenti Asl, Arpa e così via per finire ai Carabinieri del Nas e del Noe.

– Solo la Direzione della Commissione ambiente della Unione europea, per quanto riguarda i livelli di uranio 238, vanadio e microcistine dell’alga rossa rilevati nell’acqua potabile ha confermato, che questi non sono ricompresi nella Direttiva 98/83 CE e che pertanto sono di esclusiva competenza delle autorità nazionali. Mentre per quanto riguarda il Radon la Commissione è impegnata nella promozione di una Direttiva del Consiglio che comprenderà anche il monitoraggio del Radon. “Tuttavia – dice la lettera della commissione Europea – fino alla sua approvazione e successiva entrata in vigore, solo gli Stati membri sono responsabili per i livelli di parametro rilevati nell’acqua potabile” . Infine comunica che c’è un’indagine della Commissione europea in corso e le indicazioni da noi fornite saranno tenute in evidenza.

3/4/7- LE INIZIATIVE PER L’ACQUA POTABILE

– Il Comitato acqua potabile, ADUC e AICS,  dando seguito alle iniziative di singoli cittadini e varie associazioni, che da molto tempo si interessavano del problema ha cercato di informare e sensibilizzare i cittadini invitandoli a richiedere il rispetto dei diritti.

– L’iniziativa poi è stata allargata a tutta la provincia, a seguito della successiva conoscenza dell’emergenza  dell’altro grave problema nelle acque di tutto il viterbese, addizionate da arsenico.

– La risposta dei cittadini è stata esaltante e positiva ed ha contribuito in larga parte al cambiamento delle maggioranze in molte amministrazioni locali fra cui quelle di Ronciglione e Caprarola.  Era ormai evidente
l’ inadeguatezza delle vecchie amministrazioni ed era inaccettabile la politica negazionista, dell’insabbiamento, del nascondere la realtà, mettendo la testa sotto la sabbia. La speranza di un profondo cambiamento era molto diffusa tra i cittadini, che auspicavano una vera presa di coscienza della gravità della situazione ambientale e sanitaria, da parte degli amministratori.

– Infatti, dopo la prima iniziativa dell’affissione dei cartelli con la scritta NON POTABILE su quasi tutte le fontane pubbliche è subentrata nelle vecchie amministrazioni la volontà di coprire, di insabbiare, per evitare danni all’economia, … dicevano.

– Il 23 settembre 2013 però alcuni cittadini, sostenuti dagli avvocati dello studio legale Pistilli che affiancano il comitato acqua potabile e l’ADUC,  hanno ottenuto giustizia di fronte al Giudice di Pace e sono partiti i primi risarcimenti per danni  (€. 1000 in maniera forfettaria ) e soprattutto è stato riconosciuto il diritto all’acqua potabile e al pagamento ridotto del 50% se non potabile.

– Dopo quelle prime sentenze, ne sono arrivate molte altre ed anche il Comune di Ronciglione è stato condannato al pagamento dei danni,  a conferma della validità e giustezza dell’azione rivendicativa del diritto all’acqua potabile.

– Riteniamo sia più utile ai cittadini che gli enti gestori accettino le sentenze senza far ricorso in appello. Se al contrario ritengono di essere nel giusto, nonostante le leggi, non lo facciano con soldi pubblici, con sicuro danno erariale per la collettività.

3/4/8-ECONOMIA E SALUTE

– Danni all’economia?


– I dati Istat, del DEP della Regione Lazio, gli studi anche privati, purtroppo, parlano chiaro e ammoniscono gli amministratori della necessità di promuovere la prevenzione sanitaria.

– Soprattutto i documenti del DEP Dipartimento Epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio dell’aprile 2012  presentato ad ottobre 2012 e il secondo documento sempre del DEP presentato nel 2014, grazie alla ISDE e all’Ordine dei Medici di Viterbo, rivelano l’alta incidenza di morte per tumori, ipertensione, patologie ischemiche, patologie respiratorie, diabete, nella zona dei Monti Cimini ed in particolare a Ronciglione e Caprarola. Così come confermano i dati dell’ISTAT e gli studi del prof. Gagliardi e le comparazioni sui dati di mortalità per tumori a Ronciglione rispetto la provincia.

– L’analisi della situazione sanitaria del viterbese ed in particolare del comprensorio dei Monti Cimini, acclarata da vari studi epidemiologici, fra cui il documento “SEPIAS” , presentato a Roma il 9 maggio 2014, ha posto ancora una volta in evidenza la necessità di interventi urgenti per la prevenzione dei rischi e di interventi volti alla eliminazione degli inquinanti riconvertendo l’agricoltura chimica in biologica, preservando le acque sotterranee e di superficie in particolare dei laghi dagli inquinanti.

– Il corso di approfondimento, patrocinato dal Ministero della Salute, “Ambiente e salute – Un rapporto indissolubile. Le patologie ambientali e il caso d’inquinamento da arsenico nella acque ad uso umano”, rivolto ai medici di base organizzato dall’ordine dei medici di Viterbo il 24 maggio 2014 e diretto dalla dott.ssa Antonella Litta ha ribadito la necessità della prevenzione e lo stretto legame tra salute e ambiente.

– I relatori si sono avvalsi di studi scientifici ed epidemiologici molto approfonditi, che hanno sottolineato lo stretto legame tra malattie gravi e inquinamento delle acque e dell’ambiente. In particolare la drammaticità di quella che è stata definita la pandemia silenziosa che si starebbe diffondendo.

– Fra tante ricerche e studi presentati desideriamo citare lo studio della Harvard Shool of Public Health, che pone con forza il problema dei danni neuro-psichici ed interessa il 10% dei bambini.  Lo studio ha rilevato in placenta, nel sangue cordonale e nel latte materno, la presenza di molecole chimiche di sintesi, molte delle quali estremamente neurotossiche (mercurio e metalli pesanti in genere, pesticidi. Tutti questi inquinanti provocano: “incremento drammatico di patologie del neurosviluppo  (patologie di spettro autistico, ADHD, dislessi etc.) e neurodegenerative (in particolare malattie di Alzheimer e di Parkinson) alla cui origine questa esposizione embrio-fetale potrebbe non essere estranea”.

– Per questo chiediamo ai candidati alle elezioni poltiche e regionali del 4 marzo 2018, e ancora una volta ai responsabili delle istituzioni di prendere coscienza della gravità della situazione e programmare urgentemente interventi di monitoraggio sulla salute, cominciando dalle donne incinta e dai bambini e quindi a tutta la popolazione.

– Cosa ha più valore, allora, l’economia o la salute?

– Coloro che cercano di mettere la sordina, che chiedono di evitare allarmismi, non hanno a cuore la salute dei cittadini, la nostra e la loro stessa vita, la vita dei loro e dei nostri figli. Sono gravemente colpevoli delle malattie e dei possibili tumori che potrebbero derivare dalla mancata e corretta informazione e della messa in conoscenza dei dati empirici delle sostanze distribuite. Alla stessa misura, se non di più, perché conniventi, sono colpevoli quei cittadini, che pur sapendo, non si ribellano a questo stato di cose e non chiedono il rispetto del diritto alla salute.

3/4/9-PROGETTI PER IL DISINQUINAMENTO DEL LAGO

– Tutto ciò avviene mentre le proposte per il contenimento dell’inquinamento e poi per l’effettivo risanamento delle acque del lago di Vico, sono ancora nella mente degli studiosi, mentre i progetti presentati non hanno ottenuto i finanziamenti ( progetto Life Università della Tuscia).

– Altri progetti riguardano la sperimentazione, che non incide immediatamente nel complesso dei problemi.

– Le piccolissime inversioni di tendenza, registrate ultimamente, non ci sembra incidano seriamente sulla situazione generale.

– Di certo c’è che l’inquinamento del lago non si arresta da solo, anzi aumenta, dato che continua il versamento diretto o indiretto di inquinanti.

3/4/10-QUALE ACQUA SI VUOLE CONTINUARE A DISTRIBUIRE?

– Per questo motivo dobbiamo fare necessariamente un’altra considerazione: Si può ancora ritenere possibile la soluzione del problema dell’acqua potabile, a servizio dei Comuni di Ronciglione e Caprarola, captando acqua dal lago, senza averlo prima effettivamente disinquinato?

– Il Comune di Caprarola,  dice di avere filtri all’avanguardia e circola voce che l’acqua distribuita sia potabile, ma “stranamente” non esistono ordinanze di potabilità e ne viene attribuita la colpa alla ASL che non concede parere favorevole. Il Sindaco Stelliferi chiede apertamente la istituzione di una tabella da allegare alla legge 31/2001 con i parametri ammessi per la micro cistina cancerogena dell’alga rossa o planthotrix rubescens.

Come giudicare questi comportamenti?

3/4/10/1- Sul sito del Comune di Caprarola è riportato un documento dell’ISS  che così recita:  

“Con questa sezione  si vuole informare i cittadini di Caprarola su un tema importante qual è quello dell’acqua.
Si rende noto, al riguardo, che il sistema idrico di Caprarola è attualmente dotato dei seguenti impianti di trattamento delle acque destinate al consumo umano:

-trattamento attraverso dosaggio reagenti per la regolazione automatica e controllo del PH entro limiti stabiliti;

-trattamento attraverso dosaggio cloro con lettore redox per la regolazione automatica secondo normativa vigente;

-potabilizzazione acque captate dal lago di Vico attraverso filtrazione a quarzite e carboni attivi e attraverso filtrazione con idrossido ferrico dearsenificatore (con recente potenziamento mediante raddoppio filtri ed istallazione sistema di telecontrollo dell’intero impianto);

-debatterizzatori nelle fontane pubbliche con sorgente autonoma (“Pilo” e “Tre cannelle”) e presso le scuole;

-dearsenificatore nel pozzo di Magliano basso e nella fontana di “Tre cannelle”;

-dearsenificatori nella mensa scolastica e asilo nido comunali, nella scuola materna elementare e media e nella scuola materna privata;

Si ricorda inoltre che allo stato attuale, comunque, nonostante non ci siano rischi per la salute dei cittadini, il Comune di Caprarola è costretto a mantenere l’ordinanza di non potabilità delle acque captate dal Lago di Vico.
Questo perchè la AUSL di Viterbo, nel richiedere alla Regione Lazio la riclassificazione dello stato di salute delle acque del Lago di Vico, ha sospeso il giudizio di idoneità delle acque provenienti appunto da detto bacino idrico, vietandone l’uso potabile nei comuni di Caprarola e Ronciglione, in attesa di tale riclassificazione “.

Osservazioni:

Tale documento riteniamo sia una assurdità. Come è ammissibile accettare che in questo ci sia scritto non esistano rischi per la salute dei cittadini, quando ne è vietata la distribuzione ?

 

3/4/10/2  Comune di Ronciglione

– Il Comune di Ronciglione distribuisce in una zona del paese acqua dearsenificata proveniente dal pozzo di Chianello. Tale acqua in passato sebbene non fosse potabile in alcuni periodi e per vari motivi o per manutenzione, non si riteneva necessario informarne la popolazione. Tali fatti sono stati da noi più volte denunciati all’opinione pubblica e alla magistratura.

– Anche per l’acquedotto proveniente dal Monte Fogliano le passate amministrazioni pur essendo presente l’ordinanza di non potabilità, non ritenevano necessario informarne la popolazione. Attualmente L’acqua del Monte Fogliano non viene più distribuita o viene miscelata a quella proveniente dal lago di Vico

– Con un finanziamento ottenuto dalla Regione Lazio il Comune di Ronciglione ha realizzato accanto all’emissario del lago di Vico un impianto di filtrazione e dearsenificazione, continuando a prendere così acqua dal lago di Vico. Nonostante i soldi spesi l’impianto non è funzionante e non riesce a depurare l’acqua del lago dalle micro cistine dell’alga rossa dall’arsenico e da altri veleni presenti e quindi non fornisce acqua potabile.

Osservazioni:
-Ci auguriamo che il Comune di Ronciglione non segua l’esempio di Caprarola che vorrebbe con la istituzione di una tabella con i parametri ammessi per le micro cistine, eliminare il principio di precauzione.

-Ci auguriamo che sia Caprarola che Ronciglione non insistano nel richiedere la istituzione della tabella per le micro cistine, già respinta dall’Europa. La istituzione di parametri ammessi sta a significare che si vuole distribuire acqua definita potabile, ma non potabile perché contenente micro cistine cancerogene.

3/4/10/3 MICROCISTINA DELL’ALGA ROSSA NELLE ACQUE POTABILI E AMMINISTRAZIONI

– Le perplessità, sulla bontà delle intenzioni, nascono dal momento che le amministrazioni comunali, passata di Ronciglione, la stessa di Caprarola, ma anche la provincia di Viterbo e la Regione Lazio, nulla fecero contro la decisione dell’ Istituto Superiore di Sanità di accantonare in proposito il principio di precauzione e proporre alla Unione Europea la istituzione di una tabella aggiuntiva al decreto legge 31/2001, con parametri per le microcistine cancerogene dell’alga rossa, che così sarebbe divenuta più permissiva, poiché avrebbe permesso la distribuzione di acqua potabile contenente le cancerogene microcistine.

– Le associazioni ambientaliste fra cui la ISDE, Accademia Kronos, Comitato Acqua potabile, AICS di Viterbo, i Comuni Virtuosi, il Forum nazionale per l’acqua potabile, moltissimi parlamentari italiani ed europei ed infine la vecchia Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, all’unanimità, ne chiesero il ritiro, perché in contrasto con la Costituzione italiana e con lo stesso DL 31/2001.

– Perché le amministrazioni comunali di Ronciglione e Caprarola, dalla Provincia di Viterbo, dalla Regione Lazio, nonostante le nostre precise richieste, ancora non respingono tale ipotesi ?

– da notare che sono gli stessi funzionari dell’ISS che non hanno scritto per anni quanto l’arsenico facesse male, che hanno redatto il documento per il Comune di Caprarola che abbiamo prima visto, che crediamo siano pronti a fare la stessa cosa per il Comune di Ronciglione, abbandonando il principio di precauzione, che al contrario la ASL mantiene giustamente non dichiarando potabile l’acqua contenente l’alga rossa.

– Occorre porsi allora una semplice domanda:
Questi funzionari dell’ISS di chi stanno facendo gli interessi ? Fanno gli interessi della salute dei cittadini ? 

– Attualmente delle microcistine cancerogene non se ne parla più. Come se fossero scomparse, chissà per quale sortilegio magico.

– Se il lago di Vico continuerà a ricevere inquinanti come potrà divenire l’acqua potabile? Ci riusciranno strumenti tecnici?  Siamo ottimisti, però vorremmo vederci chiaro e dissipare le perplessità.

– O forse, è stata già preparata la risposta che definirà potabile,  per legge, l’acqua che i cittadini di Ronciglione e Caprarola riceveranno, soggiacendo agli interessi dell’economia  a danno della salute? Speriamo che non sia così.

– Purtroppo alcuni dirigenti dell’ISS, che avrebbero dovuto essere i massimi difensori della salute dei cittadini, poiché facenti parte del massimo ente italiano preposto alla salute, proposero al Governo (Monti), che ne fece richiesta specifica alla UE, la eliminazione del concetto di rischio, in tutto il mondo affermato, proponendo l’aggiunta di una tabella al decreto legge 31/2001 per le microcistine dell’alga rossa. Questo, nonostante la netta opposizione di parlamentari italiani ed europei e della Commissione della Camera all’unanimità.

– La UE, la respinse dichiarando che questa era una competenza italiana. Tale richiesta è ora ferma al Ministero della Salute.

– Se non ci sarà quindi una iniziativa ferma, da parte di chi ha a cuore la salute dei cittadini, la modifica potrebbe andare avanti.

– Non è peregrina, quindi, l’ipotesi che si potrebbe così verificare:

1- La legge potrebbe definire potabile l’acqua contenente le microcistine;

2- grazie all’apporto di nutrienti che il PUA ( Piano di Utilizzazione Aziendale) non proibisce (anzi sembra abbia dato la possibilità di aumentarli),  le microcistine cancerogene della planthotrix rubescens si moltiplicheranno;

3- non si affronterà più il problema del disinquinamento del lago di Vico anche per mancanza di finanziamenti;

4- il lago di Vico visto che il processo di eutrofizzazione avanzerà sicuramente, morirà definitivamente, così come prospettano i dati scientifici.

– Tali considerazioni vennero da noi esposte, con lettera del 25 maggio 2013, all’assessore all’ambiente regionale neo eletto, al quale chiedemmo di prendere in considerazione la necessità di rivedere, migliorandola, la deliberazione n 539 del 2/11/2012, presa in attuazione della DGR n 5817 del 14/12/1999, per cancellare definitivamente la possibilità di concimare, fertilizzare e usare i pesticidi, atti permessi grazie alla realizzazione dei PUA. Tutto ciò perché in contrapposizione con lo spirito della stessa legge che individua tutto il bacino idrografico come area di salvaguardia per la captazione dell’ acqua.

– Il Comune di Caprarola ha redatto il Piano di Utilizzazione Aziendale per tutti gli agricoltori, che sono obbligati dalla stessa legge a dotarsene. Questo PUA, approvato anche dal Comune di Ronciglione è vincolante anche per il territorio di Ronciglione, e non ci sembra sia stato redatto con la partecipazione vera dei cittadini. Farlo conoscere e farlo discutere a tutti, visto che le scelte dettate sono foriere di risvolti sanitari per uomini, flora e fauna, crediamo sarebbe dovuto essere stato un obbligo, perché proprio grazie alla stessa deliberazione n.539 del 2 novembre 2012, anziché la tutela del lago, sembra si sia verificata la scappatoia che permette ancora oggi l’uso esagerato di pesticidi e fertilizzanti a danno dell’ambiente e della salute. Infatti non è terminata la pratica di diserbanti e concimi chimici.

– Per fermare questa attività crediamo sia necessario che l’agricoltura chimica altamente inquinante, si trasformi in agricoltura biologica e quindi, a nostro parere, andrebbe cancellato completamente il paragrafo 6/3 della delibera 539 del 2/11/2012.

3/4/11-DEROGHE E AUTODEROGHE PER L’ARSENICO

– Altro aspetto inquietante di cui gli amministratori dovrebbero rispondere è quello delle deroghe alla immissione nelle conduttore di acqua contenente arsenico e fluoruri oltre misura.

Questo il quadro di riferimento:

-DIRETTIVA UE 98/83/CE (DRINKING WATER DIRECTIVE,DWD) As da 50mcrogrammmi litro a 10 microgrammi litro, F, B.
-D.Lgs.31/2001 recepimento della direttiva europea
-Decreto del presidente della Regione del 30/11/2006 (As µg/l 50)
-Decreto del Presidente della Regione del 21/04/2009 fino al 31/12/2009 (As µg/l 50)
-Riesame II deroga 31/01/2009
-Richiesta III deroga dal 1/1/2010 al 31/12/2012 a 50 microgrammi/ litro – (DECISIONE COMMISSIONE EUROPEA del 28/10/2013 all II-all III)
-Decisone commissione europea del 28/10/2010.  La terza deroga a 50 µg/l per l’As è concessa fino a 20 µg/l per il periodo riportato dall’allegato 1, per il F fino a 2,5 µg/l e per il B fino 3  µg/l .
-Pur essendoci stata la decisione della commissione europea del 28/10/2010, è tardata la pubblicazione del decreto interministeriale e quindi è stata distribuita acqua con arsenico superiore ai 20 As µg/l 50)dal 29/10/2010.
-28/01/2011 Nomina commissario all’emergenza arsenico.
-22/03/2011 La commissione europea concedeva nuova deroga fino 20 µg/l per l’As sino al 31/12/2012.
-Dal 1/1/2013 l’acqua erogata doveva essere sotto i 10 µg/l per l’As . Tutti i Comuni pochi giorni prima hanno emesso ordinanza di non potabilità.

– Con la Nota informativa dell’ISS del 28/12/2012 che invitava i Sindaci e le Asl agli adempimenti avvengono le cosiddette AUTODEROGHE che danno la possibilità agli enti gestori di distribuire acque inferiori per l’As ai 20 µg/l  fino al 31/12/2014 e acque contenenti As superiori ai 20 µg/l fino a non oltre giugno 2013 con le solite limitazioni per i bambini sotto i tre anni e per le donne incinta.

– Come avevamo già previsto altre auto deroghe sono state effettuate dal 1 gennaio 2015 e continua adesso che siamo nel 2018 l’erogazione di acqua avvelenata.

3/4/12-FONTANELLINE PUBBLICHE DOTATE DI DEARSENIFICATORI

– Come non giudicare la installazione di casette fontanelle pubbliche con dearsenificatori, palliativi tra i palliativi?  Oltre che perdita di tempo, è stata perdita di denaro, che sarebbe stato meglio utilizzare per la depurazione delle acque alle sorgenti. 

– Anziché scavare pozzi dove l’Università della Tuscia afferma che ci sia acqua potabile per tutto il viterbese, con studi portati all’attenzione degli amministratori pubblici da anni, si è sperperato danaro nelle fontanelline e nei dearsenificatori.

– Inoltre, anche altri fatti vergognosi si sono aggiunti.  I Carabinieri del NAS hanno accertato, qualche tempo fa, l’inadeguatezza della strumentazione  e denunciato laboratori di analisi privati, incaricati da alcuni Comuni, che rilasciavano certificazioni per le analisi effettuate sull’acqua delle casette fontanelle, riportanti dati contrastanti con quelli della ASL e senza aver ottenuto la dovuta autorizzazione.

– Da qualche mese la ASL, che ha compiti ispettivi, non pubblicizza più le analisi dell’acqua erogata dalle casette fontanelline, poiché il compito di effettuare le analisi spetta ai Comuni. Quasi tutti i Comuni non lo fanno né sul loro sito, né accanto alle casette fontanelle. 

– Se non avviene la manutenzione e il controllo costante sulle fontanelline potrebbe verificarsi l’accumulo di sostanze inquinanti che veicolano nell’acqua definita potabile, divenendo così altamente pericolosa.

– Inoltre c’è da considerare che a Ronciglione e Caprarola le fontanelline ( almeno alcune) forse utilizzano acqua del lago di Vico, dove persiste l’alga rossa, che non viene ricercata dalla ASL e sicuramente non viene completamente eliminata dai filtri installati sulle stesse.

3/4/13- DEARSENIFICATORI

– Consideriamo la scelta fatta dalla ex presidente della Regione Lazio ed ex  Commissario all’emergenza dell’arsenico, un’altra eclatante forma di sperpero di danaro pubblico.

– Infatti anziché scavare pozzi come detto sopra o trovare altre alternative definitive quali immettere acqua potabile proveniente dal Peschiera,  è stata effettuata la scelta di spendere denaro per dotare i pozzi esistenti di dearsenificatori.

– Tale scelta disastrosa, va ripensata e programmata una soluzione definitiva del problema. 

– I dearsenificatori, oltre al costo iniziale, presentano enormi costi di manutenzione  (Energia elettrica, filtri che vanno cambiati spesso,se  non si vuole continuare ad avvelenare i cittadini).

– Il Presidente della Regione Lazio Zingaretti e l’assessore regionale Refrigeri (17.11.2014) assicurarono che dal 1 gennaio 2015 l’acqua distribuita nelle abitazioni dei cittadini di tutta la provincia di Viterbo sarebbe stata potabile. Hanno anche garantito il pagamento della manutenzione dei filtri per tutto il 2015. C’è stato anche l’impegno alla soluzione del problema in maniera definitiva con l’approvvigionamento da altre fonti e con la miscelazione delle acque.

– La miscelazione di acque buone con acque cattive non ci convince e non si capisce perché la Regione non prenda in considerazione gli studi dell’Università della Tuscia che hanno accertato che nel sottosuolo ci sono falde idriche a media profondità con acqua realmente potabile senza arsenico.

3/4/14-COSA OCCORRE FARE

1- Proibire l’uso dei concimi chimici e diserbanti in particolare nella conca del lago.

2- Distribuire, con mezzi idonei, acqua potabile agli anziani, alle donne in cinta, ai bambini.

3- Non resistere in giudizio contro coloro che rivendicano il diritto, sancito dalle leggi (Direttiva CEE n.80/778, DPR n.236/88 art.21 comma 1, DL n.66/89, art.13 provvedimento CIP n.26/75 ) e da tantissime sentenze, vedi giudice di Pace di Viterbo, che hanno condannato gli enti gestori a multe che vanno da € 600 ad € 1600 e a ridurre l’importo del canone acqua  del 50% perché non potabile. Lo stesso passato Presidente della provincia e della ATO 1 disse  più volte che andavano riviste le tariffe, sebbene incontraddizione con gli aumenti retroattivo dal 2011La Talete ha continuato a fare il bello e il brutto tempo E’ di questi giorni l’arrivo agli utenti di bollette salatissime.

4- Non si tiene in alcun conto di quanto afferma il Garante del servizio idrico della Regione Lazio nei suoi rapporti semestrali, pubblicati sul BUR del Lazio, della necessità di rivedere il regolamento in particolare rispetto il contratto tra utenti e gestori, che attualmente obbliga l’utente ad accettare supinamente la volontà dei gestori del servizio idrico.

5- Non si tiene in alcun conto quanto affermato e proposto dal Garante regionale rispetto la qualità dell’acqua distribuita e della riduzione che i gestori dovrebbero effettuare autonomamente, così come fece  nel comprensorio di Roma per 500 utenze, l’ente gestore ARSIAL che restituì ai cittadini i soldi delle bollette dal 2012.

6- Non si tengono in debito conto gli allarmi dati dai medici ed in particolare i medici della ISDE, nonché dell’Ordine dei Medici
( Il presidente dell’ordine di medici di Roma ha dichiarato di voler svolgere l’opera d’informazione presso i medici ambulatoriali di competenza territoriale, affinché informino i cittadini, invitandoli a non utilizzare l’acqua distribuita nemmeno per gli usi igienici.

– Dobbiamo però constatare e di ciò siamo contenti, che è in atto un’inversione di tendenza. Non viene più occultata, tanto ormai è evidente a tutti, la gravita della situazione sanitaria e qualche iniziativa s’incomincia ad intraprendere.

– A Viterbo alcuni consiglieri provinciali  annunciarono, in un Convegno svoltosi a Capranica, che stava per essere avviato ciò che da tempo le associazioni chiedevano e cioè il monitoraggio sulla salute della popolazione avvelenata per anni. Purtroppo agli annunci e alle dichiarazioni d’intenti si sommano i soliti i ritardi, ed è già sono passati altri anni e ancora non se ne è fatto nulla.

– C’è infine necessità di ricordare agli amministratori poco attenti che entro il 2015 doveva essere raggiunto  l’obbiettivo di qualità per le acque di superficie come richiesto dalla UE (http:ec.europa.eu/environment/pubs/pdf/factsheets/wdf/it.pdf)
pena il pagamento di penali che alla fin fine gravano sui cittadini, anziché su coloro che non ottemperano alle leggi.

3/4/15 LE PROPOSTE CHE INTENDIAMO, ANCORA UNA VOLTA, SOTTOPORRE ALL’ATTENZIONE DELLE ISTITUZIONI

– Alle nostre indicazioni, abbiamo integrato le proposte, che condividiamo, fatte da altre associazioni fra cui la ISDE, ritenendole valide e necessarie:

1- distribuzione di acqua potabile agli anziani, alle donne in cinta, ai bambini, con mezzi idonei, in tutti i paesi in cui insiste l’emergenza;

2- restituzione da parte degli enti gestori i soldi delle bollette pagate per l’acqua non potabile, evitando resistenze in giudizio contro coloro che rivendicano il diritto sancito dalle leggi ( Direttiva CEE n.80/778, DPR n.236/88 art.21 comma 1, DL n.66/89, art.13 provvedimento CIP n.26/75 ) e da molte sentenze, tra le ultime quella del Giudice di Pace di Civitacastellana e del giudice di Pace di Viterbo, a pagare il 50% in meno il canone dell’acqua perché non potabile; contestuale riduzione del 50% delle bollette, fino a che l’acqua non sarà distribuita potabile;

3- passaggio dall’agricoltura chimica all’agricoltura biologica con la proibizione categorica dell’uso di diserbanti, pesticidi e concimi chimici, in particolare dove insistono acque di superficie quali il lago di Vico, la cui conca deve essere salvaguardata e preservata;

4- abbandono immediato della captazione dal lago di Vico, finché le acque del lago di Vico non saranno veramente risanate;

5- reperimento di fonti alternative definitive a quelle lacustri;

6- monitoraggio continuo delle sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate al consumo umano;

7- monitoraggio continuo, almeno mensile, delle sostanze tossiche e cancerogene contenute nelle acque del lago di Vico, che possono contaminare la flora e la fauna lacustre e i prodotti ortofrutticoli coltivati nelle aree prossime al lago e che utilizzano acqua dell’emissario Rio vicano;

8- informazione corretta delle popolazioni ampia e diffusa, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della ASL e presso l’Ospedale di Ronciglione;

9- monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute della popolazione, in particolare dei bambini;

10- screening gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto effetto cocktail determinato dall’esposizione contemporanea a più cancerogeni  e sostanze tossiche presenti nelle acqua del lago, in particolare arsenico, metalli pesanti, pesticidi e micro cistine algali;

11- costante controllo sulle fosse a tenuta stagna e allaccio dove ciò è possibile ai collettori fognanti;

12- effettiva bonifica del Centro chimico militare o CNBC (centro nucleare batteriologico e chimico) ubicato in prossimità del lago di Vico; verifica e contrasto della possibile azione di inquinamento esercitata da agenti contaminanti individuati nel sottosuolo del dismesso Centro Chimico o CNBC di Ronciglione. 

13- controlli sulle attività illegittime  nelle acque del lago di Vico ( per evitare i possibili versamenti di sostanze pericolose, altamente inquinanti).

14- alla luce di tutto quanto esposto crediamo necessario così come è stato fatto nella Terra dei fuochi affrontare l’emergenza sanitaria con leggi specifiche, che garantiscano la sicurezza del prodotto nocciola e castagna, con misure ambientali e sanitarie, con azioni e interventi di monitoraggio sulla popolazione anche sanitari nel territorio dei Monti Cimini, con la bonifica di tutte le aree inquinate e del lago di Vico. 

              

 Raimondo Chiricozzi

 

AICS COMITATO PROVINCIALE VITERBO
Email: viterbo@aics.it  Sito: www.cafevirtuel.it
Via Valle Piatta, 9 – 01100 Viterbo Sede legale Via resistenza, 3 – 01037 Ronciglione VT

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Un terzo dell’umanità non ha accesso all’acqua potabile in casa

19 LUG 2017 di ANDREA BAROLINI
Un rapporto curato da Oms e Unicef denuncia: 2,1 miliardi di persone ancora prive di un accesso all’acqua potabile nelle loro abitazioni.

Se dovessimo misurare la capacità che il mondo ha avuto di svilupparsi in modo equo da questo dato, potremmo parlare di un autentico fallimento. Poco meno di un terzo della popolazione mondiale, nel 2017, non ha ancora accesso ad una fonte di acqua potabile all’interno della propria abitazione. Si tratta, per l’esattezza, di 2,1 miliardi di persone: il 30 per cento del totale di chi abita il pianeta.

Acqua potabile più rara nelle zone rurali

A denunciarlo è un rapporto congiunto redatto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Unicef e pubblicato lo scorso 12 luglio. Si tratta della prima volta che un’analisi viene effettuata a livello globale per comprendere quale sia il tasso di copertura dei servizi di distribuzione di acqua potabile nelle abitazioni, prendendo in considerazione quelli che si possono considerare “gestiti in modo totalmente sicuro”.

Liberia Acqua

Un rubinetto a Monrovia, in Liberia ©John Moore/Getty Images

Come era facile immaginare, le zone del mondo più in difficoltà nell’approvvigionamento sono quelle rurali. “Poter contare sull’accesso ad una fonte di acqua salubre e a servizi di depurazione non dovrebbe rappresentare un privilegio riservato esclusivamente ai ricchi che vivono in città”, ha commentato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

159 milioni di persone bevono acqua raccolta nei corsi d’acqua

Sui 2,1 miliardi di persone prive di acqua potabile in casa, centinaia di milioni non possono contare su un “servizio di base” di distribuzione di acqua potabile di alcun tipo, anche fuori dalle mura domestiche. Il rapporto sottolinea che, infatti, 263 milioni di persone vivono a più di 30 minuti di distanza da una fonte pulita, mentre 159 milioni sono ancora costretti a bere acqua non trattata, recuperata da corsi d’acqua o da laghi.
Ma non è tutto. L’analisi di Oms e Unicef lancia un allarme anche sulle condizioni sanitarie delle riserve idriche: per ben 4,5 miliardi di persone – ovvero il 60 per cento del totale degli abitanti della Terra – i servizi di depurazione non rispondono a tutti gli standard di sicurezza. In particolare, per 2,3 miliardi di persone mancano ancora delle infrastrutture di base, 600 milioni devono condividere toilette e latrine con altre famiglie e 892 milioni sono costretti a defecare all’aria aperta.

Acqua potabile Kenya

Donne alla ricerca di acqua in Kenya ©Oli Scarff/Getty Images

Tutte pratiche che incrementano la possibilità di trasmissione di malattie infettive anche gravi, come il colera, la dissenteria o il tifo. Inoltre, una percentuale ancora inaccettabile di popolazione non può contare su acqua e sapone per lavarsi le mani all’interno della propria casa. Un problema che riguarda ben 90 paesi, nei quali “i progressi procedono ad un ritmo troppo lento”. Di questo passo, conclude il rapporto, non sarà possibile raggiungere una copertura universale della distribuzione di acqua potabile entro il 2030, obiettivo fissato dai Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite.

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Due miliardi di persone nel mondo non hanno acqua potabile

In molti paesi della provincia di Viterbo, soprattutto Ronciglione e Caprarola che utilizzano quasi completamente acqua del lago di Vico inquinata, non c’è ancora acqua potabile. I cittadini però possono a differenza dei poveri più poveri del mondo comperare quella minerale e volendo farsela portare a casa, oppure andare a prenderla con la propria vettura. Siamo in un certo senso dei privilegiati anche noi. Evviva.
IL RAPPORTO

Tre persone su 10 nel mondo non hanno accesso ad acqua pulita nelle proprie case e 6 su 10 ai servizi igienico sanitari. 844 milioni di persone devono camminare per mezz’ora per un po’ di acqua e 361 mila bambini muoiono ogni anno di diarrea. I dati allarmanti del Rapporto Unicef-Oms 2017
redazione

Tre persone su dieci nel mondo non hanno acqua potabile in casa, 6 su 10 non hanno accesso a servizi igienico sanitari. I dati possono cambiare forma, ma non sostanza.  Lo stesso scenario drammatico del nuovo Rapporto Oms-Unicef 2017 può essere descritto così: 2 miliardi di uomini donne e bambini non hanno la possibilità di bere acqua sicura dai rubinetti delle loro abitazioni, 4 miliardi di persone non hanno bagni degni di questo nome.

«L’acqua pulita, l’igiene e i servizi sanitari nella propria casa – ha dichiarato  Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms -non dovrebbero essere un privilegio di chi è ricco o vive in centri urbani. Questi sono alcuni dei requisiti basilari per la salute umana e ogni paese deve assicurarsi di renderli accessibili».

Dal Rapporto congiunto Unicef-Oms “Progress on drinking water, sanitation and hygiene: 2017 update and Sustainable Development Goal baselines”, emerge la fotografia di mezzo pianeta in condizioni igieniche preoccupanti, dove manca il sapone per lavarsi le mani nelle case, nelle scuole e nelle strutture sanitarie.

Tutto ciò provoca ogni anno la morte di 361 mila bambini sotto i 5 anni di età per diarrea. L’acqua contaminata e le cattive condizioni igieniche scatenano epidemia di colera, dissenteria, epatite A e febbre tifoide.

In viaggio per un po’ d’acqua

Dei 2 miliardi di persone senza acqua potabile in casa, 844 milioni non hanno neanche un pozzo a cui attingere.  Ci sono 263 milioni di persone che ogni volta che devono rifornirsi di acqua sono costrette a camminare mezz’ora per raggiungere la fonte e 159 milioni che ancora bevono da fiumi o laghi.

Il lusso del bagno

In 90 Paesi del mondo i progressi verso la diffusione di servizi igienico-sanitari sono troppo lenti rispetto alla tabella di marcia prevista per il 2030 dagli obiettivi globali, quando i servizi igienico sanitari dovrebbero essere garantiti universalmente. In questi paesi un bagno è un lusso che quasi nessuno si può permettere. Seicento milioni di abitanti del pianeta condividono i servizi sanitari, spesso latrine, con altre persone della comunità, mentre 892 milioni di persone sono costrette a defecare all’aria aperta.

Il sapone, un bene prezioso

È una delle più importanti regole della prevenzione: lavarsi le mani con il sapone. Ma c’è chi non può farlo. Per la prima volta i Sustainable development goals analizzano l’accesso alle basilari misure igieniche come per l’appunto lavarsi le mani con il sapone. Osservando la situazione in 70 paesi del mondo emergono grandi differenze: solo il 15 per cento della popolazione che vive nell’Africa Sub-sahariana ha accesso ad acqua e sapone, contro il 76 per cento dell’Asia occidentale e delle regioni settentrionali dell’Africa.

La guerra 

Il quadro diventa ancora più allarmante nei  Paesi colpiti dalla guerra. Qui per i bambini la possibilità di usufruire di acqua pulita si riduce di 4 volte e  quella di avere a disposizione servizi igienici di 2 volte rispetti ai coetanei che vivono in altri paesi senza conflitti.

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Lettera al Sindaco di Ronciglione, al procuratore della Repubblica e altri del 4 maggio 2017

 

 

Al Sindaco del Comune di Ronciglione
Procuratore della Repubblica Viterbo
Ministro dell’Ambiente
Ministro della Salute
Presidente Regione Lazio
Assessore Ambiente Regione Lazio
Assessore Agricoltura Regione Lazio
Assessore Sanità Regione Lazio
Direttore Generale ASL Viterbo
Dirigente Servizio Igiene pubblica e alimenti ASL VT
Dirigente Igiene Alimenti e Nutrizione ASL VT
Presidente Provincia di Viterbo
Presidente Comunità Montana dei Cimini
Commissario Riserva naturale Lago di Vico
NAS Carabinieri
Comandante Polizia locale Ronciglione

 

Egregio Sindaco, egregi rappresentanti delle istituzioni in indirizzo, ancora una volta siamo costretti a tornare sull’argomento acqua potabile e lago di Vico, facendo seguito alle ultime lettere richiesta al Comune di Ronciglione e all’esposto inviato il 20 marzo al Procuratore della Repubblica di Viterbo firmato da 8 associazioni ambientaliste.

Premesso che lei signor Sindaco, in data 4 aprile 2017, ha emesso ordinanza n .45 di non potabilità dell’acqua proveniente dal pozzo di Via Capranica, che viene distribuita nelle abitazioni del comprensorio di Chianello, via Magenta lato destro e Arco Pagliari, alcune fontane pubbliche e alcuni esercizi commerciali fra cui quelli che utilizzano l’acqua per la produzione di beni alimentari, siamo a chiederle cortesemente di farci sapere se questa ordinanza è stata diffusa con manifesti o altro mezzo oltre quello della comunicazione sul sito del Comune.
Inoltre siamo a chiederle:
Gli abitanti interessati dalla ordinanza sono stati informati della non potabilità dell’acqua che ricevono nelle abitazioni?
Sono stati informati i cittadini tutti che attingono acqua dalle fontane stabilite dall’ordinanza n.45 del 4 aprile 2017,  della sua non potabilità?
Sono stati informati gli esercizi commerciali e quale acqua adoperano?
E’ stato scritto il cartello ACQUA NON POTABILE presso il pozzo di Chianello, dove ci sono 5 fontanelle che distribuiscono acqua?
Perché non viene distribuita acqua potabile attraverso autobotti, almeno agli anziani e alle famiglie con bambini, dato che a Ronciglione non esiste fonte di acqua potabile?

Ad oggi risulta questo:
– A Ronciglione non viene distribuita acqua potabile, semplicemente perché non esiste fonte di acqua potabile;
– presso le casette dotate di dearsenificatori non vengono esposte analisi da tempo;
– presso i rubinetti del pozzo di Chianello non è esposto nessun cartello, anzi è ben esposta l’ordinanza n 47 del 01/04/2016  che dichiara l’acqua potabile e cittadini ignari continuano a prendere acqua dalle stesse;
– nelle fontane dislocate in tutto il paese solo su una o due su 40 circa  è esposto il cartello con la scritta non potabile, anzi ce ne sono con la scritta acqua potabile, pur essendo questa non potabile;
– nel paese non abbiamo mai visto manifesti o volantini che dessero informazioni ai cittadini;

Quanto esponiamo risponde a verità; ed è possibile a tutti verificarlo, facendo un giro attento nel paese, magari con macchina fotografica.

Desideriamo infine ricordare che per il 70% Ronciglione e Caprarola sono serviti sia nelle abitazioni che negli esercizi commerciali dagli acquedotti provenienti dal lago di Vico, nel quale è evidente il processo di eutrofizzazione che è dovuto all’apporto di nutrienti quali l’azoto e il fosforo e purtroppo non sembra ci sia vero interesse alla sua salvezza. In questo lago , come noto, predomina l’alga rossa o planthotrix rubescens, che rilascia microcistine cancerogene e composti tossici. L’acqua del lago di Vico, che a nostro parere non dovrebbe essere immessa nelle condutture, continua ad essere distribuita nelle abitazioni ed è comunque dichiarata non potabile da vecchie ordinanze. Viene però distribuita nonostante tutto ciò e anche persistendo un odore sgradevolissimo.

Scriviamo a tutti voi, dato che sono anni che imploriamo comportamenti rispettosi della salute della gente, perché queste assurdità vengano finalmente evitate.

Invitiamo tutti voi in indirizzo, in quanto responsabili delle istituzioni, in osservanza della legge sulla trasparenza degli atti amministravi,  legge 241/90, nel rispetto ognuno delle proprie competenze, al fine di tutelare la salute pubblica, a fare in modo che si ponga fine a questi episodi di sottovalutazione del problema acqua potabile e dell’inquinamento del lago di Vico. Chiediamo inoltre risposte al nostro reclamo e, dato che questa è l’ennesima volta che chiediamo chiarezza informativa, semmai indicarci a chi in particolare, il nostro comitato, che vuole il rispetto dei diritti umani e della salute dei cittadini, potrà rivolgersi in futuro per essere ascoltato.

Cordiali saluti.
Raimondo Chiricozzi

4 maggio 2017

COMITATO ACQUA POTABILE – ADUC affiliato AICS AMBIENTE
Tel 0761652027 – 3683065221 email:
comitato.acqua.potabile@gmail.com
Via Resistenza 3 – 01037 Ronciglione

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Cerveteri,allarme acqua contaminata: arriva un’autobotte

Cerveteri, allarme acqua contaminata: arriva un’autobotte

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video del cunicolo del lago di vico

clicca qui per il video del cunicolo

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