IL CDM IMPUGNA LA LEGGE DEL LAZIO SULL’ ACQUA PUBBLICA: LE REAZIONI


Da repubblica.it

Il Consiglio dei ministri impugna la legge del Lazio sull’acqua pubblica: “Vìola la Costituzione”. Le associazioni: “Atto grave”

La nota di Palazzo Chigi: “Alcune disposizioni contrastano con le regole riservate alle legislazione statale in materia di concorrenza, ambiente e ordinamento civile”

Un simbolo di una manifestazione per l’acqua pubblica a Roma Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge della Regione Lazio sull’acqua ‘pubblica’ votata appena due mesi fa, ad aprile scorso, perché in contrasto con la legislazione statale. Lo rende noto un comunicato di Palazzo Chigi.

La proposta di impugnativa è stata presentata dal ministro per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, ”in quanto numerose disposizioni, riguardanti l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato, contrastano con le regole riservate alla legislazione statale in materia di tutela della concorrenza, dell’ambiente, e dell’ordinamento civile”. Tali disposizioni – afferma Palazzo Chigi – sono ”in violazione dell’articolo 117, secondo comma, lettere e), l), e s), della Costituzione”.

“E’ molto grave l’impugnazione decisa dal Governo Renzi della legge della Regione Lazio sull’acqua che è tra le più avanzate del paese e che risponde in modo ineccepibile a quanto votato con il referendum del 2011 (quello in cui vinserò i sì alla ripubblicizzazione del servizio idrico) – replica Giancarlo Torricelli, coordinatore di Sel Lazio.

“Una legge frutto di iniziativa popolare e azione istituzionale volta a tutelare il bene comune per eccellenza che ora subisce un attacco inaccettabile dal governo con motivazioni quali quella della concorrenza. Non cederemo di fronte a quello che evidentemente è un colpo alla democrazia e un favore a chi vuol fare affari con l’acqua” conclude.

“Grave e non giustificabile l’impugnazione” anche per Green Italia. Quella legge, dice l’associazione, “rappresenta la traduzione normativa della vittoria dei cittadini che hanno combattuto e poi votato al referendum perché l’acqua restasse un bene di tutti. Impugnare una legge che chiaramente è in linea con l’esito referendario e che riconosce la tutela pubblica su un bene comune, scarso e limitato come l’acqua, è uno schiaffo alla volontà dei 27 milioni di italiani che avevano votato in tal senso”.

“Il referendum sull’acqua pubblica, che ha visto come poche volte nella storia della democrazia del nostro Paese una partecipazione enorme di cittadini e movimenti, era stato proposto per garantire l’accesso ad un bene comune con una gestione pubblica e partecipativa”, si legge ancora nella nota. “Richiamare dunque i principi della concorrenza per giustificare l’impugnazione non è francamente

accettabile, e proprio nelle ore in cui a Venezia è stato sollevato il coperchio sull’ennesimo caso di corruzione diffusa nell’amministrazione della cosa pubblica, segna drammaticamente la distanza esistente della politica dai cittadini”, conclude la direzione di Green Italia.

7 giugno 2014

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