Allarme arsenico nell’acqua potabile italiana

Emergenza in una trentina di zone del nostro paese. L’Unione Europea apre una procedura di infrazione contro l’Italia.

La norma prevede inoltre la possibilità di deroga ai valori limite fissati, nel caso in cui i test riscontrassero alti livelli di inquinanti come l’arsenico, purché non ci sia pericolo per la salute umana. L’Italia ha già usato il numero massimo delle tre concessioni (l’ultima è scaduta un anno fa) subordinate all’impegno di fornire agli utenti informazioni adeguate circa le modalità di riduzione dei rischi associati al consumo di acqua da parte dei bambini. Il nostro Paese avrebbe dovuto realizzare inoltre alcune azioni correttive tenendo aggiornata la Commissione europea ma a causa di tutte queste mancanze Bruxelles ha avviato la prima fase formale della procedura di infrazione mediante l’invio di una lettera di costituzione in mora giunta al nostro governo da parte del commissario per l’Ambiente Janez Potocnik.

La Regione Lazio, una di quelle zone maggiormente colpite, ha affermato che la questione delle quantità vietate di alcune sostanze presenti nell’acqua potabile si trascina da quando è stata approvata la direttiva europea cioè dal 2001 e ha sottolineato l’impegno a risolvere il problema mediante l’invio di una sua lettera, il 24 febbraio scorso, al ministero della Salute per evidenziare il suo operato. Esso si è sviluppato mediante “un piano di circa 36 milioni sull’emergenza arsenico in provincia di Viterbo” al fine della creazione di due appalti. Il primo è stato finalizzato alla produzione di 34 potabilizzatori, nei 18 Comuni nelle cui acque vi è una presenza di arsenico superiore a 20 µg/l, per un costo complessivo di circa 13 milioni di euro. Il secondo ha riguardato la realizzazione di altri 49, per cui la regione Lazio ha stanziato un importo complessivo di 24.235.000 euro, nelle 35 città in cui le concentrazioni di questa potente sostanza velenosa è risultata compresa tra i 10 e i 20 microgrammi/litro.

11-07-2014 – 

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