Continua l’iniziativa del comitato per rivendicare il diritto all’acqua potabile

Nel viterbese non viene ancora distribuita acqua potabile. Occorre continuare l’azione rivendicativa perché la politica capisca che l’acqua potabile è un diritto.

E’ possibile partecipare attivamente alla richiesta di acqua potabile e causa per il rimborso dell’acqua pagata pur essendo non potabile presso la sede UIL di Viterbo Corso Italia 68 1° piano tutti i mercoledì dalle ore 16,30 alle 18,30; presso la sede di Ronciglione via Resistenza 3 solo per appuntamento tel 3683065221.

assegno privacy

sopra uno degli assegni pagati dalla Talete a seguito della condanna subita, sul quale abbiamo oscurato per la privacy il nominativo della persona che lo ha riscosso.  

Coloro che diversamente vogliono soltanto presentare domanda di rimbroso all’ente gestore possono redigere la domanda predisposta qui sotto inviando copia anche al Comitato Acqua Potabile – ADUC Ronciglione in Via Resistenza 3 – 01037
Ronciglione VT o per email: comitatoacquapotabile@gmail.com

 

 

 

 

RICHIESTA DI RIMBORSO DEL 50% DELL’ACQUA PAGATA SEBBENE NON POTABILE

Data…………………………………..
raccomandata a/r

 

Al Sindaco del Comune di ………………………..…………………………..

Al Gestore dell’acquedotto di …….………………………………………

 

Il sottoscritto………………………………………………………………………………………………………………………………………..……….
Nato a …………………………………………il…………. Residente in ……………………………………………………………………………..
Via……………………………………………………………. N. …………………

 

VISTI

Direttiva CEE n. 80/778, D.P.R n.236/88 art.21 comma 1, D.L. n.66/89, art.13 provvedimento C.I.P. n.26/75 (Riduzione canone 50%)  .

CONSIDERATO

che da parte dello Stato, delle Regioni e dei Comuni è stata permessa nonché erogata dal gestore del servizio idrico integrato la distribuzione di acqua come potabile, contenente arsenico e/o altre sostanze dannose alla salute, come primo atto riservandosi ulteriori iniziativeriguardanti eventuali danni subiti,

 

CHIEDE

Il rimborso del 50% dell’acqua consumata, per gli anni pagati di cui alle cartelle esattoriali e ricevute allegate.

 

Allegati: Ricevute pagamento anni  ………………………………………

Fotocopia documento d’identità

 

Firmato

………………………………………………………………..

 

 

 

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A proposito di arsenico. L’approfondimento di Roberto Minervini

di Roberto Minervini – Resp. Scientifico di Accademia Kronos

– Bello!- ho subito pensato quando ho dato una prima lettura al lavoro del DEP (Dipartimento Epidemiologico della Regione Lazio) sulle conseguenze del “consumo” a basse dosi e per lunghi periodi di Arsenico presente nelle acque potabili. Lo studio sulle esposizioni alle basse minervini 12dosi e per lunghi periodi agli inquinanti è la “bestia nera” di tutte le indagini epidemiologiche.
Il problema è infatti quello di seguire migliaia di casi (persone) per un lungo periodo (40 anni in questo studio) e quindi avere alla fine dati statisticamente confrontabili e possibilmente certi. Lo studio il cui titolo ufficiale è: “Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da arsenico nelle acque potabili” è un lavoro che si pone per documentazione, periodo valutato ed analisi, ai vertici europei di studi analoghi. E’ anche un lavoro “onesto” in quanto cita spesso i limiti oltre il quale gli analisti non sono riusciti ad andare per carenza d’informazioni. Uno studio quindi attendibile che ci riguarda da vicino anche se limitato ad un’area del viterbese che comprende numerosi comuni in area vulcanica e cronicamente quindi esposti ad Arsenico (come l’Orvietano) nell’acqua potabile e per altri usi.

Le dolenti note evidenziate nello studio sono purtroppo numerose “eccessi di mortalità si evidenziano in modo particolare per il tumore polmonare” e continua “ per le malattie del sistema circolatorio, le malattie respiratorie ed il diabete, con rischi anche due volte superiori a quelli di riferimento”. I dati di riferimento sono poi quelli di chi ha consumato per decenni, sia bevendola che cucinandoci, acqua con Arsenico all’interno della soglia prevista per legge dei 10 microgrammi/litro.
Tale soglia è però già ritenuta alta dalla UE e probabilmente verrà ridotta in un prossimo futuro. Quindi i dati di mortalità attribuibili all’Arsenico, molto preoccupanti di questo studio, lo sarebbero probabilmente molto di più se fossero confrontati con popolazioni che l’arsenico nell’acqua non ce l’hanno o ne hanno pochissimo. L’attuale limite di legge dei 10 microgrammi/litro è infatti un limite “intuito” come massimo sufficiente per non compromettere la salute di chi beve quell’acqua. Ma è anche un limite “politico” per consentire in aree, generalmente vulcaniche, di usufruire delle risorse idropotabili localmente disponibili.
Ricorderete il pastrocchio del 2010 quando la UE abbassò, per garantire la salute pubblica, i limiti di Arsenico nell’acqua da 20 a 10 microgrammi/litro ed Orvieto, Castel Giorgio e Castelviscardo risultarono ben fuori i limiti consentiti, ebbene oggi sappiamo, anche grazie a questo studio promosso dalla Regione Lazio, che i vecchi limiti erano assolutamente inadeguati e probabilmente lo sono anche i nuovi. Insomma l’Arsenico anche a piccole dosi (che aumentano nella cottura dei cibi per concentrazione) fa male! Non a caso infatti lo IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sui Tumori) lo ha identificato come “cancerogeno di prima classe”.

L’indagine della Regione Lazio individua, anche altri effetti di tipo tumorale rilevati in studi più puntiformi effettuati da altri ricercatori che hanno rilevato danni da Arsenico di tipo cardiaco preclinico quali le placche carotidee, disfunzioni endoteliali e danni all’apparato respiratorio ed in particolare sulla BPCO (Broncopatia Cronica Ostruttiva). Grazie all’arsenico quindi ce n’è per tutti.

Dunque a questo punto la domanda è: questa l’analisi, ma che si può fare? Innanzitutto fare in modo che le Amministrazioni, locali e non, facciano la loro parte. Se il 28 Ottobre 2010 la UE (benedetta sia!) non ci avesse imposto la riduzione dei limiti da 20 a 10 microgrammi/ litro di Arsenico, rigettando così le ulteriori richieste di proroga che venivano dall’Italia, le acque potabili di Orvieto, Castel Giorgio e Castelviscardo avrebbero ancora acqua di rubinetto ben arsenicata.
Questo per quanto riguarda l’Umbria, oltre a circa altri duecento comuni sparsi per l’Italia. Quindi come al solito la risposta è: ESSERE INFORMATI. Anche il miglior amministratore del mondo va seguito nel suo operato e, se è realmente bravo, ne è anche contento. Su queste tematiche così importanti c’è spesso la tendenza a minimizzare i problemi e meno male che nel nostro amato Paese ci sono sempre più associazioni, comitati e organizzazioni realmente indipendenti che si fanno carico di informare le cittadinanze su queste tematiche.

Gruppi organizzati e consapevoli che i loro detrattori amano definire i “Signori del no”, e non si rendono conto che vivono solo il presente senza chiedersi mai dove stiamo e dove stiamo andando, dei “fatalisti” fautori di un progresso incontrollato, indifferenti alle sue conseguenze in costi sanitari, vite umane e irreversibili danni ambientali. Gente che ha figli e nipoti e che non vede che è sempre più difficile trovare un bambino o un ragazzo che non abbia un’allergia, un’asma, un’intolleranza al cibo.
Un vero peccato che una specie così intelligente e tanto “superiore” e dominante come la nostra non riesca che a vivere il presente, così come fanno tutti gli altri animali. “Però la vita media è comunque aumentata” a questo punto obietta sempre qualcuno. Beh, sembra che non sia più vero neanche questo, almeno per il nostro Paese e stando alle statistiche ufficiali, dato che dal 2015 c’è stata la prima inversione di tendenza in quanto l’aspettativa di vita si è ridotta di qualche decimale rispetto al 2014. E’ l’inizio di una inversione di tendenza? Stiamo per entrare in un nuovo ciclo di vulnerabilità sanitaria? I nostri moderni stili di vita stanno “infiacchendo” il nostro fisico esponendoci ai tanti e non prevedibili “attacchi” della chimica che ci pervade dai cibi, alle bevande, all’agricoltura, all’aria che respiriamo e a tutto il resto?

Sono solo alcune delle tante domande possibili ed a cui saranno in grado di dare risposte solo i nostri nipoti, nel frattempo suggerisco, come minimo (ma non è poco e non è facile), di mangiare sano e di bere acqua pulita… Ah! Scusate, dimenticavo: ricordatevi di non mangiare il pesce pescato nel Paglia (come da ordinanza del Comune di Orvieto), è pieno di mercurio che viene dalle attività industriali sul Monte Amiata …. ma questa è già un’altra storia.

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Acqua potabile dall’umidità grazie a Warka Water

warka water Acqua potabile dall’umidità grazie a Warka Water è un sogno possibile e realizzabile, è un progetto di due architetti coraggiosi, ingegnosi e visionari che a furia di guardare lontano sono arrivati in Africa con una soluzione pratica al problema dalla mancanza di fonti di acqua sicure e accessibili. Aiutando le popolazioni anche su altri fronti. C’è anche una campagna di crowdfunding per accompagnarli in questa avventura.

Warka Water: di cosa si tratta

Quella battezzata Warka Water è una struttura in bambù alta poco più di una decina metri ma in grado di produrre fino a 100 litri di acqua al giorno sfruttando il fenomeno della condensazione dell’aria. Si tratta quindi di una vera e propria torre di raccolta dell’acqua, reticolare, a maglia triangolare, realizzata in bambù, un materiale naturale per giunta facilmente reperibile.

Warka Water è semplice e pesa solo 80 kg, così da poter essere costruita dagli abitanti dei villaggi che la ospitano traendone beneficio. Un gruppo di 7 o 8 persone può impegnarsi nell’impilare i 5 moduli che la compongono senza dover utilizzare complicati dispositivi e mezzi da cantiere edile. All’interno di questa torre di bambù si nasconde una rete di polietilene tessile, un particolare tessuto totalmente riciclabile che si mostra in grado di raccogliere l’acqua potabile dell’aria tramite condensazione.

Infatti è questo il “segreto” di Warka Water: non si limita guardare e la pioggia che cade, immagazzinandola, ma si da da fare e “cattura” le particelle d’acqua preti nell’atmosfera. Detto in parole semplici, sa trasformare in acqua potabile nebbia, rugiada e umidità.

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warka water Warka Water: obiettivo

E’ stato lo studio italiano “Architecture and vision” a pensare a questa intelligente struttura e lo ha fatto pensando di poter far sì che nei Paesi dove le fonti d’acqua disponibile sono poco sane o distanti, ci potesse essere acqua potabile a disposizione degli abitanti.

L’idea è di spingersi ad aiutare anche in paesi come India e Colombia, e via via dove c’è bisogno, per ora Warka Water è si sta occupando di una terra come l’Etiopia che di acqua ne ha certamente bisogno. In questa zona donne e bambini soprattutto, si trovano a percorrere lunghi tragitti per accedere a fonti di acqua neanche sempre sicure al 100% visto l’uso anche da parte del bestiame.

Il progetto Warka Water sembra la soluzione ottimale ed effettivamente calza a pennello per quella che è la situazione attuale di questo paese, ma servono i fondi, i fondi e la volontà di tutti quelli che alzano lo sguardo e aprendo il rubinetto non sene lavano le mani dei problemi di chi abita altrove. C’è infatti una campagna di crowdfunding attiva.

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warka water Warka Water: il progetto

I due ideatori di questa torre dispensatrice d’acqua sono Arturo Vittori e Andreas Vogler, architetti dello studio Architecture and Vision che con il sostegno del Centro Italiano di Cultura di Addis Abeba e la EiABC (Ethiopian Institute of Architecture, Building Construction and City Development) hanno sviluppato e portato avanti, il progetto Warka Water. Un riconoscimento -non l’unico – è arrivato anche dalla Biennale di Architettura di Venezia dove ha esordito nel 2012.

image: http://www.ideegreen.it/wp-content/uploads/2016/07/warka-water-1.jpg

warka water Warka Water: significato

Compreso di cosa si tratta, a cosa serve e chi c’è sotto a questa bella idea, possiamo permetterci di toglierci la curiosità più frivola che riguarda l’origine del suo nome. “Warka” deriva dalla lingua etiope e indica l’albero di fico, una pianta piuttosto grande e soprattutto simbolo di fecondità e abbondanza. Proprio ciò che Warka Water vuole portare.

Per maggiori informazioni puoi visitare il sito ufficiale di Warka Water

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Pubblicato da Marta Abbà il 31 luglio 2016

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Ai Sindaci di Caprarola e Ronciglione altri rappresentanti delle istituzioni. Lago di Vico: Occorre informare i cittadini sulle ordinanze di non balneabilità

aics ambiente

2016.06.07
Al           Sindaco di Caprarola
Sindaco di Ronciglione
Procuratore della Repubblica  viterbo                                                                                                                                                 Prefetto Provincia Viterbo
Ministro della Salute
Ministro dell’Ambiente
Presidente Regione Lazio
Presidente Commissione Ambiente Regione Lazio
Assessore Sanità Regione Lazio
Assessore Ambiente Regione Lazio
Presidente Provincia di Viterbo
Presidente Comunità Montana dei Cimini
Commissario Ente Riserva naturale Lago di Vico
Carabinieri NOE
Carabinieri NAS Viterbo
e p.c.     Associazioni ambientaliste e dei consumatori                                                                                                                                   Informazione

 

Egregi Sindaci, egregi Signori,
abbiamo constatato che a seguito della richiesta dell’ARPA del 20 maggio 2016 sono state dai Sindaci di Caprarola e Ronciglione emesse ordinanze di non balneabilità per il lago di Vico.

Abbiamo anche verificato che l’ordinanza n 8 del 25 maggio 2016 (all 1) a firma del Sindaco di Caprarola, è stata emessa dopo ben 5 giorni dalla richiesta dell’ARPA, riguarda tutto il versante di Caprarola del lago di Vico, ed è stata regolarmente pubblicata sul sito del Comune di Caprarola. Purtroppo nel dispositivo non viene dato incarico alle forze dell’ordine, né ai vigili locali, né alle guardie dell’Ente Riserva naturale del Lago di Vico, di vigilare per la sua osservanza. Inoltre, ancora oggi 07 giugno 2016, nessun cartello riportante il divieto di  balneazione è stato apposto presso la riva del lago, in particolare nel tratto La Bella Venere. Riteniamo tale dimenticanza grave perché non informa i cittadini sulla non balneabilità, anche perché nella stessa spiaggia ancora è presente un cartello con una ordinanza sindacale del 2011 che informa sulla balneabilità del lago. Alleghiamo alcune fotografie scattate presso La Bella Venere dove sono visibili bagnanti fra cui molti bambini e dove è ben visibile una schiuma bianca nel lago e  alcune fotografie riportanti ancora ben visibile l’ordinanza di balneabilità del 2011 (all da 2 a 16).

Abbiamo altresì verificato che l’ordinanza del Comune di Ronciglione n. 75 del 26 maggio 2016 (all 17), è stata emessa dopo ben 6 giorni dalla comunicazione dell’ARPA, riguarda un tratto del lago di Vico località Arenari tra la Scaletta e Riva Fiorita. Anche questa ordinanza regolarmente pubblicata sul sito del Comune nel dispositivo non chiede alle forze dell’ordine, né alle guardie della Riserva del Lago di vigilare per il suo rispetto. Sono stati apposti fogli volanti legati con un cordino ai corrimano in legno riportanti in fotocopia l’ordinanza. Quasi tutti i fogli sono spariti e ciò chiaramente non garantisce la giusta informazione a  cittadini e turisti che inconsapevoli dell’ordinanza di non balneabilità si bagnano nel lago. Alleghiamo una foto scattata in prossimità della spiaggia Riva Fiorita dalla quale è visibile una bambina che si bagna nelle acque del lago e foto scattate in vari giorni che evidenziano la schiuma bianca e striature rossastre oleose su questa riva (all da 18 a 26).

Chiediamo  ai Sindaci di Caprarola e Ronciglione di adoperarsi per la tutela della salute dei cittadini, facendo installare cartelli difficilmente asportabili di non balneabilità e invitando le forze dell’ordine e e di polizia comunale alla vigilanza.

Chiediamo ai responsabili delle istituzioni in indirizzo di adoperarsi ognuno per la propria competenza affinché siano rispettate legalità, informazione dei cittadini salute della gente.

Raimondo Chiricozzi
ASSOCIAZIONE ITALIANA CULTURA E SPORT – COMITATO PROVINCIALE VITERBO
Tel. 0761652027- 3683065221 – 3894440387 Email: viterbo@aics.it  www.cafevirtuel.it
sede Via Valle Piatta 9 – 01100 Viterbo – sede legale Via Resistenza 3 – 01037 Ronciglione VT

 

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TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE, ANCHE SE DOLOROSI. Chi salverà il lago di vico dalla sua morte certa ?

Per dipanare la matassa ci vogliono pettini capaci che non sono stati mai adoperati e ancora, nonostante l’urgenza, non ci sembra vengano azionati.

Il  Comune di Ronciglione è stato costretto ad emettere ordinanza di non balneabilità n. 75 del 26 maggio 2016 che si allega.

ordinanza 75 non balneabilità-1

ordinanza 75 non balneabilità-2

L’ordinanza di non balneabilità avviene a seguito delle analisi eseguite dall’Arpa Lazio che hanno rilevato una concentrazione di cianobatteri superiore alla soglia ammessa e ritiene di considerare temporaneamente non idonea alla balneazione alcune aree del lago.

E’ da tempo immemorabile che sollecitiamo, quasi inascoltati, interventi decisi al fine di evitare l’inquinamento delle acque di tutto il lago e la messa  in atto di iniziative per il suo disinquinamento.

Inquinamento dovuto alla crescita abnorme delle alghe fra cui la Planthotrix rubescens o alga rossa, che ha ormai trovato dimora stabile nel lago e che rilascia microcistine tossiche e cancerogene.

Ciò avviene soprattutto a causa  della monocoltura delle nocciole e di una agricoltura scarsamente  controllata che immette nel lago residui di diserbanti e concimi chimici.

Nocciolicoltura che prima o poi non trarrà più beneficio economico dal prodotto, anche perché questo trattiene al suo interno fitofarmaci dannosi alla salute, così come sottolineato da studiosi e ricercatori e dalla dott.ssa Bruno dall’Istituto superiore di Sanità in varie occasioni e convegni.

Il  lago infine sta perdendo completamente la sua vitalità, infatti le sue acque soffrono di carenza di ossigeno e ciò produce danni irreversibili all’ambiente e di conseguenza danni alle attività turistiche ed economiche.

2016.05.28

Raimondo Chiricozzi
Referente AICS AMBIENTE Viterbo
ASSOCIAZIONE ITALIANA CULTURA E SPORT – COMITATO PROVINCIALE VITERBO
Tel.0761652027 – 3683065221 Email: viterbo@aics.it
Via resistenza 3 – 01037 Ronciglione VT

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INQUINAMENTO LAGO DI VICO – ADUC COMITATO ACQUA POTABILE AMMESSO PARTE CIVILE DAL TRIBUNALE DI VITERBO

Il Tribunale di Viterbo ammette IL COMITATO ACQUA POTABILE – ADUC come parte civile al processo per l’inquinamento del Lago di Vico.

La denuncia-esposto presentata dal comitato acqua potabile che chiedeva di accertare le effettive responsabilità dello stato di inquinamento del lago a seguito della proliferazione della planthotrix rubescens e della distribuzione di acqua senza gli opportuni accorgimenti ha portato al rinvio a giudizio degli ex sindaci di Ronciglione e Caprarola.

Il riconoscimento quale parte civile è un atto importante che fa ritenere fondata la nostra battaglia per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Oltre al Comitato Acqua potabile sono stati ammessi quel parte civile Accademia Kronos, Codacons, Codici e il signor Donadio Massimo per i danni fisici subiti a seguito del bagnarsi nelle acqua del lago.

 

 

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Acqua buona e per tutti… in Svizzera

 
Ottima e abbondante(keystone) per l’articolo originale clicca qui

E’ quanto testimonia il periodico rapporto della Confederazione

martedì 03/05/16 14:13 – ultimo aggiornamento: martedì 03/05/16 14:13

Risulta, tra l’altro, che le malattie legate al consumo e all’uso dell’oro blu sono rare in Svizzera e che l’insieme della popolazione ne può disporre senza difficoltà. L’approvvigionamento è garantito da 2’500 distributori, i quali non devono neppure ricorrere a procedimenti particolarmente onerosi per migliorarne i requisiti.

Unico neo rilevato: non esiste in questo campo una banca dati centralizzata, tanto che ci si deve basare su quelli forniti da cantoni e aziende fornitrici.

ATS/dg

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Dall’acqua la vita e la salute. Dovere di ciascuno custodirne pulizia e salubrità come dono ricevuto e da restituire

Si e’ svolto mercoledì  20 aprile presso l’aula magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Luca Paciolo” di Bracciano un incontro con gli studenti sul tema “Dall’acqua la vita e la salute. Dovere di ciascuno custodirne pulizia e salubrità come dono ricevuto e da restituire”.

Relatrice dell’incontro la dottoressa Antonella dottoressa Litta, referente nazionale per l’Associazione medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment) per le problematiche ambientali e sanitarie derivanti dall’inquinamento delle acque ad uso umano.

Si e’ svolto mercoledì  20 aprile presso l’aula magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Luca Paciolo” di Bracciano un incontro con gli studenti sul tema “Dall’acqua la vita e la salute. Dovere di ciascuno custodirne pulizia e salubrità come dono ricevuto e da restituire”. Relatrice dell’incontro la dottoressa Antonella dottoressa Litta, referente nazionale per l’Associazione medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment) per le problematiche ambientali e sanitarie derivanti dall’inquinamento delle acque ad uso umano.

La dottoressa Litta ha introdotto la relazione ponendo agli studenti alcune domande: “Che relazione abbiamo con l’acqua e quanto conosciamo di questa nostra compagna di viaggio? Cosa ci insegna e cosa evoca? Quale e’ la nostra responsabilità e come ce ne prendiamo cura?”.

Nel suo ampio ed articolato intervento la dottoressa Litta ha poi presentato dati ed offerto spunti per una riflessione sui vari aspetti e significati, anche etici e culturali dell’acqua, risorsa fondamentale per la vita: l’acqua nella simbologia delle tradizioni spirituali del mondo come segno di rigenerazione e costante cambiamento; l’acqua e il suo utilizzo responsabile ed etico in tutte le attività  umane e in particolare nel settore agricolo, illustrando a questo proposito la situazione del lago di Vico; il diritto all’acqua potabile come diritto inviolabile della persona e dei popoli; la necessità di azioni generali e personali dirette al risparmio e al riutilizzo dell’acqua; il rispetto assoluto delle vigenti disposizioni di legge che garantiscono la salubrità e la pulizia delle acque e così anche la salute umana ed ambientale.

Gli insegnati, gli studenti e la dottoressa Tina Aquili – promotrice di questo incontro – hanno espresso grande apprezzamento e l’intenzione di programmare al più presto altri incontri informativi e formativi sempre sul tema “ambiente e salute”.

*

Di seguito alcuni estratti dall’intervento della dottoressa Litta.

1) L’acqua e’ un elemento fondamentale e insostituibile per la vita di tutto il pianeta e per quella di ogni essere umano.

E’ una risorsa non illimitata che va protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti, del trattamento delle acque reflue e con il loro riciclo, e con concrete politiche di tutela e risanamento ambientale.

Noi siamo l’acqua che beviamo e quella che mangiamo, attraverso i cibi preparati con essa e gli alimenti nei quali essa e’ costituente preponderante.

Siamo anche l’acqua che hanno bevuto le generazioni che ci hanno preceduto perchè, in forma liquida, gassosa e solida, essa costituisce un ciclo idrogeologico chiuso nel quale gli inquinanti possono penetrare e persistere.

L’85 % circa dell’organismo di un neonato e’ fatto di acqua, mentre di circa il 70% e’ la parte di acqua in un individuo adulto e con l’avanzare dell’età questa percentuale tende a ridursi.

L’accesso e la disponibilità di acque salubri, pulite e di qualità, sono quindi le condizioni necessarie ed indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone ed in particolare dei bambini e delle generazioni future.

Attualmente invece oltre un miliardo e 400 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e soffrono di una serie di malattie idrotrasmesse che sarebbero facilmente debellabili proprio grazie all’uso di acque salubri e pulite.

Le drammatiche conseguenze del surriscaldamento globale determinato dalla deforestazione, dalla eccessiva produzione di gas serra, frutto di uno sviluppo economico-industriale, incentrato soprattutto sull’uso quasi esclusivo di combustibili fossili, hanno intensificato i processi di desertificazione alterando irreversibilmente gli habitat naturali, riducendo le zone umide con le loro preziose biodiversità e favorendo la diffusione e la recrudescenza di particolari malattie infettive e di quelle trasmesse dagli insetti (zanzare e zecche) che prima erano limitate ad alcune aree dell’Africa, del Sud America e dell’Asia mentre ora anche in Europa e Nord America se ne registrano casi in costante aumento.

Gli sconvolgimenti climatici che osserviamo sempre più di frequente, oltre che causare distruzioni e carestie in aree sempre più’ estese, contribuiscono al fenomeno delle migrazioni forzate di tante popolazioni verso territori con maggiore disponibilità di cibo ed acqua.

2) Secondo il recente rapporto “Prospettive ambientali” dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) la disponibilità  di acqua dolce nel 2050 sarà  ancor più problematica per l’aumento stimato in circa 2,3 miliardi di abitanti rispetto al numero attuale (complessivamente oltre il 40% della popolazione mondiale) che si potrebbero trovare a vivere in zone nelle quali i bacini fluviali saranno sottoposti a gravi problemi di esaurimento idrico, in particolare nel Nord e nel Sud dell’Africa e nel Sud e Centro dell’Asia.

Secondo queste proiezioni, la richiesta globale di acqua dovrebbe aumentare di circa il 55%, a causa delle crescenti esigenze da parte del settore manifatturiero (+400%), per la generazione termica di elettricità (+140%) e per l’uso domestico (+130%).

Questo quadro così drammatico lascia presagire anche scenari prossimi di guerre sempre più estese per il controllo delle risorse idriche che non a caso vengono ormai definite “oro blu” mentre già’ molti conflitti etichettati come etnici, religiosi o politici celano in realtà’ guerre per l’acqua ed altre risorse naturali.

3) Molti elementi tossici e cancerogeni presenti anche a livelli ammissibili per legge nelle acque consumate da soggetti adulti, possono nel periodo della gravidanza, attraverso l’esposizione materno-fetale ad acque contaminate assunte cronicamente, superare la barriera placentare ed emato-cerebrale del feto e quindi compromettere la salute del nascituro aumentando il rischio di malattie neoplastiche, cronico-degenerative ed infiammatorie in età infantile ed adulta, e attraverso l’alterazione dell’epigenoma dei gameti possono manifestarsi anche in generazioni successive e non direttamente esposte.

4) Se si riuscisse finalmente a riconoscere anche per legge e in tutto il mondo che l’acqua e’ un bene comune preziosissimo ed irrinunciabile  da tutelare, e non una merce da cui trarre profitto e guadagno, allora sarebbe anche più semplice individuare gli interventi da realizzare subito affinchè l’acqua, che scorre dai rubinetti delle case, torni ad essere un elemento salubre e non una minaccia perché  inquinata e contenente miscele di sostante tossiche e cancerogene.

In sintesi:

– tutela della risorsa idrica attraverso politiche di risparmio, adeguamento e miglioramento della rete degli acquedotti, adeguamento e miglioramento dei sistemi di depurazione, riuso e smaltimento delle acque reflue, controllo delle attivita’ zootecniche e industriali ad alto impatto ambientale, attuazione del Codice di buona pratica agricola (Cbpa);

– rispetto ed attuazione del Principio di Precauzione;

– sistemi di potabilizzazione, depurazione e dearsenificazione efficaci e controllati con l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili per il massimo rispetto della salute e dell’ambiente;

– rispetto delle leggi in materia di pulizia e salubrità  delle acque in particolare di quanto disposto dal Decreto legislativo 31 /2001 e dalla Direttiva europea 2001/928/Euratom (tutela delle popolazioni dall’esposizione al radon – gas radioattivo, contaminate presente nelle acque di alcune aree del nostro paese e responsabile del cancro del polmone);

– controllo e riduzione di tutte quelle attività  che continuano ad immettere nell’ambiente sostanze tossiche e cancerogene;

– bonifica dei siti ambientali contaminati;

– corrette politiche di gestione e  riduzione della produzione di rifiuti solidi urbani, industriali e speciali;

– controlli certi e trasparenza nell’informazione ai cittadini circa la qualità delle acque erogate.

*

Antonella Litta svolge l’attività di medico di medicina generale a Nepi (Vt). E’ specialista in Reumatologia ed ha condotto una intensa attività di ricerca scientifica presso l’Università di Roma “la Sapienza” e contribuito alla realizzazione di uno tra i primi e più importanti studi scientifici italiani sull’interazione tra campi elettromagnetici e sistemi viventi, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Clinical and Esperimental Rheumatology”, n. 11, pp. 41-47, 1993. E’ referente locale dell’Associazione italiana medici per l’ambiente (International Society of Doctors for the Environment – Italia) e per questa associazione e’ responsabile e coordinatrice nazionale del gruppo di studio su “Trasporto aereo come fattore d’inquinamento ambientale e danno alla salute” nonché  referente nazionale per le problematiche ambientali e sanitarie derivanti dall’inquinamento delle acque ad uso umano. E’ referente per l’Ordine dei medici di Viterbo per l’iniziativa congiunta Fnomceo-Isde “Tutela del diritto individuale e collettivo alla salute e ad un ambiente salubre”. Già responsabile dell’associazione Aires-onlus (Associazione internazionale ricerca e salute) e’ stata organizzatrice di numerosi convegni medico-scientifici. Presta attività di medico volontario nei paesi africani. E’ stata consigliera comunale. E’ partecipe e sostenitrice di programmi di solidarietà  locali ed internazionali. E’ impegnata nell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) a livello locale e provinciale. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio e il diritto all’abitare con iniziative di solidarietà concreta. Presidente del Comitato “Nepi per la pace”, e’ impegnata in progetti di educazione alla pace, alla legalità, alla nonviolenza e al rispetto dell’ambiente. E’ la portavoce del Comitato che si e’ opposto vittoriosamente all’insensato ed illegale mega-aeroporto di Viterbo salvando la preziosa area naturalistica, archeologica e termale del Bullicame di dantesca memoria e che s’impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell’ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti. Come rappresentante dell’Associazione italiana medici per l’ambiente (Isde-Italia) ha promosso una rilevante iniziativa per il risanamento delle acque del lago di Vico e in difesa della salute della popolazione dei comuni circumlacuali. E’ oggi in Italia figura di riferimento nella denuncia della presenza dell’arsenico nelle acque destinate al consumo umano, e nella proposta di iniziative specifiche e adeguate da parte delle istituzioni per la dearsenificazione delle acque e la difesa della salute della popolazione. Per il suo impegno in difesa di ambiente, salute e diritti alla dottoressa Antonella Litta e’ stato attribuito il 6 marzo 2013 a Roma il prestigioso “Premio Donne, Pace e Ambiente Wangari Maathai” con la motivazione: “per l’impegno a tutela della salute dei cittadini e della salubrita’ del territorio”. Il 18 ottobre 2013 ad Arezzo in occasione delle settime “Giornate italiane mediche per l’ambiente” le e’ stato conferito il prestigioso riconoscimento da parte della “International Society of Doctors for the Environment” con la motivazione: “per la convinta testimonianza, il costante impegno, l’attenzione alla formazione e all’informazione sulle principali problematiche nell’ambito dell’ambiente e della salute”. Il 25 novembre 2013 a Salerno le e’ stato attribuito il prestigioso Premio “Trotula de Ruggiero”.

 

Nota per la stampa

Associazione italiana medici per l’ambiente  – Isde di Viterbo

isde.viterbo@gmail.com

 

 

Viterbo, 22 aprile 2016

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Buona Pasqua di Pace e serenità

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L’ASSOCIAZIONE ITALIANA MEDICI PER L’AMBIENTE REPLICA ALLE DICHIARAZIONI DEL SINDACO DEL COMUNE DI CAPRAROLA

Il sindaco pro tempore del Comune di Caprarola ha diffuso un comunicato che contiene affermazioni non corrispondenti alla realtà.

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  1. Il non meglio precisato incontro pubblico a cui confusamente il sindaco si riferisce, in realtà era un convegno scientifico sul tema “Lo stato ecologico del lago di Vico e il possibile e connesso rischio sanitario per le popolazioni di Ronciglione e Caprarola” in cui sono intervenuti come relatori principali il professor Giuseppe Nascetti, direttore del Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Universita’ della Tuscia, la dottoressa Milena Bruno, dell’Istituto Superiore di Sanita’, la dottoressa Antonella Litta, dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment – Italia); e lo spessore scientifico delle tre relazioni e’ stato colto e apprezzato da tutti i presenti, tranne evidentemente il sindaco di Caprarola.

Nel corso dell’incontro e’ stata inoltre messa a disposizione di tutti i presenti la pubblicazione a stampa della piu’ recente segnalazione sulla situazione del lago di Vico inviata il 25 novembre 2015 dall’Associazione italiana medici per l’ambiente ai ministeri ed alle altre istituzioni competenti (tra cui anche il sindaco di Caprarola).

Bastava ascoltare le relazioni, o leggere la pubblicazione, per rendersi conto della realtà dei fatti.

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  1. Pertanto quando il sindaco scrive (citiamo testualmente) di presunte “false informazioni”, di “dati vecchi di oltre cinque anni”, di “confusione”, ebbene, fa affermazioni che non corrispondono al vero.

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III. E’ altresi’ rilevante che nel suo comunicato il sindaco non ricordi che il Comune di Caprarola ha emesso e mantiene in vigore una ordinanza di non potabilita’ dell’acqua.

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  1. Quanto a chiedere l’intervento della magistratura in merito alla situazione delle acque del lago di Vico sappia il sindaco di Caprarola che l’Associazione italiana medici per l’ambiente lo ha già fatto da tempo e reiteratamente, da ultimo con la segnalazione del 25 novembre 2015 che il sindaco ha ricevuto ed evidentemente non ha letto.

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L’Associazione italiana medici per l’ambiente rinnova per l’ennesima volta la sua disponibilità collaborare con tutte le istituzioni in difesa del diritto alla salute.

E di fronte alle esternazioni del sindaco pro tempore di Caprarola si riserva ovviamente di adire le vie legali.

 

Il Coordinamento dell’Alto Lazio dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment – Italia)

 

Viterbo, 9 marzo 2016

 

Per comunicazioni: Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde di Viterbo, tel. 3383810091, e-mail: isde.viterbo@gmail.com

 

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