Tariffe dell’acqua in base al nucleo familiare

PIOMBINO. Approvata all’unanimità la mozione presentata dal Movimento Cinque Stelle che impegna l’amministrazione comunale ad attivarsi per modificare l’articolazione delle tariffe del servizio idrico integrato.

Il testo proposto è stato emendato e subito dopo è arrivato il placet da tutte le formazioni politiche presenti in sala consiliare in quel momento.

Si tratta di un atto di indirizzo che impegna l’amministrazione comunale «a proseguire il lavoro svolto in ambito di conferenza territoriale 5, del consiglio direttivo dell’Autorità idrica Toscana e in ogni altra opportuna sede decisionale, perchè nella determinazione della tariffa venga applicato un metodo di ripartizione dei costi più giusto, introducendo un sistema che individui una tariffa per componenti il nucleo familiare per le utenze domestiche dei residenti».

Facciamo un esempio per tradurre il linguaggio burocratico. Attualmente il sistema tariffario è scandito da fasce di prezzo e scaglioni di consumo annuo attribuiti per singole utenze indipendentemente dal numero di persone che vivono in quell’appartamento. I primi 30 metri cubi d’acqua hanno un prezzo più basso. Poi, man mano che sale il consumo, si superano gli scaglioni e si paga di più.

E’ evidente che un single consumerà più lentamente i 30 metri cubi per i quali si paga una tariffa agevolata. Altro conto per un nucleo familiare maggiore che supererà in fretta quella soglia per vedersi fatturare importi sempre più alti.

Nella stessa seduta, sempre all’unanimità, è stata approvata un’altra mozione dei Cinque stelle, di nuovo sull’acqua. Stavolta per impegnare la giunta ad attivarsi per modificare il regolamento e la carta del servizio

idrico affinchè venga assicurato il quantitativo minimo vitale giornaliero, gratuito, pari a 50 litri per ciascun componente della famiglia. Una richiesta sintonizzata con le direttive Onu che considerano l’accesso all’acqua potabile un diritto vitale e quindi fondamentale dell’essere umano.

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Il lago di vico su tg regionale

Il lago di Vico su TGR tre delle ore 14,00

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WATERLINE BY SHOPPING MALL SRL: I DUBBI DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE DI CONSUMATORI

Molte segnalazioni su depuratori acqua “vinti” al costo di 4.680 euro.
La nostra associazione ha ricevuto segnalazioni relativamente ad acquisti effettuati tramite l’azienda SHOPPING MALL che contatta ignari clienti, comunicando loro di essere stati sorteggiati ed essere vincitori di un “kit promozionale WATERLINE”, che poi si dimostra tutt’altro che un premio.
Le segnalazioni pervenute ci raccontano che i clienti sono contattati telefonicamente da un operatore per conto della società WATERLINE per un’INDAGINE DI MERCATO e chiede di rispondere ad un sondaggio telefonico sul consumo di acqua.
Si viene successivamente ricontattati e informati di essere stati SORTEGGIATI ed essere VINCITORI di un “kit promozionale waterline”. Tale kit prevederebbe il montaggio di un sistema di osmosi inversa finalizzato alla depurazione dell’acqua corrente, 13 filtri (da utilizzare 1 per all’anno), gas manuale, set bottiglie vetro, 12 bombole Co2 e 13 anni di assistenza. 
 
Costi del kit? È richiesto un versamento iniziale di 50-150 € e il pagamento di 4.680,00 € per l’assistenza da effettuare in contanti o da pagare tramite un finanziamento della durata di 13 anni (€ 360 all’anno).
Il montaggio del kit avviene solitamente nei 10 giorni successivi alla sottoscrizione del contratto.
I DUBBI DI A.E.C.I.
– Perché il montaggio del prodotto AVVIENE di solito DOPO 10 GIORNI dalla sottoscrizione del contratto, quando, cioè, non è più possibile esercitare il DIRITTO DI RIPENSAMENTO?
– Qual è il premio cui hanno diritto i vincitori dell’estrazione, se il costo dell’intera operazione ammonta a 4.680 €?
– Perché è necessario pagare in anticipo o tramite finanziaria l’intero importo? Cosa succederebbe, infatti, nella malaugurata ipotesi che l’azienda nel frattempo fallisse?
– Perché il personale di vendita si presenta come operatore della WATERLINE SRL, ma in realtà l’ordine fatto sottoscrivere è a nome della SHOPPING MALL SRL, società distributrice?
A quanto ci risulta, la Shopping Mall srl, azienda con sede in provincia di Padova, si occupa prevalentemente di studi e ricerche di mercato e, in questo caso, sarebbe intermediaria della WATERLINE SRL, società che a sua volta si occupa della vendita di prodotti e impiantistica di sistemi erogatori/depuratori d’acqua WATER LINE Professional System.
da http://www.euroconsumatori.eu/articolo/638
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altra sentenza della cassazione. Acqua non potabile: L’ente gestore deve risarcire l’utente

 

Altra sentenza della Cassazione. Acqua non potabile: L’ente gestore deve risarcire l’utente

 

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Acqua, il Tar sospende gli aumenti Accolta la richiesta presentata da quattro comuni viterbesi

10/12/2016 – 14:14

SAN LORENZO NUOVO – Il Tar Lazio, sez. I quater, con l’ordinanza n. 7904 del 9 dicembre 2016, ha accolto la richiesta di sospensione, avanzata dai comuni San Lorenzo Nuovo, Capodimonte, Ischia di Castro e Latera, dell’atto di indirizzo n. 74 del 29 luglio 2016 assunto dalla Conferenza dei Sindaci dell’Ente d’Ambito con il quale, lo si ricorda, la medesima Conferenza ha autorizzato la società Talete ad aumentare di € 0,21 il costo per la fornitura dell’acqua all’ingrosso, portandolo da € 0,48 a € 0,69.

da Viterbonews24

Avverso tale provvedimento, che ha portata retroattiva, non si è fatta attendere la replica dei Sindaci dei 4 comuni sopra citati che si sono rivolti al Tar, per il tramite degli avvocati Angelo Annibali, Marco Orlando e Andrea Ruffini dello Studio Legale AOR Avvocati di Roma, chiedendone prima la sospensione e poi l’annullamento.

E la risposta del Tar, come visto, per ora è stata positiva. All’esito dell’udienza del 7 dicembre, infatti, i Giudici Capitolini hanno ritenuto di sospendere il provvedimento impugnato e, al contempo, hanno fissato l’udienza di merito per il prossimo 14 marzo 2017. Pacata soddisfazione da parte del sindaco di San Lorenzo Nuovo, Massimo Bambini che sin dalla comunicazione dell’atto d’indirizzo si è fatto promotore per contrastare questo nuovo ed elevato aumento nella fornitura dell’acqua all’ingrosso, che rischia di creare effetti disastrosi per i bilanci dei Comuni interessati e di conseguenza per le tasche dei cittadini. ”Non abbiamo concordato né nel metodo, né nel merito della decisioni assunte dalla Conferenza dei Sindaci con l’atto di indirizzo 74/2016 – afferma Bambini –. Da un lato è stata autorizzata Talete, senza una compiuta istruttoria da parte di quest’ultima all’incremento di ulteriori € 0,21 al mc della tariffa per la fornitura di acqua all’ingrosso portandola con effetto retroattivo da € 0,48 a € 0,69 in virtù dei maggiori costi che quest’ultima sopporterebbe a titolo di spese per la gestione degli impianti di potabilizzazione Arsenico e Fluoruri. Dall’altro, nel medesimo provvedimento, la Conferenza ha inspiegabilmente ritenuto di non applicare ai Comuni non aderenti a Talete, i finanziamenti erogati dalla Regione Lazio per la gestione degli impianti di dearsenificazione, realizzati dall’Ente regionale nella Tuscia. Come se nella Provincia di Viterbo ci fossero cittadini di seria A e cittadini di serie B”. Il Sindaco Bambini entra poi nel merito per evidenziare le criticità del provvedimento impugnato: ”Abbiamo depositato un articolato ricorso dove contestiamo alla Conferenza l’aver deliberato l’aumento della tariffa per la fornitura dell’acqua all’ingrosso, senza considerare i finanziamenti erogati dalla Regione in favore di Talete per la gestione degli impianti di potabilizzazione realizzati nella Tuscia: Finanziamenti che sono pari a circa 15.000.000,00 di euro per il triennio 2016-2018 e che, a nostro parere, devono servire per abbattere il costo di gestione degli impianti di dearsenificazione e, di conseguenza, evitare aumenti della tariffa per la fornitura dell’acqua all’ingrosso”.

”Altro aspetto da non sottovalutare – continua Bambini – è che secondo noi vi è un palese difetto di istruttoria e di motivazione che inficia e travolge l’atto di indirizzo con cui la Conferenza ha autorizzato l’aumento tariffario per la fornitura dell’acqua all’ingrosso. È evidente, infatti, come la Conferenza si sia limitata esclusivamente ad avallare dati e parametri forniti dalla Talete, a giustificazione dell’aumento, senza alcun vaglio ed analisi critica degli stessi; parametri che a nostro giudizio, senza voler, in questo ambito, entrare nel merito, non sembrano essere corretti”.

”Vedremo comunque cosa ci dirà il Tar a marzo – conclude il Sindaco Bambini- ma già aver ottenuto la sospensione del provvedimento per noi è un grande risultato, soprattutto in considerazione del fatto che il predetto Tar ritiene che le questioni proposte con il ricorso meritino un approfondimento”.

Soddisfazione, unita alla prudenza per la fase in cui si trova il giudizio, è stata espressa anche dall’avvocato Angelo Annibali dello Studio AOR Avvocati di Roma che sta seguendo il giudizio innanzi al Tar Lazio: ”Pur se consapevoli sin dall’inizio che la battaglia legale intrapresa era complessa, tuttavia abbiamo verificato che le tesi da noi sostenute hanno mostrato un particolare interesse da parte del Collegio anche in questa fase cautelare del giudizio, tanto da ottenere sia la sospensione del provvedimento al fine lasciare, per usare le parole dei Giudici, ”la resa adhuc integra”, sia la fissazione dell’udienza di merito tra soli 4 mesi. Un tempo veramente record considerati i ruoli del Tar. A dimostrazione che i Giudici hanno intenzione di chiudere in fretta la vicenda. Restiamo cauti, trattandosi di un’ordinanza cautelare, ma al contempo fiduciosi”.

 

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bonus acqua – 50 litri al giorno per i cittadini in stato di disagio

“Bonus acqua”, 50 litri al giorno per i cittadini in stato di disagio

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Dal 1° Rapporto del Registro tumori della Provincia di Viterbo una chiara indicazione: la prevenzione può favorire la riduzione di malattie e morti.

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L’8 novembre 2016 a Viterbo presso la sede dell’amministrazione provinciale è stato presentato a cura dell’ Associazione italiana registro tumori (AIRTUM) – Regione Lazio – ASL Viterbo – Sistema Sanitario Regionale, il 1° Rapporto del Registro dei Tumori istituito nella Provincia.

Alla riunione aperta a tutti i cittadini, hanno partecipato ospedalieri, medici e funzionari della ASL, la Direttrice generale ASL, pochi cittadini, qualche rappresentante di associazioni ambientaliste,il Sindaco di Nepi. Assenti ingiustificati gli altri Sindaci, i rappresentanti delle istituzioni, i medici di medicina generale.

Deplorevole la presenza così scarsa delle istituzioni ad una riunione importantissima per la conoscenza della situazione sanitaria della provincia e  ci auguriamo vengano interessate prontamente.

La dott.ssa Paola Michelozzi direttore UOC Epidemiologica Ambientale e coordinatore del registro tumori regionale, ci ha rassicurato quando ha affermato che intende incontrare i Sindaci di tutti i Comuni in riunioni aperte alla popolazione per discutere le iniziative da prendere a tutela della salute. Questo ci fa ben sperare su una presa di coscienza della situazione in modo che vengano messi in atto iniziative finalizzate ala eliminazione delle cause di quei particolari tumori che è stato detto, sono superiori alla media italiana e che hanno provocato nella provincia ben  5000 morti per  cancro dal 2006 al 2010.

Fra le cause principali dei tumori il tabacco, il radon e l’arsenico. Tante le iniziative in Italia rispetto il tabacco, pochissime verso la riduzione del Radon che nel viterbese è molto presente e largamente insufficienti quelle per l’arsenico.

Rispetto il radon l’AICS AMBIENTE con altre associazioni, da tempo cerca di sensibilizzare le istituzioni locali, regionali, nazionali e l’ Unione Europea, per la sua riduzione almeno dove è possibile e cioè ambienti comuni, scuole, uffici pubblici e abitazioni.

Va altresì rimesso al centro dell’attenzione, dato che è ormai riconosciuto come causa certa del cancro, il problema dell’arsenico. Basta col nascondere le cose spiacevoli, pensando forse di lasciarle agli amministratori successivi. Occorre darsi da fare perché venga completamente eliminato dagli alimenti, a cominciare dall’acqua, poiché anche in piccole dosi è dannoso alla salute.

L’Italia ha recepito la direttiva dell‘Unione europea del ‘98, con la legge 31/2001, fissando il limite massimo di arsenico nell’acqua potabile a 10 µ. Da allora le deroghe concesse hanno permesso la distribuzione di acqua con arsenico superiore ai 10 microgrammi fino al 31 dicembre 2012. Dopo il 31 dicembre 2012 le deroghe sono divenute autoderoghe e come noto ci sono ancora Comuni che non riescono a distribuire acqua con valori di arsenico inferiori ai 10 microgrammi. Altri comuni sono costretti ad emettere ordinanze di non potabilità, dopo breve tempo da quelle di potabilità. Va quindi affrontato il problema, in maniera diversa dalla scelta disastrosa e enormemente costosa dei dearsenificatori, effettuata dall’allora commissario Polverini Renata Pres della Regione Lazio. Le alternative ci sono e sono state presentate da tempo. Perché allora non viene ancora decisa la realizzazione di una conduttura che porti nel viterbese acqua potabile dal Peschiera?

Il malcontento nella popolazione è grande per il mancato rispetto di un diritto inalienabile quale quello all’acqua potabile ed è aggravato dalla non soluzione dei problemi e dalla scarsa sensibilità, che alcuni enti gestori del  SII dimostrano anche e soprattutto verso i nuovi poveri che spesso soffrono, dignitosamente, in silenzio.

Molti i comportamenti vessatori, oltre agli aumenti esagerati delle bollette, per un’acqua distribuita dalla qualità discutibile.

Possono infatti i cittadini ritenere di buona qualità l’acqua distribuita e fidarsi pienamente delle ordinanze di potabilità che si alternano in continuazione a quelle di non potabilità?

Il  funzionamento alterno dei dearsenificatori; i giorni che intercorrono tra il prelievo e le analisi e la lettera asl e l’ordinanza del sindaco. Infine, un ulteriore motivo che a noi sembra non attentamente valutato:  E’ qualitativamente idonea l’acqua distribuita durante la pulizia dei filtri ?

Finalmente un passo importante: Il registro dei tumori in Provincia di Viterbo. Questo sebbene esamini il periodo 2006-2010 , mette a nudo la realtà sulla salubrità del territorio.

A coloro che hanno lavorato alla realizzazione del registro dei tumori, a tutti coloro che dedicano la vita a favore della gente cercando di tutelare la nostra salute, va il nostro ringraziamento.

Occorre però che le istituzioni diano seguito alle indicazioni contenute nel registro dei tumori. Spetta ai rappresentanti delle istituzioni non sottovalutare i dati e gli studi che classificano gli elementi indicati come certi tumorali.

Vanno quindi prese iniziative per la vera prevenzione, riducendo la negatività degli inquinanti di base, tutelando pienamente l’ambiente che ci circonda. Ciò significa non immettere inquinanti nell’aria, nell’acqua, nella superficie.

Raimondo Chiricozzi
AICS AMBIENTE VITERBO

11 novembre 2016

 

 

ASSOCIAZIONE ITALIANA CULTURA E SPORT – COMITATO PROVINCIALE VITERBO
www.cafevirtuel.it email: viterbo@aics.it Tel 0761652027 – 3683065221 – 3894440387
Via Valle Piatta, 9 – 01100 Viterbo – Via Resistenza, 3 – 01037 Ronciglione VT

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RICHIESTA INTERVENTO URGENTE PER BLOCCARE IL DISTACCO DELL’EROGAZIONE DELL’ACQUA AGLI UTENTI MOROSI E LE RISPOSTE

Il Comitato Acqua Potabile – ADUC , ha fatto pervenire a cafevirtuel la lettera che ha scritto e inviato al Garante del servizio idrico integrato della Regione Lazio  e al Prefetto di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, al Sindaco del Comune di Capranica .

Non essendo soddisfatto della risposta fornita dal Prefetto, l’ADUC – COMITATO ACQUA POTABILE, comunica che si riserva ulteriori iniziative non appena ricevute tutte le risposte richieste.

QUESTA LA LETTERA INVIATA AL GARANTE SERVIZIO IDRICO INTEGRATO DELLA REGIONE LAZIO E IN COPIA AL PREFETTO DI VITERBO, AL PRESIDENTE DELLA  PROVINCIA DI VITERBO, AL SINDACO DEL COMUNE DI CAPRANICA E SOTTO LE RISPOSTE FINORA  PERVENUTE DAL DIRIGENTE DELLA ATO 1 AL QUALE IL  PRESIDENTE DELLA PROVINCIA HA GIRATO LA LETTERA DELL’ADUC – COMITATO ACQUA POTABILE E DAL PREFETTO DI VITERBO. 

Oggetto: Richiesta d’intervento urgente
Data  12 ottobre 2016

Al Garante Servizio idrico integrato Regione Lazio

Siamo venuti a conoscenza che la società Talete spa sta chiudendo l’erogazione dell’acqua in abitazioni dove gli utenti  non hanno pagato puntualmente le bollette, in particolare per difficoltà economiche che, in questo momento drammatico, i cittadini stanno vivendo. Ciò viene fatto senza il preavviso di 15 giorni previsto per legge e confermato nel regolamento del servizio idrico integrato, sottoscritto dalla Talete.

In alcune abitazioni di Capranica, la soc. Talete ha addirittura asportato il contatore e ciò è un fatto gravissimo che ci sembra sia punibile penalmente, poiché oltretutto non permette all’utente la visione dell’effettivo consumo di acqua.

Tutto ciò viene fatto nonostante la pessima qualità dell’acqua che viene distribuita, che è ancora addizionata di arsenico e altri veleni e pagata profumatamente. Questa è la reale qualità del servizio.

Sappiamo bene che tutto ciò incide sul comportamento delle persone, che sono costrette ad utilizzare acqua , che, a nostro parere, non dovrebbe nemmeno essere distribuita, perché dannosa alla salute.

Riteniamo per questi motivi il comportamento della Talete lesivo della dignità delle persone, illegittimo e ritorsivo nei confronti dei cittadini che hanno alzato la testa e protestato sospendendo i  pagamenti  in attesa di ricevere acqua veramente potabile e di cittadini in difficoltà economiche.

Chiediamo, pertanto,  d’intervenire presso la Talete, invitandola al ripristino della erogazione dell’acqua e al rispetto della legalità, almeno quella riguardante il preavviso degli utenti morosi prima di effettuare i distacchi, previsto dalle leggi e dal regolamento del Servizio idrico integrato.

Distinti saluti.
Raimondo Chiricozzi

ADUC – COMITATO ACQUA POTABILE
Tel.0761652027 – 3683065221 comitato.acqua.potabile@gmail.com
Via Resistenza 3 – 01037 Ronciglione VT

 

Risposta dal Dirigente responsabile della  ATO 1  del 18 ottobre 2016

2016-10-12-da-ato-1

Risposta del Prefetto del 28 ottobre 2016

2016-10-28-da-prefetto

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Vaticano, summit di esperti sull’acqua

di Franca Giansoldati
Città del Vaticano – Il tema sta a cuore a Papa Francesco: l’acqua. Sabato mattina l’accademia delle Scienze ospiterà un summit internazionale di esperti provenienti da cinque università intitolato “Acqua fonte di vita e nuove frontiere della ricerca”. Nella Casina Pio IV parleranno chimici, endrocrinologi, economisti, imprenditori invitati dalla Fondazione Acqua. Ci sarà anche il ministro della Salute Lorenzin e il presidente dell’Istituto di Sanità. Per Bergoglio il problema dell’acqua, a livello mondiale, “è in parte una questione educativa e culturale, perché non vi è consapevolezza della gravità di alcuni comportamenti in un contesto di grande iniquità” ha scritto nella Laudato sì, l’enciclica verde con la quale ha chiesto un impegno diretto da parte dei cristiani a fare si che “l’accesso all’acqua potabile e sicura e sia davvero un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani”.

Privare i poveri dell’accesso all’acqua in molte zone del mondo, significa negare “il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità”. Si rende indispensabile – scrive Francesco – un consenso mondiale che porti, ad esempio, a programmare un’agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme rinnovabili e poco inquinanti di energia, a incentivare una maggiore efficienza energetica, a promuovere una gestione più adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l’accesso all’acqua potabile. “Lo stesso ingegno utilizzato per un enorme sviluppo tecnologico, non riesce a trovare forme efficaci di gestione internazionale in ordine a risolvere le gravi difficoltà ambientali e sociali”. Secondo il Santo Padre infatti “i vertici mondiali sull’ambiente degli ultimi anni non hanno risposto alle aspettative”. Il Papa ha voluto questo convegno, il primo del genere, per approfondire scientificamente la natura e le caratteristiche di sostanze presenti nelle acque, soprattutto superficiali, che la scienza, a livello mondiale, qualifica come “contaminanti emergenti”. Vale a dire sostanze che possono interferire con il sistema endocrino e avere conseguenze sulla salute della popolazione, i cosiddetti “interferenti endocrini”.

Giovedì 13 Ottobre 2016 – Ultimo aggiornamento: 14-10-2016 12:44

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Allaccio abusivo all’acquedotto: è reato di furto aggravato

Se l’acqua pubblica è già convogliata nell’acquedotto, il relativo prelievo abusivo configura reato di furto aggravato.

 

L’allaccio abusivo alla rete idrica pubblica costituisce, non una semplice violazione amministrativa, bensì un vero e proprio reato di furto, aggravato dalla circostanza del ricorso almezzo fraudolento.

 

È quanto specificato da una recente sentenza della Cassazione [1] in merito al caso di un uomo che si era impossessato di una quantità di acqua potabile dalla rete idrica comunale, attraverso l’allacciamento realizzato con rubinetti posti nel giardino dell’abitazione (mezzo fraudolento).

 

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Secondo l’indirizzo giurisprudenziale maggioritario, l’impossessamento abusivo dell’acqua convogliata nelle condutture dell’acquedotto è reato punito dalla legge penale e non violazione amministrativa prevista dalla legge sulla tutela delle acque dall’inquinamento [2]. Quest’ultima prevede il divieto di derivare o utilizzare acqua pubblica senza un provvedimento autorizzativo o concessorio dell’Autorità competente. In caso di violazione di tale divieto, l’amministrazione competente dispone la cessazione dell’utenza abusiva e il contravventore, fatti salvi ogni altro adempimento o comminatoria previsti dalle leggi vigenti, è tenuto al pagamento di una sanzione amministrativa.

 

La disposizione suddetta, secondo i giudici, si riferisce alle sole acque pubbliche, cioè ai flussi non ancora convogliati in vasi o cisterne (per esempio acque di fiumi o laghi).

 

Il prelievo abusivo che riguardi acque già convogliate in un acquedotto municipale è invece un vero e proprio furto, punito dalla legge penale(e non amministrativa). Il fatto, poi, che il soggetto si sia adoperato con mezzi fraudolenti (allacci abusivi) per operare il prelievo illegittimo costituisce circostanza aggravante con conseguente aumento di pena.

 

[1] Cass. sent. n. 42337 del 6.10.16.

[2] Art. 23 D.Lgs. n. 152/1999.

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