lettera aperta alle istituzione del 21 ottobre 2012

21 ottobre 2012  Lettera aperta alle istituzioni in indirizzo
Ai        Sindaci dei Comuni della Provincia di Viterbo 

            Prefetto di Viterbo
Presidente del Tribunale di Viterbo
Procuratore della Repubblica – Viterbo
Commissario Europeo all’Ambiente
Commissario Europeo alla Salute
Ministro dell’Ambiente
Ministro della Salute
Ministro dei Beni Culturali
Ministro del Turismo
Presidente Istituto Superiore Sanità
Presidente Giunta Regione Lazio
Commissario Emergenza Arsenico
Assessore all’Ambiente Regione Lazio
Assessore Sanità Regione Lazio
Presidente Commissione ambiente Regione Lazio
Garante Servizio idrico Regione Lazio
Presidente Provincia di Viterbo
Assessore Ambiente Provincia di Viterbo
Commissario Riserva naturale Lago di Vico
ASL Viterbo Direttore Generale
ASL Viterbo Direttore Sanitario
ASL VT Direttore Prevenzione Servizio Igiene e Sanità Pubblica
ASL VT Direttore Prevenzione Servizio Igiene e Sanità Pubblica sez 4 Vetralla
ASL VT Responsabile U.O.S.D. Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione
Arpa Lazio
Arpa Lazio sezione Viterbo
Carabinieri NAS
Carabinieri NOE
Informazione

 

 

 

 

 

 

La riunione indetta dall’Ordine dei Medici della provincia di Viterbo per la presentazione del Dossier del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio, datato aprile 2012, ha messo in luce due aspetti inquietanti del problema Arsenico nelle acque potabili.

Il primo è relativo alla mancanza d’informazione corretta nonostante le leggi la sanciscano. Infatti, solo grazie all’impegno dei Medici dell’Ordine di Viterbo e della Federazione Medici Medicina Generale l’informazione sulle cause di mortalità sono uscite dai cassetti regionali.

Il secondo è altresì grave perché riguarda la valutazione su cosa sia stato realmente fatto per prevenire tumori e malattie e risolvere il problema dell’acqua potabile.

 

Il Dossier conferma quanto da tempo i medici della ISDE, le associazioni ambientaliste e la letteratura scientifica vanno dicendo: la correlazione tra arsenico, i cocktail micidiali con altre sostanze velenose e le morti per tumore del polmone, della vescica, del rene, della prostata e del fegato; ipertensione arteriosa, malattie ischemiche del cuore, infarto miocardico acuto, ictus, malattie dell’apparato respiratorio e BPCO, diabete. Inoltre il documento analizza la prevalenza di diabete e di BPCO nel periodo 2006-2009 e l’incidenza d’infarto e di interventi di bypass aortocoronarico nel periodo 2005-2011 ed infine l’incidenza dei tumori dell’infanzia e malattie dell’apprendimento, derivanti dall’esposizione all’arsenico prenatale.

 

Le istituzioni a cominciare dai Comuni, provincia di Viterbo, Regione Lazio e il Governo nazionale, cosa hanno fatto per evitare tutto ciò?

La prima risposta che viene spontanea è disarmante: hanno richiesto alla Unione Europea deroghe alla distribuzione di acqua avvelenata.

I Comuni o gli enti gestori degli acquedotti, avrebbero potuto effettuare gli interventi necessari a danno della Regione. Chi tra questi lo ha fatto?

Pochi limitati interventi saranno realizzati entro il 31 dicembre 2012 data di scadenza dell’ultima deroga e l’Italia sarà anche costretta dal 1 gennaio 2013 a pagare penali alla UE. Dopo di che continuerà l’avvelenamento delle popolazioni?

 

Il dossier conferma, poi, che le popolazioni del viterbese e in particolare dei paesi attorno ai Monti Cimini sono le più soggette.  E questo, nonostante tutta la conca del Lago di Vico sia  da tempo sottoposta a tutela di leggi ambientali specifiche, perché Riserva naturale e sito di interesse comunitario.

Dal 15 ottobre 2012, finalmente, sembra sia iniziata la bonifica del sito militare “Centro Nucleare batteriologico e Chimico” del lago di Vico, che consideriamo un fatto importantissimo, che non andava tenuto nascosto come qualcuno avrebbe voluto, ma informata debitamente la popolazione, perché l’informazione corretta è la prima prova di rispetto della democrazia e per la ricerca del coinvolgimento dei cittadini nella messa in atto degli accorgimenti necessari, al fine di evitare incidenti, come purtroppo già accaduti nella prima bonifica.

Occorre però non limitarsi a prendere atto che la bonifica è iniziata, ma  verificare che il disinquinamento della Chemical City venga effettivamente realizzato anche in profondità, al fine di evitare ulteriori sversamenti nel lago. Per questo ci appelliamo alle istituzioni preposte perché esercitino un controllo attento.

 

Per l’altro motivo d’inquinamento delle acque del lago e cioè l’utilizzo della chimica inquinante in agricoltura e l’eccessivo apporto di azoto e fosforo nel lago, cosa si sta facendo?

Progetti  importanti sono stati presentati, anche dall’Università della Tuscia, per i quali mancano i  finanziamenti e che anche se attuati, non riteniamo siano risolutivi.

Non ci sembra, inoltre, che le ordinanze dei Sindaci abbiano affrontato seriamente la questione dell’agricoltura inquinante. La coltivazione delle nocciole continua, senza aver messo a dimora il pratino (per il quale sono stati anche elargiti finanziamenti), con uso di diserbanti e concimi chimici che percolano nel lago e inquinano l’aria al momento della raccolta con macchine aspiranocciole (che grazie ai finanziamenti elargiti non dovrebbero sollevare polveri).

 

Anche dalla Regione Lazio le risposte sono state elusive del problema, nonostante il Governo abbia nominato commissario per l’arsenico la presidente Polverini. Infatti la ASL ha richiesto alla Regione Lazio sin dal 5 aprile 2011 la  riclassificazione delle acque del lago e l’ha riproposta in ogni riunione del tavolo tecnico provinciale, ma questa giace ancora inevasa.

L’acqua distribuita non è quindi potabile, ne crediamo lo potrà essere a breve. Però c’è chi ancora lo ritiene fattibile, senza però valutare che i costi diverrebbero esorbitanti e comunque gravemente continua la sua distribuzione.

Tutto ciò nonostante la magistratura a seguito dell’esposto-denuncia presentato dalla nostra e da altre associazioni contro gli ex Sindaci di Ronciglione e Caprarola, sia intervenuta con la fissazione della data per l’incidente probatorio al 7 dicembre 2012 , per l’ accertamento del danno ambientale all’ecosistema dei Monti Cimini, e i  danni alla salute dei cittadini che potrebbero essere derivati dalla distribuzione di acqua non potabile.

 

Il documento sulla valutazione epidemiologica degli effetti sulla salute della popolazione in relazione alla contaminazione da arsenico nelle acque potabili, in definitiva, conferma, le situazioni di emergenza sanitarie nei Cimini e in tutto il viterbese. Alla Regione Lazio conoscevano questa triste realtà, così come conoscevano questa realtà i Sindaci del viterbese.  Eppure quanti di loro hanno emesso ordinanze chiare sulla non potabilità, quanti di loro poi hanno fatto affiggere sulle fontane pubbliche la scritta non potabile, continuando a permettere la distribuzione di acqua non potabile?

 

Per questo rivolgiamo ancora alle istituzioni le nostre richieste:

– informazione corretta, ampia e diffusa, ai cittadini e agli utenti, negli studi medici, farmacie, scuole ambulatori ASL e presso gli Ospedali;

– azioni concrete per il disinquinamento delle acque del Lago di Vico, attraverso una agricoltura non inquinante, l’allaccio di tutte le fogne ai collettori, la creazione di servizi igienici lungo le spiagge, la bonifica in profondità del centro chimico;

– non attingere più e distribuire acqua proveniente dal lago di Vico, fino al suo effettivo disinquinamento;

Richiediamo inoltre:

– la realizzazione del Registro Tumori per gli abitanti della Provincia di Viterbo;

– il monitoraggio sullo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini,  esteso a tutto il viterbese;

– di fornire acqua potabile, con autobotti o altri mezzi idonei, almeno agli esercizi commerciali, alle donne in gravidanza, bambini e anziani, senza continuare come se nulla fosse accaduto e i problemi non fossero presenti e ben visibili;

– rivedere la decisione presa dai Consigli comunali di aderire alla Talete, in quanto si ritiene che, col passaggio alla Talete della gestione del S.I.I., lieviteranno esclusivamente i costi dell’acqua. L’esborso di denaro dei cittadini, a causa della grave situazione debitoria della Talete stessa, difficilmente potrà essere utilizzato per l’ammodernamento degli acquedotti e quindi per la distribuzione dell’acqua veramente potabile.

 

Richiediamo, infine, ai Sindaci e agli enti gestori dove nell’acqua distribuita sono presenti alte concentrazioni di arsenico o cocktail di sostanze velenose, stante la pericolosità e non potabilità dell’acqua distribuita:

– di rimborsare, come prescrive la legge, il 50% del canone acqua e di effettuare tale riduzione precedentemente all’invio delle nuove cartelle.

 

Si resta in attesa di risposte. Distinti saluti.

Raimondo Chiricozzi

 

COMITATO ACQUA POTABILE
Tel.0761626783 – 3683065221  Email: comitatoacquapotabile@gmail.com
aderente al coordinamento nazionale bonifica armi chimiche

 

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