bonus acqua – 50 litri al giorno per i cittadini in stato di disagio

“Bonus acqua”, 50 litri al giorno per i cittadini in stato di disagio

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Dal 1° Rapporto del Registro tumori della Provincia di Viterbo una chiara indicazione: la prevenzione può favorire la riduzione di malattie e morti.

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L’8 novembre 2016 a Viterbo presso la sede dell’amministrazione provinciale è stato presentato a cura dell’ Associazione italiana registro tumori (AIRTUM) – Regione Lazio – ASL Viterbo – Sistema Sanitario Regionale, il 1° Rapporto del Registro dei Tumori istituito nella Provincia.

Alla riunione aperta a tutti i cittadini, hanno partecipato ospedalieri, medici e funzionari della ASL, la Direttrice generale ASL, pochi cittadini, qualche rappresentante di associazioni ambientaliste,il Sindaco di Nepi. Assenti ingiustificati gli altri Sindaci, i rappresentanti delle istituzioni, i medici di medicina generale.

Deplorevole la presenza così scarsa delle istituzioni ad una riunione importantissima per la conoscenza della situazione sanitaria della provincia e  ci auguriamo vengano interessate prontamente.

La dott.ssa Paola Michelozzi direttore UOC Epidemiologica Ambientale e coordinatore del registro tumori regionale, ci ha rassicurato quando ha affermato che intende incontrare i Sindaci di tutti i Comuni in riunioni aperte alla popolazione per discutere le iniziative da prendere a tutela della salute. Questo ci fa ben sperare su una presa di coscienza della situazione in modo che vengano messi in atto iniziative finalizzate ala eliminazione delle cause di quei particolari tumori che è stato detto, sono superiori alla media italiana e che hanno provocato nella provincia ben  5000 morti per  cancro dal 2006 al 2010.

Fra le cause principali dei tumori il tabacco, il radon e l’arsenico. Tante le iniziative in Italia rispetto il tabacco, pochissime verso la riduzione del Radon che nel viterbese è molto presente e largamente insufficienti quelle per l’arsenico.

Rispetto il radon l’AICS AMBIENTE con altre associazioni, da tempo cerca di sensibilizzare le istituzioni locali, regionali, nazionali e l’ Unione Europea, per la sua riduzione almeno dove è possibile e cioè ambienti comuni, scuole, uffici pubblici e abitazioni.

Va altresì rimesso al centro dell’attenzione, dato che è ormai riconosciuto come causa certa del cancro, il problema dell’arsenico. Basta col nascondere le cose spiacevoli, pensando forse di lasciarle agli amministratori successivi. Occorre darsi da fare perché venga completamente eliminato dagli alimenti, a cominciare dall’acqua, poiché anche in piccole dosi è dannoso alla salute.

L’Italia ha recepito la direttiva dell‘Unione europea del ‘98, con la legge 31/2001, fissando il limite massimo di arsenico nell’acqua potabile a 10 µ. Da allora le deroghe concesse hanno permesso la distribuzione di acqua con arsenico superiore ai 10 microgrammi fino al 31 dicembre 2012. Dopo il 31 dicembre 2012 le deroghe sono divenute autoderoghe e come noto ci sono ancora Comuni che non riescono a distribuire acqua con valori di arsenico inferiori ai 10 microgrammi. Altri comuni sono costretti ad emettere ordinanze di non potabilità, dopo breve tempo da quelle di potabilità. Va quindi affrontato il problema, in maniera diversa dalla scelta disastrosa e enormemente costosa dei dearsenificatori, effettuata dall’allora commissario Polverini Renata Pres della Regione Lazio. Le alternative ci sono e sono state presentate da tempo. Perché allora non viene ancora decisa la realizzazione di una conduttura che porti nel viterbese acqua potabile dal Peschiera?

Il malcontento nella popolazione è grande per il mancato rispetto di un diritto inalienabile quale quello all’acqua potabile ed è aggravato dalla non soluzione dei problemi e dalla scarsa sensibilità, che alcuni enti gestori del  SII dimostrano anche e soprattutto verso i nuovi poveri che spesso soffrono, dignitosamente, in silenzio.

Molti i comportamenti vessatori, oltre agli aumenti esagerati delle bollette, per un’acqua distribuita dalla qualità discutibile.

Possono infatti i cittadini ritenere di buona qualità l’acqua distribuita e fidarsi pienamente delle ordinanze di potabilità che si alternano in continuazione a quelle di non potabilità?

Il  funzionamento alterno dei dearsenificatori; i giorni che intercorrono tra il prelievo e le analisi e la lettera asl e l’ordinanza del sindaco. Infine, un ulteriore motivo che a noi sembra non attentamente valutato:  E’ qualitativamente idonea l’acqua distribuita durante la pulizia dei filtri ?

Finalmente un passo importante: Il registro dei tumori in Provincia di Viterbo. Questo sebbene esamini il periodo 2006-2010 , mette a nudo la realtà sulla salubrità del territorio.

A coloro che hanno lavorato alla realizzazione del registro dei tumori, a tutti coloro che dedicano la vita a favore della gente cercando di tutelare la nostra salute, va il nostro ringraziamento.

Occorre però che le istituzioni diano seguito alle indicazioni contenute nel registro dei tumori. Spetta ai rappresentanti delle istituzioni non sottovalutare i dati e gli studi che classificano gli elementi indicati come certi tumorali.

Vanno quindi prese iniziative per la vera prevenzione, riducendo la negatività degli inquinanti di base, tutelando pienamente l’ambiente che ci circonda. Ciò significa non immettere inquinanti nell’aria, nell’acqua, nella superficie.

Raimondo Chiricozzi
AICS AMBIENTE VITERBO

11 novembre 2016

 

 

ASSOCIAZIONE ITALIANA CULTURA E SPORT – COMITATO PROVINCIALE VITERBO
www.cafevirtuel.it email: viterbo@aics.it Tel 0761652027 – 3683065221 – 3894440387
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RICHIESTA INTERVENTO URGENTE PER BLOCCARE IL DISTACCO DELL’EROGAZIONE DELL’ACQUA AGLI UTENTI MOROSI E LE RISPOSTE

Il Comitato Acqua Potabile – ADUC , ha fatto pervenire a cafevirtuel la lettera che ha scritto e inviato al Garante del servizio idrico integrato della Regione Lazio  e al Prefetto di Viterbo, al presidente della Provincia di Viterbo, al Sindaco del Comune di Capranica .

Non essendo soddisfatto della risposta fornita dal Prefetto, l’ADUC – COMITATO ACQUA POTABILE, comunica che si riserva ulteriori iniziative non appena ricevute tutte le risposte richieste.

QUESTA LA LETTERA INVIATA AL GARANTE SERVIZIO IDRICO INTEGRATO DELLA REGIONE LAZIO E IN COPIA AL PREFETTO DI VITERBO, AL PRESIDENTE DELLA  PROVINCIA DI VITERBO, AL SINDACO DEL COMUNE DI CAPRANICA E SOTTO LE RISPOSTE FINORA  PERVENUTE DAL DIRIGENTE DELLA ATO 1 AL QUALE IL  PRESIDENTE DELLA PROVINCIA HA GIRATO LA LETTERA DELL’ADUC – COMITATO ACQUA POTABILE E DAL PREFETTO DI VITERBO. 

Oggetto: Richiesta d’intervento urgente
Data  12 ottobre 2016

Al Garante Servizio idrico integrato Regione Lazio

Siamo venuti a conoscenza che la società Talete spa sta chiudendo l’erogazione dell’acqua in abitazioni dove gli utenti  non hanno pagato puntualmente le bollette, in particolare per difficoltà economiche che, in questo momento drammatico, i cittadini stanno vivendo. Ciò viene fatto senza il preavviso di 15 giorni previsto per legge e confermato nel regolamento del servizio idrico integrato, sottoscritto dalla Talete.

In alcune abitazioni di Capranica, la soc. Talete ha addirittura asportato il contatore e ciò è un fatto gravissimo che ci sembra sia punibile penalmente, poiché oltretutto non permette all’utente la visione dell’effettivo consumo di acqua.

Tutto ciò viene fatto nonostante la pessima qualità dell’acqua che viene distribuita, che è ancora addizionata di arsenico e altri veleni e pagata profumatamente. Questa è la reale qualità del servizio.

Sappiamo bene che tutto ciò incide sul comportamento delle persone, che sono costrette ad utilizzare acqua , che, a nostro parere, non dovrebbe nemmeno essere distribuita, perché dannosa alla salute.

Riteniamo per questi motivi il comportamento della Talete lesivo della dignità delle persone, illegittimo e ritorsivo nei confronti dei cittadini che hanno alzato la testa e protestato sospendendo i  pagamenti  in attesa di ricevere acqua veramente potabile e di cittadini in difficoltà economiche.

Chiediamo, pertanto,  d’intervenire presso la Talete, invitandola al ripristino della erogazione dell’acqua e al rispetto della legalità, almeno quella riguardante il preavviso degli utenti morosi prima di effettuare i distacchi, previsto dalle leggi e dal regolamento del Servizio idrico integrato.

Distinti saluti.
Raimondo Chiricozzi

ADUC – COMITATO ACQUA POTABILE
Tel.0761652027 – 3683065221 comitato.acqua.potabile@gmail.com
Via Resistenza 3 – 01037 Ronciglione VT

 

Risposta dal Dirigente responsabile della  ATO 1  del 18 ottobre 2016

2016-10-12-da-ato-1

Risposta del Prefetto del 28 ottobre 2016

2016-10-28-da-prefetto

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Vaticano, summit di esperti sull’acqua

di Franca Giansoldati
Città del Vaticano – Il tema sta a cuore a Papa Francesco: l’acqua. Sabato mattina l’accademia delle Scienze ospiterà un summit internazionale di esperti provenienti da cinque università intitolato “Acqua fonte di vita e nuove frontiere della ricerca”. Nella Casina Pio IV parleranno chimici, endrocrinologi, economisti, imprenditori invitati dalla Fondazione Acqua. Ci sarà anche il ministro della Salute Lorenzin e il presidente dell’Istituto di Sanità. Per Bergoglio il problema dell’acqua, a livello mondiale, “è in parte una questione educativa e culturale, perché non vi è consapevolezza della gravità di alcuni comportamenti in un contesto di grande iniquità” ha scritto nella Laudato sì, l’enciclica verde con la quale ha chiesto un impegno diretto da parte dei cristiani a fare si che “l’accesso all’acqua potabile e sicura e sia davvero un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani”.

Privare i poveri dell’accesso all’acqua in molte zone del mondo, significa negare “il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità”. Si rende indispensabile – scrive Francesco – un consenso mondiale che porti, ad esempio, a programmare un’agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme rinnovabili e poco inquinanti di energia, a incentivare una maggiore efficienza energetica, a promuovere una gestione più adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l’accesso all’acqua potabile. “Lo stesso ingegno utilizzato per un enorme sviluppo tecnologico, non riesce a trovare forme efficaci di gestione internazionale in ordine a risolvere le gravi difficoltà ambientali e sociali”. Secondo il Santo Padre infatti “i vertici mondiali sull’ambiente degli ultimi anni non hanno risposto alle aspettative”. Il Papa ha voluto questo convegno, il primo del genere, per approfondire scientificamente la natura e le caratteristiche di sostanze presenti nelle acque, soprattutto superficiali, che la scienza, a livello mondiale, qualifica come “contaminanti emergenti”. Vale a dire sostanze che possono interferire con il sistema endocrino e avere conseguenze sulla salute della popolazione, i cosiddetti “interferenti endocrini”.

Giovedì 13 Ottobre 2016 – Ultimo aggiornamento: 14-10-2016 12:44

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Allaccio abusivo all’acquedotto: è reato di furto aggravato

Se l’acqua pubblica è già convogliata nell’acquedotto, il relativo prelievo abusivo configura reato di furto aggravato.

 

L’allaccio abusivo alla rete idrica pubblica costituisce, non una semplice violazione amministrativa, bensì un vero e proprio reato di furto, aggravato dalla circostanza del ricorso almezzo fraudolento.

 

È quanto specificato da una recente sentenza della Cassazione [1] in merito al caso di un uomo che si era impossessato di una quantità di acqua potabile dalla rete idrica comunale, attraverso l’allacciamento realizzato con rubinetti posti nel giardino dell’abitazione (mezzo fraudolento).

 

PUBBLICITÀ

Secondo l’indirizzo giurisprudenziale maggioritario, l’impossessamento abusivo dell’acqua convogliata nelle condutture dell’acquedotto è reato punito dalla legge penale e non violazione amministrativa prevista dalla legge sulla tutela delle acque dall’inquinamento [2]. Quest’ultima prevede il divieto di derivare o utilizzare acqua pubblica senza un provvedimento autorizzativo o concessorio dell’Autorità competente. In caso di violazione di tale divieto, l’amministrazione competente dispone la cessazione dell’utenza abusiva e il contravventore, fatti salvi ogni altro adempimento o comminatoria previsti dalle leggi vigenti, è tenuto al pagamento di una sanzione amministrativa.

 

La disposizione suddetta, secondo i giudici, si riferisce alle sole acque pubbliche, cioè ai flussi non ancora convogliati in vasi o cisterne (per esempio acque di fiumi o laghi).

 

Il prelievo abusivo che riguardi acque già convogliate in un acquedotto municipale è invece un vero e proprio furto, punito dalla legge penale(e non amministrativa). Il fatto, poi, che il soggetto si sia adoperato con mezzi fraudolenti (allacci abusivi) per operare il prelievo illegittimo costituisce circostanza aggravante con conseguente aumento di pena.

 

[1] Cass. sent. n. 42337 del 6.10.16.

[2] Art. 23 D.Lgs. n. 152/1999.

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QUANDO VERRÀ FORNITA ACQUA POTABILE AI CITTADINI? QUANDO IL COMPORTAMENTO DEI DIRIGENTI POLITICI DEI GESTORI DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO SARÀ IMPRONTATO AL RISPETTO DEI DIRITTI DEI CITTADINI?

  Risultati immagini per dearsenificatori viterbo           

Avevamo sperato, pur essendo scettici sulla scelta di dotare i pozzi di dearsenificatori,  che questi,  voluti dalla presidente della Regione Lazio Polverini, potessero tenere sotto controllo, almeno nei limiti di legge la quantità di arsenico nell’acqua da distribuire come potabile.

Avevamo sperato, pur sapendo che l’arsenico nelle acque potabili non deve proprio esserci,  che si passasse dai limiti di legge 10µ,  alla sua graduale riduzione e quindi alla sua eliminazione.

Avevamo sperato, che le scelte della politica fossero state prese solo per tamponare la situazione, in quanto dettate dal diniego della Unione Europea ad ulteriori deroghe e quindi da quella che si era voluto far passare per emergenza e avevamo sperato che nel contempo venissero avviati  i progetti per le scelte definitive, quali l’approvvigionamento di acqua potabile dove realmente c’è  in abbondanza.

Avevamo sperato, che la direzione politica degli organismi di gestione del servizio idrico integrato avesse preso coscienza che la distribuzione di acqua non potabile addizionata da arsenico e altri veleni  è dannosa alla salute dei cittadini.

Avevamo sperato, che la direzione politica dei gestori del servizio idrico integrato, essendo consapevole che l’acqua erogata con veleni  è a rischio sanitario, vietasse  gli aumenti delle bollette e che invitasse alla restituzione autonomamente di quanto stabilito dalla legge, senza costringere i cittadini a chiedere giustizia davanti al giudice.

Appunto avevamo sperato tutto questo ed invece è sotto gli occhi di tutti la situazione.

Riusciranno i nostri eroi a fornire alla popolazione acqua potabile ? Forse se l’Italia-Exit dalla Europa sì, magari definendola potabile, sebbene non lo sia.

Avevamo sperato anche in comportamenti seri da parte dei gestori del servizio idrico integrato ed invece …, non conoscono la vergogna e si comportano in maniera assurda calpestando i diritti, calpestando la dignità dei cittadini:

Alcuni comuni, che gestiscono direttamente il servizio, ostacolano i diritti dei cittadini, hanno aumentato il costo e si oppongono al pagamento sanzionato dal giudice, come rimborso per i danni procurati ai cittadini. La Talete spa, l’ibrido partecipato dal pubblico, infine, è storia di questi giorni, ai morosi addirittura ha asportato il contatore in maniera arbitraria e senza il preavviso dovuto come dalle leggi e dal regolamento sottoscritto ha distaccato gli utenti. Per bloccare questi assurdi e vergognosi comportamenti, fatti in un periodo di grandi difficoltà economiche, abbiamo chiesto l’intervento urgente della Prefetta di Viterbo (lettera allegata), del Presidente della Provincia, del Sindaco del Comune di Capranica, del Garante del SII della Regione Lazio.

 

Le vicende però insegnano che se noi cittadini non facciamo sentire la nostra voce, i comportamenti  illegittimi e autoritari difficilmente si fermano. Occorre chiedere fermamente il rispetto della dignità delle persone, il rispetto del diritto all’acqua potabile,  il rimborso del 50% sulle bollette pagate per l’acqua non potabile.

Per questo motivo, per motivi di giustizia, il Comitato Acqua Potabile-ADUC  nelle sedi proprie di Viterbo e della UIL Viterbo e dei paesi della Provincia, per appuntamento tel .3683065221, continua nell’appoggio dei cittadini per la istruzione delle pratiche, per rivendicare di fronte al Giudice il diritto all’acqua potabile.

Raimondo Chiricozzi

13 ottobre 2016 comunicato stampaADUC – COMITATO ACQUAPOTABILE aderente AICS

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ALLEGATO LETTERA ALLA PREFETTA

Oggetto: Richiesta d’intervento urgente
Data  12 ottobre 2016

Al Prefetto provincia di Viterbo

 

Egregia dottssa Rita Piermatti  Prefetto  Viterbo,

siamo venuti a conoscenza che la società Talete spa sta chiudendo l’erogazione dell’acqua in abitazioni dove gli utenti  non hanno pagato puntualmente le bollette, in particolare per difficoltà economiche che, in questo momento drammatico, i cittadini stanno vivendo. Ciò viene fatto senza il preavviso di 15 giorni previsto per legge e confermato nel regolamento del servizio idrico integrato, sottoscritto dalla Talete.

In alcune abitazioni di Capranica, la soc. Talete ha addirittura asportato il contatore e ciò è un fatto gravissimo che ci sembra sia punibile penalmente, poiché oltretutto non permette all’utente la visione dell’effettivo consumo di acqua.

Tutto ciò viene fatto nonostante la pessima qualità dell’acqua che viene distribuita, che è ancora addizionata di arsenico e altri veleni e pagata profumatamente. Questa è la reale qualità del servizio.

Sappiamo bene che tutto ciò incide sul comportamento delle persone, che sono costrette ad utilizzare acqua , che, a nostro parere, non dovrebbe nemmeno essere distribuita, perché dannosa alla salute.

Riteniamo per questi motivi il comportamento della Talete lesivo della dignità delle persone, illegittimo e ritorsivo nei confronti dei cittadini che hanno alzato la testa e protestato sospendendo i  pagamenti  in attesa di ricevere acqua veramente potabile e di cittadini in difficoltà economiche.

Le chiediamo signora Prefetto d’intervenire presso la Talete, invitandola al ripristino della erogazione dell’acqua e al rispetto della legalità, almeno quella riguardante il preavviso degli utenti morosi prima di effettuare i distacchi, previsto dalle leggi e dal regolamento del Servizio idrico integrato.

Distinti saluti.

Raimondo Chiricozzi

 

 

ADUC – COMITATO ACQUA POTABILE
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Ambiente Viterbo, Anitori (Ap): ministero intervenga per tutelare lago di Vico. In atto progressivo degrado delle acque

(da AGENPARL) – Roma, 28 set 2016 – Un’interrogazione per denunciare lo stato di “progressivo degrado qualitativo delle acque del lago di Vico (Viterbo)” ed allo stesso tempo chiedere l’intervento del ministero dell’Ambiente per tutelare “un bacino di alto valore naturalistico e paesaggistico, risorsa importante per l’approvvigionamento idrico per la popolazione locale e per attività economicamente essenziali come il turismo e la pesca”. E’ quanto chiede in un’interrogazione al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti la senatrice di Area popolare Ncd-Udc, Fabiola Anitori, la quale evidenzia come “da circa 50 anni si è assistito ad un progressivo degrado qualitativo delle acque, dovuto per la gran parte, come ormai ampiamente studiato e documentato, all’incremento di sostanze chimiche (fosforo e azoto, in particolare) derivanti dalle aree agricole coltivate a noccioleto nel bacino scolante del lago, e veicolati al corpo idrico dal deflusso superficiale e dal suolo eroso.

Nell’interrogazione a preoccupare “l’aumento di nutrienti nelle acque del lago, tra cui fosforo e composti azotati, che sta provocando la comparsa, nel periodo invernale e primaverile, di cianobatteri, pericolosi per la salute umana; mentre sono sempre più frequenti e dannosi i fenomeni di anossia delle acque (mancanza di ossigeno), che dagli strati più profondi si stanno pericolosamente spostando a pochi metri dalla superficie”. Due gravi fenomeni che “stanno assumendo contorni preoccupanti e, se non si interviene in modo adeguato, sono destinati a compromettere irreversibilmente la qualità ambientale, naturale e la vita stessa del bacino; la balneazione sarà presto interdetta, così come la potabilità dell’acqua e le attività di pesca”.

Da qui la richiesta della senatrice Anitori di conoscere quali siano “le iniziative concrete che il Ministro in indirizzo abbia avviato sul tema, tenuto conto delle funzioni attribuite in materia di danno ambientale, anche in termini di prevenzione, alla luce degli impatti sul corpo idrico interessato e sui siti della rete Natura 2000 di diretta attenzione della Commissione UE”. Inoltre “se non sia il caso di promuovere una cabina di regia, composta da esperti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell’Arpa, della Regione Lazio e dei Comuni prospicienti il lago di Vico, per fare il punto sulla situazione attuale e predisporre, in modo accurato, un piano di intervento”. E nel caso di coinvolgere “nella stesura delle linee di intervento concordate attivamente le associazioni e i comitati locali, per valutare i diversi interessi in gioco e tutelare anche le attività economiche gravitanti intorno alla zona lacustre”. Infine “se quota parte delle risorse già stanziate a legislazione vigente per il dissesto idrogeologico o per la depurazione possa essere destinata alle misure più urgenti per la salvaguardia dell’equilibrio ambientale del lago; stanziando, nel caso, “”risorse specifiche nella prossima legge di bilancio, per programmare in modo puntuale gli interventi di risanamento pluriennale, al fine di salvaguardare l’equilibrio ecosistemico del lago e, con esso, il futuro delle economie turistiche interessate”.

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Attivo il servizio autobotte per la distribuzione dell’acqua potabile

Pubblicato il: 07/09/2016, 08:24
| di Gianfranca Orunesu da siniscolanotizie.net  http://www.siniscolanotizie.net/notizie/attualita
 In seguito ai disagi idrici che vedono coinvolta la popolazione a causa della non potabilità dell’acqua, Abbanoa S.p.A. ha avviato il servizio autobotte tramite lo stazionamento (permanente 24 ore su 24) di una cisterna da 30 mc presso il piazzale del campo Solinas. Il presidio sarà attivo fino al rientro a norma dei parametri.

Sono inoltre costantemente attivi due punti fissi di prelievo dell’acqua della sorgente di Fruncu ‘e Oche, situati in prossimità dell’omonima sorgente (San Giuseppe) e del poliambulatorio ASL (Sant’Efisio).

 Gianfranca Orunesu

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Lettera al Sindaco di Ronciglione e altri

 

05 settembre 2016                                                                                                                                                                                                      Al Sindaco del Comune di Ronciglione,
al Comandante Polizia locale Ronciglione,  al Comandante Stazione Carabinieri Ronciglione
al Comandante NAS Carabinieri Viterbo

Egregio Sindaco, egregi signori,

sul sito del Comune di Ronciglione all’albo pretorio è pubblicata la delibera del 1 luglio 2016 n. 97 che fa divieto d’uso dell’acqua proveniente dal pozzo di Chianello per lavori, revocando l’ordinanza n 47 del 1 aprile 2016.  L’ordinanza n.97 del 1 luglio 2016, forse per dimenticanza, non è stata riportata nell’apposito spazio creato sul sito per l’acqua potabile, né è stata data la dovuta informazione ai cittadini, né altresì l’ordinanza è stata affissa presso l’impianto di Chianello dove esiste il punto di prelievo frequentatissimo dai cittadini. Riteniamo che  ciò non consenta la visione trasparente a tutti coloro che desiderano informarsi sullo stato dell’acqua potabile a Ronciglione.  Nel dispositivo della stessa ordinanza n. 97 è anche scritto: “La presente ordinanza rimarrà in vigore sino alla conclusione dei lavori di riparazione di cui sopra e comunque fintanto che la stessa non sarà idoneamente revocata con formale provvedimento”. L’ordinanza n. 97 del 1 luglio 2016 non risulta sia stata revocata con altro formale provvedimento, le chiediamo pertanto di ordinarne la pubblicazione nello spazio Acqua potabile e per maggiore tutela della salute dei cittadini, pubblicizzarla anche attraverso manifesti o volantini e far apporre cartelli di non potabilità nelle fontane pubbliche di tutto il paese, dato che in alcune è stato posto il cartello acqua potabile e dato che, allo stato attuale delle cose, in tutto il paese non c’è acqua potabile.

Le domandiamo inoltre:

– Ritiene aver tutelato la salute dei cittadini permettendo l’erogazione, nelle vie e nelle fontane indicate dalla stessa ordinanza n. 97/2016, senza la dovuta informazione dei cittadini, acqua proveniente dal lago di Vico notoriamente non potabile e comunque per ordinanza sindacale a causa di vari inquinanti?

– Vista anche la non potabilità dell’acqua proveniente dalla sorgente di Monte Fogliano, ritiene sia stata e sia tutelata la salute dei cittadini, permettendo l’erogazione di acqua non potabile di questa sorgente e del lago di Vico agli esercizi che la utilizzano a fini alimentari e dalle fontane pubbliche, dove nonostante le nostre richieste, fatte sin dall’inizio dell’emergenza alga rossa e poi dell’arsenico, non è stato ancora apposto il cartello indicante la non potabilità?

– Non ritiene ancora necessario rifornire con autobotti di acqua potabile o con altri mezzi ritenuti idonei la popolazione ed in particolare anziani, bambini piccoli e donne incinte?

Raimondo Chiricozzi

ADUC – COMITATO ACQUA POTABILE affiliato AICS
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IDEA GENIALE DI UN ARCHITETTO ITALIANO: RACCOGLIE FINO A 100 LITRI DI ACQUA AL GIORNO:

da ilmondoallarovescia

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Acqua Warka è l’idea sviluppata dall’architetto italiano Arturo Vittori e dal collega svizzero Andreas Vogler, presentata alla biennale di Venezia del 2012, nell’ambito dei progetti finalizzati allo sviluppo delle popolazioni rurali attualmente sprovvisti di acqua potabile. Si tratta di una torre alta 10 metri, che condensa l’umidità presente nell’aria, e che permette l’immagazzinamento di 100 litri di acqua al giorno

La sua struturra è totalmente eco-sostenibile, essendo costituita da bambù e plastica riciclata. Un’invenzione promettente, attualmente già diffusa in Etiopia, e che si prevede diffondersi presto nel resto del mondo.

Nelle aree montane dell’Etiopia, le donne e i bambini compiono ogni giorno viaggi interminabili per garantire acqua al villaggio.

La torre dell’acqua ha una struttura reticolare, ed è realizzata con canne di giunco, facilmente reperibile in quei luoghi. Può essere costruita anche dagli stessi abitanti.

All’interno della torre è presente del polietilene tessile, ricavato da plastiche riciclate, in grado di raccogliere acqua potabile direttamente dall’aria, grazie al fenomeno di condensazione.

L’intera struttura pesa solo 60 kg, le funi laterali servono ad ancorarla al terreno. È composta da 5 moduli che possono essere alloggiati da 4 persone, progredendo dal basso verso l’alto.

L’idea nasce dall’osservazione del piccolo coleottero Namib, in grado di sopravvivere nel deserto condensando l’umidità sul suo addome e trasformandola in piccole gocce d’acqua.

Dal punto di vista estetico, gli architetti si sono ispirati alla tradizione edile etiope, che utilizza il giunco come materia prima per costruzioni di qualsiasi genere.

Warka in Etiopia identifica un grande albero di fico, simbolo della generosità e della fecondità. I grandi alberi sono i luoghi attorno cui gli abitanti del villaggio sono soliti radunarsi.

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