Il signor Roberto e quella voglia di sfasciare tutto… Il Comitato acqua potabile risponde:

Il comitato acqua potabile dopo aver provato varie iniziative ha presentato richieste al Giudice di risarcimento danni . Il Giudice ci ha dato ragione imponendo alla talete di risarcire il danno quantificato in  € 1000 e di emettere le future bollette con la riduzione del 50% come prevede la legge.

E’ possibile continuare questa azione rivolgendosi al comitato che riceve in vari paesi della provincia. A Viterbo presso la UIL corso Italia 68, il mercoledì  dalle ore 15,30 alle 18,30 .

Questo il commento postato al termine dell’articolo di Francesco Mattioli pubblicato da Tusciaweb.eu , che è stato da poco pubblicato.

L’opinione di un sociologo – Storia di un cinquantenne alle prese con acqua all’arsenico, bollette e diritti

da tusciaweb.eu

Il signor Roberto e quella voglia di sfasciare tutto…

di Francesco Mattioli

 Viterbo – Il signor Roberto, impiegato con moglie casalinga e due figli, un maschio e una femmina, il primo universitario la seconda liceale, un mutuo casa da pagare. Uno dei tanti, forse uno qualunque per le statistiche, anche se nessuno è uno qualunque.

Il signor Roberto è titolare, come molti altri, anzi come tutti gli altri, di un diritto inalienabile. il diritto alla vita; in particolare, visto che ne siamo composti per l’80% circa, ha diritto all’acqua.

Con l’acqua beve, cucina, si lava, innaffia persino i gerani del balcone (tanti, belli, dànno un tocco di eleganza e di bellezza a tutta la via in cui abita), anche se d’estate lo fa quasi di nascosto, perché gli hanno detto che quello è spreco.

Il signore Roberto per sopravvivere paga una bella bolletta per il servizio idrico; sul contratto c’è scritto che gli viene fornita acqua potabile. In realtà con quell’acqua può solo innaffiare fiori, lavare i pavimenti e lavarsi (meglio i piedi, se si lava il viso hai visto mai che gliene vada un po’ in bocca…); per sopravvivere davvero, il sig. Roberto quell’acqua non la deve bere: contiene 18 mcg di arsenico, quasi il doppio del minimo tollerabile per la salute; e pensare che qualche anno prima gli avevano detto che erano tollerabili 20 mcg e ancora prima che lo erano 50 mcg.

Così, al signor Roberto, per avere diritto a bere (ma anche per mangiare una minestra, una pastasciutta, un’insalata o per lavarsi i denti) restano cinque soluzioni: 1) traslocare in un luogo dove l’acqua è potabile (eh già, e la casa?); 2) acquistare un costoso impianto di depurazione delle acque domestiche; 3) comprare al supermercato quantità industriali di acqua minerale, con una bella incidenza sulle spese mensili di famiglia; 4) andare a prendere l’acqua presso qualche vecchia fontanella dove l’arsenico sia sotto i limiti; 5) comprare le tessere per ritirare l’acqua che gli serve dalle casette dell’acqua predisposte dal Comune, sempre con una certa incidenza sulle spese mensili di famiglia. In particolare, le alternative 4) e 5) comportano il sacrificio di dover fare la fila, di resistere ad ogni sorta di intemperie, di munirsi di bottiglie, bottiglioni, ecc.; mentre le alternative 2), 3) e 5) implicano un aggravio mensile di spesa che si somma a quello della bolletta che, si badi bene, non fa sconti.

Al signor Roberto tutto ciò appare folle, ma anche ingiusto, anzi proprio immorale. Così, gli sono balenati due o tre modi per reagire a tanto: perseguire la strada giuridica, ma gli hanno detto che è impervia; andarsene da Viterbo, dalla Tuscia, forse dall’Italia, ma lui è un impiegato cinquantenne, non uno che può andare di qua o di là come vuole all’avventura; poi c’è quell’altra voglia repressa, quella che secondo Freud alberga nel profondo di tutti noi, ma che la nostra educazione civica, il nostro senso morale, la nostra onestà rifuggono: quella di sfasciare tutto.

L’ingiustizia si mantiene grazie al senso civico, il senso morale e l’onestà dei signori Roberto. Un bel paradosso. Quousque tandem…

Francesco Mattioli

2 dicembre, 2013 – 1.17

 

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