Un terzo dell’umanità non ha accesso all’acqua potabile in casa

19 LUG 2017 di ANDREA BAROLINI
Un rapporto curato da Oms e Unicef denuncia: 2,1 miliardi di persone ancora prive di un accesso all’acqua potabile nelle loro abitazioni.

Se dovessimo misurare la capacità che il mondo ha avuto di svilupparsi in modo equo da questo dato, potremmo parlare di un autentico fallimento. Poco meno di un terzo della popolazione mondiale, nel 2017, non ha ancora accesso ad una fonte di acqua potabile all’interno della propria abitazione. Si tratta, per l’esattezza, di 2,1 miliardi di persone: il 30 per cento del totale di chi abita il pianeta.

Acqua potabile più rara nelle zone rurali

A denunciarlo è un rapporto congiunto redatto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Unicef e pubblicato lo scorso 12 luglio. Si tratta della prima volta che un’analisi viene effettuata a livello globale per comprendere quale sia il tasso di copertura dei servizi di distribuzione di acqua potabile nelle abitazioni, prendendo in considerazione quelli che si possono considerare “gestiti in modo totalmente sicuro”.

Liberia Acqua

Un rubinetto a Monrovia, in Liberia ©John Moore/Getty Images

Come era facile immaginare, le zone del mondo più in difficoltà nell’approvvigionamento sono quelle rurali. “Poter contare sull’accesso ad una fonte di acqua salubre e a servizi di depurazione non dovrebbe rappresentare un privilegio riservato esclusivamente ai ricchi che vivono in città”, ha commentato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

159 milioni di persone bevono acqua raccolta nei corsi d’acqua

Sui 2,1 miliardi di persone prive di acqua potabile in casa, centinaia di milioni non possono contare su un “servizio di base” di distribuzione di acqua potabile di alcun tipo, anche fuori dalle mura domestiche. Il rapporto sottolinea che, infatti, 263 milioni di persone vivono a più di 30 minuti di distanza da una fonte pulita, mentre 159 milioni sono ancora costretti a bere acqua non trattata, recuperata da corsi d’acqua o da laghi.
Ma non è tutto. L’analisi di Oms e Unicef lancia un allarme anche sulle condizioni sanitarie delle riserve idriche: per ben 4,5 miliardi di persone – ovvero il 60 per cento del totale degli abitanti della Terra – i servizi di depurazione non rispondono a tutti gli standard di sicurezza. In particolare, per 2,3 miliardi di persone mancano ancora delle infrastrutture di base, 600 milioni devono condividere toilette e latrine con altre famiglie e 892 milioni sono costretti a defecare all’aria aperta.

Acqua potabile Kenya

Donne alla ricerca di acqua in Kenya ©Oli Scarff/Getty Images

Tutte pratiche che incrementano la possibilità di trasmissione di malattie infettive anche gravi, come il colera, la dissenteria o il tifo. Inoltre, una percentuale ancora inaccettabile di popolazione non può contare su acqua e sapone per lavarsi le mani all’interno della propria casa. Un problema che riguarda ben 90 paesi, nei quali “i progressi procedono ad un ritmo troppo lento”. Di questo passo, conclude il rapporto, non sarà possibile raggiungere una copertura universale della distribuzione di acqua potabile entro il 2030, obiettivo fissato dai Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite.

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Due miliardi di persone nel mondo non hanno acqua potabile

In molti paesi della provincia di Viterbo, soprattutto Ronciglione e Caprarola che utilizzano quasi completamente acqua del lago di Vico inquinata, non c’è ancora acqua potabile. I cittadini però possono a differenza dei poveri più poveri del mondo comperare quella minerale e volendo farsela portare a casa, oppure andare a prenderla con la propria vettura. Siamo in un certo senso dei privilegiati anche noi. Evviva.
IL RAPPORTO

Tre persone su 10 nel mondo non hanno accesso ad acqua pulita nelle proprie case e 6 su 10 ai servizi igienico sanitari. 844 milioni di persone devono camminare per mezz’ora per un po’ di acqua e 361 mila bambini muoiono ogni anno di diarrea. I dati allarmanti del Rapporto Unicef-Oms 2017
redazione

Tre persone su dieci nel mondo non hanno acqua potabile in casa, 6 su 10 non hanno accesso a servizi igienico sanitari. I dati possono cambiare forma, ma non sostanza.  Lo stesso scenario drammatico del nuovo Rapporto Oms-Unicef 2017 può essere descritto così: 2 miliardi di uomini donne e bambini non hanno la possibilità di bere acqua sicura dai rubinetti delle loro abitazioni, 4 miliardi di persone non hanno bagni degni di questo nome.

«L’acqua pulita, l’igiene e i servizi sanitari nella propria casa – ha dichiarato  Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms -non dovrebbero essere un privilegio di chi è ricco o vive in centri urbani. Questi sono alcuni dei requisiti basilari per la salute umana e ogni paese deve assicurarsi di renderli accessibili».

Dal Rapporto congiunto Unicef-Oms “Progress on drinking water, sanitation and hygiene: 2017 update and Sustainable Development Goal baselines”, emerge la fotografia di mezzo pianeta in condizioni igieniche preoccupanti, dove manca il sapone per lavarsi le mani nelle case, nelle scuole e nelle strutture sanitarie.

Tutto ciò provoca ogni anno la morte di 361 mila bambini sotto i 5 anni di età per diarrea. L’acqua contaminata e le cattive condizioni igieniche scatenano epidemia di colera, dissenteria, epatite A e febbre tifoide.

In viaggio per un po’ d’acqua

Dei 2 miliardi di persone senza acqua potabile in casa, 844 milioni non hanno neanche un pozzo a cui attingere.  Ci sono 263 milioni di persone che ogni volta che devono rifornirsi di acqua sono costrette a camminare mezz’ora per raggiungere la fonte e 159 milioni che ancora bevono da fiumi o laghi.

Il lusso del bagno

In 90 Paesi del mondo i progressi verso la diffusione di servizi igienico-sanitari sono troppo lenti rispetto alla tabella di marcia prevista per il 2030 dagli obiettivi globali, quando i servizi igienico sanitari dovrebbero essere garantiti universalmente. In questi paesi un bagno è un lusso che quasi nessuno si può permettere. Seicento milioni di abitanti del pianeta condividono i servizi sanitari, spesso latrine, con altre persone della comunità, mentre 892 milioni di persone sono costrette a defecare all’aria aperta.

Il sapone, un bene prezioso

È una delle più importanti regole della prevenzione: lavarsi le mani con il sapone. Ma c’è chi non può farlo. Per la prima volta i Sustainable development goals analizzano l’accesso alle basilari misure igieniche come per l’appunto lavarsi le mani con il sapone. Osservando la situazione in 70 paesi del mondo emergono grandi differenze: solo il 15 per cento della popolazione che vive nell’Africa Sub-sahariana ha accesso ad acqua e sapone, contro il 76 per cento dell’Asia occidentale e delle regioni settentrionali dell’Africa.

La guerra 

Il quadro diventa ancora più allarmante nei  Paesi colpiti dalla guerra. Qui per i bambini la possibilità di usufruire di acqua pulita si riduce di 4 volte e  quella di avere a disposizione servizi igienici di 2 volte rispetti ai coetanei che vivono in altri paesi senza conflitti.

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Lettera al Sindaco di Ronciglione, al procuratore della Repubblica e altri del 4 maggio 2017

 

 

Al Sindaco del Comune di Ronciglione
Procuratore della Repubblica Viterbo
Ministro dell’Ambiente
Ministro della Salute
Presidente Regione Lazio
Assessore Ambiente Regione Lazio
Assessore Agricoltura Regione Lazio
Assessore Sanità Regione Lazio
Direttore Generale ASL Viterbo
Dirigente Servizio Igiene pubblica e alimenti ASL VT
Dirigente Igiene Alimenti e Nutrizione ASL VT
Presidente Provincia di Viterbo
Presidente Comunità Montana dei Cimini
Commissario Riserva naturale Lago di Vico
NAS Carabinieri
Comandante Polizia locale Ronciglione

 

Egregio Sindaco, egregi rappresentanti delle istituzioni in indirizzo, ancora una volta siamo costretti a tornare sull’argomento acqua potabile e lago di Vico, facendo seguito alle ultime lettere richiesta al Comune di Ronciglione e all’esposto inviato il 20 marzo al Procuratore della Repubblica di Viterbo firmato da 8 associazioni ambientaliste.

Premesso che lei signor Sindaco, in data 4 aprile 2017, ha emesso ordinanza n .45 di non potabilità dell’acqua proveniente dal pozzo di Via Capranica, che viene distribuita nelle abitazioni del comprensorio di Chianello, via Magenta lato destro e Arco Pagliari, alcune fontane pubbliche e alcuni esercizi commerciali fra cui quelli che utilizzano l’acqua per la produzione di beni alimentari, siamo a chiederle cortesemente di farci sapere se questa ordinanza è stata diffusa con manifesti o altro mezzo oltre quello della comunicazione sul sito del Comune.
Inoltre siamo a chiederle:
Gli abitanti interessati dalla ordinanza sono stati informati della non potabilità dell’acqua che ricevono nelle abitazioni?
Sono stati informati i cittadini tutti che attingono acqua dalle fontane stabilite dall’ordinanza n.45 del 4 aprile 2017,  della sua non potabilità?
Sono stati informati gli esercizi commerciali e quale acqua adoperano?
E’ stato scritto il cartello ACQUA NON POTABILE presso il pozzo di Chianello, dove ci sono 5 fontanelle che distribuiscono acqua?
Perché non viene distribuita acqua potabile attraverso autobotti, almeno agli anziani e alle famiglie con bambini, dato che a Ronciglione non esiste fonte di acqua potabile?

Ad oggi risulta questo:
– A Ronciglione non viene distribuita acqua potabile, semplicemente perché non esiste fonte di acqua potabile;
– presso le casette dotate di dearsenificatori non vengono esposte analisi da tempo;
– presso i rubinetti del pozzo di Chianello non è esposto nessun cartello, anzi è ben esposta l’ordinanza n 47 del 01/04/2016  che dichiara l’acqua potabile e cittadini ignari continuano a prendere acqua dalle stesse;
– nelle fontane dislocate in tutto il paese solo su una o due su 40 circa  è esposto il cartello con la scritta non potabile, anzi ce ne sono con la scritta acqua potabile, pur essendo questa non potabile;
– nel paese non abbiamo mai visto manifesti o volantini che dessero informazioni ai cittadini;

Quanto esponiamo risponde a verità; ed è possibile a tutti verificarlo, facendo un giro attento nel paese, magari con macchina fotografica.

Desideriamo infine ricordare che per il 70% Ronciglione e Caprarola sono serviti sia nelle abitazioni che negli esercizi commerciali dagli acquedotti provenienti dal lago di Vico, nel quale è evidente il processo di eutrofizzazione che è dovuto all’apporto di nutrienti quali l’azoto e il fosforo e purtroppo non sembra ci sia vero interesse alla sua salvezza. In questo lago , come noto, predomina l’alga rossa o planthotrix rubescens, che rilascia microcistine cancerogene e composti tossici. L’acqua del lago di Vico, che a nostro parere non dovrebbe essere immessa nelle condutture, continua ad essere distribuita nelle abitazioni ed è comunque dichiarata non potabile da vecchie ordinanze. Viene però distribuita nonostante tutto ciò e anche persistendo un odore sgradevolissimo.

Scriviamo a tutti voi, dato che sono anni che imploriamo comportamenti rispettosi della salute della gente, perché queste assurdità vengano finalmente evitate.

Invitiamo tutti voi in indirizzo, in quanto responsabili delle istituzioni, in osservanza della legge sulla trasparenza degli atti amministravi,  legge 241/90, nel rispetto ognuno delle proprie competenze, al fine di tutelare la salute pubblica, a fare in modo che si ponga fine a questi episodi di sottovalutazione del problema acqua potabile e dell’inquinamento del lago di Vico. Chiediamo inoltre risposte al nostro reclamo e, dato che questa è l’ennesima volta che chiediamo chiarezza informativa, semmai indicarci a chi in particolare, il nostro comitato, che vuole il rispetto dei diritti umani e della salute dei cittadini, potrà rivolgersi in futuro per essere ascoltato.

Cordiali saluti.
Raimondo Chiricozzi

4 maggio 2017

COMITATO ACQUA POTABILE – ADUC affiliato AICS AMBIENTE
Tel 0761652027 – 3683065221 email:
comitato.acqua.potabile@gmail.com
Via Resistenza 3 – 01037 Ronciglione

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Cerveteri,allarme acqua contaminata: arriva un’autobotte

Cerveteri, allarme acqua contaminata: arriva un’autobotte

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video del cunicolo del lago di vico

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Il Lago di Vico finisce al Ministero della Salute Si è svolta oggi a Roma una riunione sulle problematiche del bacino

21/03/2017 – 19:07

Riceviamo e pubblichiamo dall’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

CAPRAROLA – Si è svolta martedì 21 marzo 2017, presso la sede del Ministero della Salute a Roma una riunione per esaminare e discutere le gravi problematiche del Lago di Vico e dell’approvvigionamento delle acque ad uso potabile per i comuni di Caprarola e Ronciglione

Alla riunione hanno preso parte la dottoressa Antonella Litta referente dell’Associazione italiana medici per l’ambiente- Isde (International society of doctors for the environment), il dottor Luciano Sordini della Federazione italiana medici di medicina generale-Fimmg di Viterbo, i rappresentanti del Dipartimento generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, della Regione Lazio, della Asl di Viterbo, dell’Istituto superiore di sanità, il rappresentante dell’Ato1 e il sindaco del comune di Caprarola.

La dottoressa Litta e il dottor Sordini sono intervenuti esponendo ancora una volta la preoccupazione per il degrado delle acque del lago di Vico e i possibili e connessi rischi sanitari per le popolazioni dei due comuni circumlacuali ; preoccupazioni attestate e sostanziate anche dal persistere,ormai da anni, di ordinanze comunali di non potabilità delle acque per uso umano, con i conseguenti disagi sofferti dai cittadini anche in termini di spesa per l’acquisto di acqua da bere e per cucinare.

La dottoressa Antonella Litta, entrando poi nello specifico delle problematiche, ha fatto presente il persistere dell’inadeguatezza e le criticità degli attuali sistemi di potabilizzazione dei due acquedotti comunali, come riscontrato e sottolineato negli esami eseguiti anche dall’Istituto superiore di Sanità e dall’Arpa Lazio e la preoccupazione anche per il possibile rilascio nelle acque lacustri di sostanze tossiche e cancerogene presenti nei sedimenti del lago, concentrazioni ben al di sopra delle soglie di contaminazione previste per i terreni emersi.

Proseguendo nel suo intervento la dottoressa Litta ha ribadito che, come anche sancito dal Principio di precauzione e in ossequio all’articolo 32 della Carta Costituzionale, il diritto alla salute e quindi il diritto all’approvvigionamento ad acque salubri e pulite, prevale su ogni altro diritto privatistico e d’impresa e quindi ha chiesto un intervento delle istituzioni ed enti presenti alla riunione perché si avvii in tempi rapidi una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell’uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole in essa presenti.

L’Isde insiste nel riproporre anche gli altri interventi necessari ed urgenti per avviare il risanamento dell’ecosistema del lago di Vico e tutelare la salute delle persone e in particolare dei bambini:

– cessazione della captazione di acqua dal lago di Vico e contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico;

– costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;

– bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;

– intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all’interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico;

– immediata installazione di impianti pilota per lo studio di una potabilizzazione extralacustre veramente efficace delle acque in relazione alle loro criticità e ricerca di nuove falde di captazione;

– costante monitoraggio di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;

– biomonitoraggio per sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e delle aree circostanti;

– informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l’ospedale di Ronciglione;

– inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;

– screening gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto ‘effetto cocktail’ determinato dall’esposizione contemporanea a più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, anche se entro i limiti di legge, in particolare: cianobatteri, microcistine algali, arsenico, metalli pesanti e pesticidi.

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Giornata Mondiale dell’Acqua 2017: perchè esiste? Storia, curiosità e una mostra

Nel conto totale siamo stati inclusi anche noi che, pur non essendo del terzo mondo, chissà quando avremo acqua potabile in casa?  Non credo !  Senza nessuna intenzione di mancare di rispetto per uomini, donne e bambini che non hanno accesso all’acqua, desideriamo rivendicare con forza il diritto all’acqua potabile per noi e per tutta l’umanità. Raimondo Chiricozzi

L’articolo sotto fa la storia della WORLD WATER DAY.

 

Sono più di 663 milioni in tutto il mondo le persone che non hanno l’acqua potabile in casa e 2,4 miliardi quelle che non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati.

Il World Water Day, ideato dalle Nazioni Unite e indetto nel 1993, si occupa di affrontare i problemi locali, regionali e globali

di LAURA SALONIA, GALLERY DI SIMONA GIRELLA da iodonna.it

Sono più di 663 milioni le persone nel mondo senza acqua potabile in casa, costrette a trascorrere ore in coda o in cammino per raggiungere una sorgente di acqua non contaminata. Secondo i dati dell’associazione non governativa WaterAid, in tutto il mondo circa 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati. E a causa della mancanza di acqua potabile e di servizi igienici, circa 315 mila bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno di malattie a causa dell’acqua contaminata e delle scarse misure igienico-sanitarie. Ecco perché è importante ricordare la Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day), ideata dalle Nazioni Unite nel 1992 e indetta per la prima volta nel 1993.

World water day

 

 

 

 

 

 

A partire dal 1997, ogni tre anni il World Water Council, l’organismo non governativo internazionale fondato nel 1996 come piattaforma degli organismi internazionali e specialisti nel settore dell’acqua, convoca un World Water Forum (Forum sull’acqua) per discutere i problemi locali, regionali e globali.

L’edizione 2017 della Giornata Mondiale dell’Acqua, che si celebra il 22 marzo, riguarda la questione delle acque reflue, ovvero quelle contaminate da attività domestiche, industriali e agricole, che vanno ridotte, depurate e riutilizzate, secondo quanto prescrive l’obiettivo sostenibile 6.3 dell’Onu: “migliorare entro il 2030 la qualità dell’acqua eliminando le discariche, riducendo l’inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e scorie pericolose, dimezzando la quantità di acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclaggio e il reimpiego sicuro a livello globale”.

 Kate Holt/WaterAid

Kate Holt/WaterAid

Tra le associazioni più attive in questo ambito, WaterAid, fondata nel 1981 nel Regno Unito, ha portato finora acqua potabile a 25 milioni di persone e servizi igienici a 24 milioni di persone in 37 paesi in Africa, Asia, America Latina e Oceania. La sua collaborazione con le comunità, i governi e le aziende private di 38 Paesi consiste nel fornire acqua potabile, servizi e misure igienici adeguati e dedicati a chi ne ha più bisogno e nel rendere possibile il cambiamento e la crescita.

Per esempio in Nicaragua WaterAid concede microcrediti per aiutare le persone più povere ad acquistare pozzi, serbatoi e servizi igienici accessibili e offre formazione professionale ai giovani “a rischio”, un’alternativa valida alla possibilità di unirsi a bande locali.

In alcune zone del Madagascar invece, si è verificata una grave siccità, mentre in altre si sono abbattute violenti inondazioni. Entrambi i fenomeni creano forti disagi alle popolazioni: con la siccità le donne sono costrette a percorrere distanze più lunghe per trovare e raccogliere l’acqua per se stesse e per le proprie famiglie, mentre con le inondazioni le provviste vengono contaminate dall’acqua del mare e dalle acque di scarico.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2017, Milano ospita la mostra fotografica Water is life di WaterAid alla Fondazione Feltrinelli, il nuovo spazio da poco inaugurato in Via Pasubio 5, nelle giornate del 23 e 24 marzo. Le fotografie esposte, grazie anche al contributo del Gruppo Sofidel, raccontano attraverso un percorso narrativo la presenza dell’associazione nei paesi in cui opera. Guarda la gallery con alcune delle immagini della mostra.

 

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Nella foto, un ragazzo sopra un ponte alle prime luci del tramonto nella città di Morondavo (Madagascar). Foto Kate Holt/WaterAid

 

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Lettera al presidente della Regione Lazio e altri per la prima fioritura visibile presumibilmente dell’alga rossa.

lettera al pres della Regione Lazio e altri per la prima fioritura visibile presumibilmente dell’alga rossa

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Tariffe dell’acqua in base al nucleo familiare

PIOMBINO. Approvata all’unanimità la mozione presentata dal Movimento Cinque Stelle che impegna l’amministrazione comunale ad attivarsi per modificare l’articolazione delle tariffe del servizio idrico integrato.

Il testo proposto è stato emendato e subito dopo è arrivato il placet da tutte le formazioni politiche presenti in sala consiliare in quel momento.

Si tratta di un atto di indirizzo che impegna l’amministrazione comunale «a proseguire il lavoro svolto in ambito di conferenza territoriale 5, del consiglio direttivo dell’Autorità idrica Toscana e in ogni altra opportuna sede decisionale, perchè nella determinazione della tariffa venga applicato un metodo di ripartizione dei costi più giusto, introducendo un sistema che individui una tariffa per componenti il nucleo familiare per le utenze domestiche dei residenti».

Facciamo un esempio per tradurre il linguaggio burocratico. Attualmente il sistema tariffario è scandito da fasce di prezzo e scaglioni di consumo annuo attribuiti per singole utenze indipendentemente dal numero di persone che vivono in quell’appartamento. I primi 30 metri cubi d’acqua hanno un prezzo più basso. Poi, man mano che sale il consumo, si superano gli scaglioni e si paga di più.

E’ evidente che un single consumerà più lentamente i 30 metri cubi per i quali si paga una tariffa agevolata. Altro conto per un nucleo familiare maggiore che supererà in fretta quella soglia per vedersi fatturare importi sempre più alti.

Nella stessa seduta, sempre all’unanimità, è stata approvata un’altra mozione dei Cinque stelle, di nuovo sull’acqua. Stavolta per impegnare la giunta ad attivarsi per modificare il regolamento e la carta del servizio

idrico affinchè venga assicurato il quantitativo minimo vitale giornaliero, gratuito, pari a 50 litri per ciascun componente della famiglia. Una richiesta sintonizzata con le direttive Onu che considerano l’accesso all’acqua potabile un diritto vitale e quindi fondamentale dell’essere umano.

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