Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute dei bambini di città

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La maledizione della nocciola

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Acqua sporca o piena di ruggine dal rubinetto? Tariffa ridotta, la sentenza

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Se l’acqua non è potabile si paga una tariffa ridotta

 clicca https://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2019-01-29/se-l-acqua-non-e-potabile-si-paga-tariffa-ridotta–102407.shtml?uuid=AFxMQMCqui

Sempre più Giudici di pace condannano i Gestori dei servizi idrici a risarcire i citadini per l’acqua distribuita non potabile.

Il comitato acqua potabile nato a Ronciglione si è esteso da tempo nella Provincia, vincendo le prime cause grazie all’avv Catini e all’avv Pistilli. La Talete da tempo è stata costretta a risarcire i cittadini che avevano fatto causa. Poi però sia la Talete che alcuni enti gestori (Comuni ) hanno presentato ricorso in appello ed il Trubnale ha dato loro ragione sentenziando la non competenza dei giudic di pace. Gli avvocati a proprie spese, per conto dei cittadini che avevano fatto causa, hanno presentato ricorso verso le sentenze del Tribunale in Cassazione e finalmente la Cassazione a sessioni unite ha dato ragione alle nostre iniziative.

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Acqua all’arsenico a Viterbo. L’Unione europea lancia l’ultimatum all’Italia. La Cassazione a sezioni unite da ragione al Comitato acqua potabile


  • Finalmente la commissione europea ha deciso di prendere in mano la situazione dell’acqua all’arsenico che viene distribuita nonostante una direttiva europea del 1998 obligava i paesi membri dell’Europa alla soluzione del problema della distrivìbuzione di acqua avvelenata ai cittadini . L’Italia ha recepito la diretiva europea con la legge 31 del 2001 e si è presa cinque anni per adempiere all’obbligo di non distribuire più acqua avvelenata. Da cnque anni in cinque anni e poi altri anni ancora non è stata trovata la soluzione. La commissaria all’emergenza presidente della Regione Lazio Renata Polverini fece la scelta di dotare i Comuni con arsenico superiore ai 20 microgrammi e poi quelli con arsenico superiore ai 5 microgrammi di costosi dearsenificatori con l’obbligo di servirsi dalla stessa ditta di softawere e di filtri, cui la Regione elargì soldi a palate. Mai scelta fu più errata per il viterbese. Antieconomica più che mai ora che i filtri e il software debbono essere pagati dai gestori del SII. Meglio sarebbe stato aver immediatamente pensato e affrontato la costruzione di acquedotti captando l’acqua buona dove esisteva e cioè il Peschiera. Altra scelta errata quella della costruzione di filtri e dearsenificatori per i Comuni di Ronciglione e Caprarola che captano acqua dal lago di Vico inquinato , dall’alga rossa o planktothrix rubescens, che come noto rilascia cellule cancerogene . Però pagando “pantalone” a costi che a noi sembrano esagerati tutto è stato possibile e l’acqua potabile ancora non si beve.
  • Fa piacere sentire e ascoltare ora partiti e movimenti politici che consapevolmente hanno compreso l’importanza di “concedere” questo diritto ai cittadini. Il comitato acqua potabile ha portato avanti assumendosene la piena responsabilià con esborso di denaro dalle tasche degli aderenti la battaglia fin da subito. Siamo stati additati come attentatori dello sviluppo perchè accanto alla rivendicazione del diritto all’acqua potabile abbiamo anche richiesto a gran voce anche con esposti e deniunce alla magistratura il disnquinamento del lago e l’abbandono della presa di acqua dallo stesso. Abbiamo avuto ragione e non lo abbiamo fatto per ottenere voti dai cittadini ma per amore dei cittadini . La Commissione europea ( per fortuna ancora siamo in Europa ) minaccia il deferimento alla corte di Giustiza e concede due mesi di tempo. Cosa potranno fare mai in due mesi è tutto da vedere. Spetta ai governanti risolvere il problema sottovalutato per anni. Per anni siamo stati avvelenati ora l’Europa dice basta. Siamo soddisfatti anche perchè quei pochi o tanti cittadini che hanno appoggiato la nostra iniziativa potranno ricevere quanto hanno stabilito e stabiliranno i giudici. L’avvocato Riccardo Catini Infatti ci ha comunicato che il Comitato acqua potabile ha vinto le cause portate addirittura dal comitato e dagli avvocati dello stesso in Cassazione. E’ una vittoria di civiltà, che gli avvocati hanno ottenuto sostenendo anche le spese per i ricorsi, dato che il tribunale di Viterbo in appello promosso dalla Telete e da altri gestori del SII, aveva sentenziato sfarevolmente.
  • Ora occorre che si distribuisca acqua potabile. Ora occorre pensare al disinquinamento del lago e ad evitare che in esso vengano sversati apporti inquinanti . Finalmente l’Europa e la Giustizia italiana ci hanno dato piemamente ragione. E’ la vittoria di tutti i cittadini che ci hanno appoggiato anche contro le calunnie, le diffamazioni e le minacce che abbiamo dovuto subire, solo per aver esercitato il nostro diritto-dovere di cittadini e non sudditi. Raimondo Chiricozzi

ROMA Giovedì, 24 gennaio 2019 – 15:07:00

sotto l’articolo tratto da affari italiani clicca qui  dopo l’articolo la sentenza della Cassazione sull’acqua

Se in due mesi non si rimedierà alla questione, la Commissione europea potrà deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Ue

Acqua all'arsenico a Viterbo. L'Unione europea lancia l'ultimatum all'Italia

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Tracce di arsenico e fluoruro nell’acqua potabile nel viterbese. L’Unione europea lancia un ultimatum all’Italia: due mesi di tempo per rimediare alla questione.

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La commisione UE per ambiente e acqua potabile

http://www.reteambiente.it/news/33728/energia-e-ambiente-pioggia-di-warning-ue-all-it/

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Pesce con Pfas: vietato il consumo in 30 Comuni veneti

clicca qui per l’articolo originale

Carlo Maria Righetto22 Gennaio 2019

Il governatore del Veneto Luca Zaia ha firmato una direttiva in cui vieta di consumare il pesce pescato in 30 Comuni del territorio a causa dei Pfas.Parliamo di:Inquinamento AmbientaleSicurezza Alimentare

Il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha firmato un decreto per vietare il consumo di pesce contaminato da Pfas (acidi perfluoroacrilici) nell’ottica delle misure adottate per limitarne i danni. Il provvedimento della Regione Veneto riguarda il pesce proveniente da 30 Comuni dell’Area Rossa delle Province di Verona, Vicenza e Padova. Un precedente divieto della durata di un anno era stato emesso il 12 novembre 2017 e riguardava i 21 comuni più colpiti dal Pfas.

Questi composti hanno inquinato le falde acquifere di una sessantina di Comuni del Veneto e sono entrate nella catena alimentare, probabilmente a causa degli scarichi della fabbrica Miteni, che poche settimane fa ha dichiarato fallimento e cessato le attività.Acqua: PFAS in Veneto, dichiarato lo Stato di Emergenza

La presenza di Pfas nei fiumi di Padova Vicenza e Verona mostra in realtà le pecore nere di una situazione generalmente migliorata perché nei territori veneti monitorati si è riscontrata una consistente diminuzione delle sostanze inquinanti(rispetto il 2014). Questo grazie alla tecnologia adottata e al funzionamento ottimale dei sistemi idro–potabili anche per il trattamento delle acque destinato ai consumi. 
La Regione del Veneto ha motivato così l’ordinanza, che avrà valore fino al 30 giugno 2019:

La situazione complessivamente intesa è oggetto, da tempo, di studio e approfondimento da parte dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e di altre Agenzie nazionali. L’Autorità ha fornito ulteriori aggiornamenti ed elementi di valutazione i merito all’inquinamento da perfluoroalchilici.

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Acqua più cara, incontro con consiglieri regionali e parlamentari 5 Stelle

23 Gennaio 2019

Per parlare dell’ennesimo rincaro della bolletta idrica della Talete, sabato 26 gennaio a Ronciglione, presso la Sala ex Collegio (Corso Umberto I), dalle ore 17.30, si svolgerà un incontro pubblico dal titolo “Diamo valore all’acqua”, del meetup 5 stelle di Ronciglione. Saranno presenti consiglieri regionali, deputati e senatori del Movimento 5 Stelle.

“La conferenza dei sindaci che ha varato il provvedimento – si legge in una nota di Tavolo Tuscia Ambiente M5S – giustifica tale necessita, con la facoltà di poter accedere ad un mutuo tramite Arera di 35.000.000,00 di euro per fare interventi sulla rete idrica. Qui sorge la domanda: ma tutti gli altri aumenti in bolletta, che erano stati giustificati con lo stesso motivo, a cosa sono serviti?”.

La votazione, avvenuta il 28 dicembre scorso, ha visto la maggioranza dei sindaci presenti favorevoli, salvo sei astenuti e un solo voto contrario del sindaco del comune di Soriano.

“Ci ritroveremo la tariffa agevolata (la minima) superiore ad un euro, dovuta a conguagli di anni precedenti, una cosa aberrante per un bene di prima necessita come l’acqua, e imparagonabile rispetto alle tariffe applicate da altri gestori del servizio idrico italiano” continua il Tavolo ambientale dei pentastellati. Che poi ricorda che nel Viterbese ci sono ancora 30 comuni, che devono cedere la gestione delle reti idriche alla Talete, 15 dei quali hanno anche agito per vie legali, che non sono state accolte: “Come non comprendere le loro preoccupazioni visto che i Comuni che da anni hanno la Talete non hanno mai visto realizzati gli interventi migliorativi promessi nel piano che sottoscrissero, ma solo disservizi.
Per ora questi Comuni hanno richiesto una moratoria alla Regione Lazio, proponendo di rinviare di un anno la cessione delle reti, in attesa di sviluppi normativi nazionali, ma ad oggi non si ha una risposta scritta”.

Intanto è stata presentata la proposta di Legge 52 in Parlamento, come Movimento 5 Stelle, per i cittadini della provincia di Viterbo. “Ci auguriamo – concludono i grillini – che questa legge possa essere approvata dal parlamento in tempi brevi, in quanto darà applicazione al referendum del 2011, facendo finalmente tornare pubblica la gestione dell’acqua, con una previsione di tagli alle bollette del 30%. Sarà, finalmente, uno strumento normativo completo per la tutela e la gestione del bene acqua”.

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Pasta al glifosato, Lidl ed Eurospin le peggiori

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Roberta Ragni CONSUMARESAI COSA COMPRI? 18-01-2019


pasta gliosato striscia la notizia

Pasta al glifosato protagonista ieri sera a Striscia la Notizia. In un approfondimento nella rubrica di Max Laudadio “È tutto un magna magna”, anche il pubblico del piccolo schermo ha potuto finalmente constatare le verità inquietanti emerse dalle analisi de Il Salvagente su 22 pacchi di pasta italiana. I risultati non sempre vi piaceranno.

Avevamo parlato dell’inchiesta “La verità sulla pasta italiana”, mettendo in luce il problema delle importazioni di grano da Stati Uniti e Canada, delle contaminazioni da Glifosato e micotossine.

Ora anche Striscia ha voluto puntare i riflettori su quello che portiamo davvero a tavolo quando prepariamo un piatto di pasta: un cocktail di pesticidi. Esatto. Le analisi hanno confermato, infatti, presenza contemporanea di più di un fitofarmaco, anche se al di sotto dei limiti di legge.

Ma quali sono i nomi dei marchi analizzati?

il glifosato è stato trovato nei campioni di Lidl e di Eurospin. In 11 dei 23 campioni sono stati rintracciati residui al di sotto dei limiti di legge. Con tracce di una singola sostanza ci sono Garofalo, Del Verde, Barilla integrale; con due residui ci sono Lidl, Barilla, Coop, Divella, Esselunga e Granoro. Nella Molisana integrale si sono travate 3 molecole, mentre in quella Eurospin ben 5 residui. Quanto alle micotossine, solo nei casi di Lidl ed Eurospin il livello di Don è superiore a 300 mcg/kg e comunque supera la soglia ammessa dei 200 mcg. Nel caso della Del Verde il “tetto” in vigore nei prodotti per bimbi è molto vicino, con 194,5 mcg/kg trovati. In tutti gli altri casi il Don è molto contenuto se non assente, mentre non sono state poi trovare tracce di aflatossine. Diversi invece sono i casi per il fusarenone, la ht-2, lo zearalenone, che sono sì presenti in modo ricorrente ma al di sotto dei limiti previsti dalla normativa.

Il Salvagente fornisce l’elenco integrale dei risultati e aggiunge:

“Chi avesse voglia di leggere l’inchiesta integrale, di sapere quali pesticidi e in quale quantità sono stati trovati nelle penne analizzate, le micotossine rilevate in laboratorio, deve solo richederla con il modulo che trova in questa pagina: riceverà gratuitamente via mail il link”.

Per consultare l’indagine de Il Salvagente clicca qui

LE 22 PASTE ESAMINATE DA IL SALVAGENTE

Giudizio ECCELLENTE

De Cecco: voto 9,8

De Cecco integrale: voto 9,6

Voiello 100% grano aureo: voto 9,5

La Molisana: voto 9,5

Rummo: voto 9,1

Giudizio OTTIMO

Alice Nero Bio: voto 9

Garofalo integrale: voto 8,9

Rummo Bio integrale: voto 8,9

De Cecco Bio: voto 8,8

Coop Bio: voto 8,7

Buitoni: voto 8,7

Giudizio BUONO

Barilla Bio: voto 7,5

Giudizio MEDIO

Barilla 5 cereali: voto 6,9

Garofalo: voto 6,7

Esselunga: voto 6,5

Barilla: voto 6,4

Divella: voto 6,3

Coop: voto 6,2

Granoro: voto 6,1

La Molisana integrale: voto 6

Giudizio MEDIOCRE

Del Verde: voto 4,5

Giudizio SCARSO

Combino (Lidl): voto 3,5

Tre Mulini (Eurospin): voto 3

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Mamme No Pfas: «Hanno avvelenato i nostri figli, ora vogliamo giustizia»

Cinque giorni e cinque notti di presidio permanente per chiedere risposte concrete. È questa l’ultima iniziativa delle Mamme No Pfas che insieme ad altre associazioni e a numerosi cittadini da venerdì 24 agosto manifestano davanti alla Procura di Vicenza. 25 Agosto 2018 INQUINAMENTO

“Il tempo delle parole è terminato, ora devono darci risposte concrete” a chiederlo a gran voce in rappresentanza del gruppo Mamme No Pfas è Annamaria Panarotto, due figlie: una di 20 e una di 22 anni. Siamo a Vicenza, davanti alla sede della Procura, dove diversi cittadini si sono insediati notte e giorno per protestare davanti al lassismo delle istituzioni: “sapete cosa significa non poter lavare un’insalata? Non potersi lavare i denti? Sapete cosa significa provare dolore ogni volta che vedete vostro figlio fare una doccia perché sapete che si sta avvelenando? Io ho due figli e questa angoscia la conosco bene”. L’acqua, un bene tanto prezioso quanto dato per scontato, qui è veleno: “Chi non ha provato a aprire il rubinetto e aver paura di quel che ne esce non sa di cosa stiamo parlando” ci dice.

“È da quarant’anni che in questa terra sversano sostanze tossiche senza alcun criterio – spiega Chiara Panarotto, 3 figli sui vent’anni – Studiando e cercando abbiamo scoperto che tutto è iniziato a metà degli anni ‘60 quando l’industria chimica Rimar (poi trasformata in Miteni negli anni ’90, ndr) si è insidiata a Trissino, in provincia di Vicenza, in una zona di ricarica della falda acquifera. L’azienda si occupava di ricerca e produzione di perfluorurati, sostanze utilizzate per rendere i rivestimenti tessili idro e olio-repellenti. All’aumentare della produzione sono aumentati però anche gli scarti di lavorazione, e tra questi i cosiddetti Pfas”.

Pfas è l’acronimo di Sostanze Perfluoro Alchiliche: acidi molto forti, altamente tossici (in quanto agiscono come interferenti endocrini, accumulandosi nei tessuti e provocando tra l’altro alterazioni alla tiroide, innalzamento del colesterolo e infertilità maschile), assunti quotidianamente per decenni da migliaia di persone che pensavano di utilizzare acqua potabile. “Nelle relazioni delle indagini del NOE, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, risulta che per oltre trent’anni queste sostanze sono state sversate in un torrente che arriva direttamente alla falda, inquinandola talmente tanto da renderla inutilizzabile per qualsiasi uso” afferma Chiara.

Non stiamo parlando di una falda qualsiasi, ma della falda più grande d’Italia, la seconda più grande d’Europa. Un vero e proprio disastro ambientale insomma, che già oggi coinvolge tre province – quella di Vicenza, Padova e Verona – 30 comuni e oltre 500 mila persone. “Quando nei primi mesi del 2017 l’Ulss ha iniziato lo screening per vedere i livelli di Pfas nel sangue dei cittadini dai 15 anni in su i risultati sono stati agghiaccianti. Basti pensare che i valori massimi di riferimento stabiliti dall’Istituto Superiore di Sanità per questa sostanza sono tra 1,5 e 8 nanogrammi per millilitro di sangue mentre i livelli riscontrati nei ragazzi sottoposti alle analisi sono stati da 100 a 360 per farsi un’idea della gravità della situazione”. A raccontarlo è Rossella Galimberti, 2 figli, che continua: “Ci dicevano che l’acqua rispettava i limiti. La Regione Veneto ci rassicurava: è tutto nella norma, ci dicevano. Abbiamo dovuto iniziare a indagare da soli per scoprire che nella norma non c’era un bel niente”.

“Mia figlia Maria ha 15 anni e ha 100 nanogrammi per un millilitro di sangue. In un cucchiaino da caffè del sangue di Maria ci sono 100 nanogrammi di Pfas! Ed è una di quelli che ne ha meno!” a dirlo è Michela Piccoli, 2 figli, la voce che trema.

Le fa eco Giovanna Dal Lago, 5 figli, la più piccola 16 anni, il più grande 25, tutti con valori altissimi, in media attorno ai 300 nanogrammi per millilitro di sangue. “Fino al 2013 ho utilizzato solo l’acqua del pozzo perché nella mia zona non arrivava l’acquedotto – spiega – Ma ero tranquilla perché dall’Asl e dalla Regione mi avevano detto che non c’erano problemi. Utilizzavo l’acqua del pozzo per gli animali, per uso domestico, per innaffiare l’orto… per tutto. Ho investito tanto per farli crescere in un luogo sano, per dar loro cibo buon. E invece…”.  

 “Questi numeri sono stati come lame al petto di tantissimi genitori che hanno visto il veleno scorrere nel sangue dei loro figli. Sapete qual è la prima fonte di trasmissione dei Pfas? – chiede Giovanna – è il latte materno! Provate a immaginare il dolore che si prova a scoprire di avvelenare i propri figli nel momento dell’allattamento”.

“Per una mamma vedere i propri figli avvelenati è un’angoscia talmente grande che non si può spiegare… anche perché non c’è cura né rimedio! – afferma afflitta Annamaria– perché l’unico modo per liberarsi da queste sostanze sarebbe la disintossicazione totale per almeno 10/20 anni solo per dimezzare le quantità. Ma è impossibile perché qui i Pfas sono ovunque! Nel cibo, ­negli ortaggi, negli animali allevati… ovunque! Finché l’acqua di superficie è inquinata lo sarà anche tutto il resto. E nulla cambierà finché l’azienda che ci ha condotti in questo inferno continuerà a lavorare indisturbata”.

La Miteni, per associazioni e cittadini la principale imputata del disastro, ad oggi continua la propria produzione, negando ogni responsabilità diretta e ribadendo l’intenzione di non rispondere per ciò che è successo in passato. “La Procura di Vicenza avrebbe a disposizione tutto il materiale necessario per imporre la chiusura della fabbrica – replica Michela – ma nonostante questo tutta tace. Com’è possibile? Ci siamo rivolti a chiunque: dai Sindaci al Ministro per l’Ambiente e per la Salute, dalla Regione all’attuale Governo, dai rappresentanti delle commissioni interessate ai parlamentari europei, cos’altro dobbiamo fare per farci ascoltare?”.

Quello di questi giorni è l’ennesimo tentativo di avere risposte: “Ci hanno avvelenato consapevoli di farlo, fagocitati dai loro interessi, dal loro guadagno. Senza alcun rispetto per la nostra salute e per la nostra terra. E senza alcun controllo da parte di quegli enti pagati per vigilare. Per questo oggi siamo qui a chiedere non solo la chiusura dell’azienda, la bonifica del sito e il risarcimento dei danni ma anche e soprattutto la condanna dei responsabili e le dimissioni di tutti coloro che fino ad oggi hanno autorizzato la ditta Miteni a continuare ad inquinare ignorando completamente il Principio di Precauzione e fregandosene altamente della nostra vita” affermano.

“Da mamma posso solo dire che tutto quello che ho e che farò sarà per i miei tre figli e per il loro futuro – conclude Chiara – Sarà una goccia ma loro sapranno che quella goccia è tutta per loro”.

di Elena Tioli

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