Camilli & Piovino: tre misteri viterbesi

Un libro che è un atto di accusa sugli assalti frontali subiti dal territorio della Tuscia

21 luglio 2013 – 03:40

Daniele Camilli

Daniele Camilli

“Il nostro intento? Accendere di nuovo i riflettori su tre vicende accomunate dal fatto che ad oggi non si conoscono ancora ragioni e responsabilità di quanto è o sarebbe accaduto in quelle aree. In una provincia, come quella Viterbese, sempre più abbandonata a se stessa e in preda ad una crisi – non solo economica, ma anche antropologica – senza precedenti, abbiamo tentare di accendere di proporre una analisi circostanziata su tre casi esemplari con l’obiettivo di far riflettere e far prendere coscienza ai cittadini, affinché non assistano impassibili alla distruzione irreversibile della loro terra”. Cosi Daniele Camilli e Daniele Piovino presentano il loro libro “Viterbo, le città proibite” (Intermedia edizioni 2013), che è un atto di accusa “sugli assalti frontali subiti negli ultimi anni dal territorio della Tuscia viterbese”.

Scritto con piglio e solido ritmo giornalistico, il volume  alza il velo su  tre casi caratterizzati da non pochi misteri.

Il primo: la zona militare del Lago di Vico, punteggiata dalla cosiddetta Chemical City dove durante il fascismo  si producevano armi chimiche, e ai giorni nostri si presume causa della disseminazione di metalli pesanti nello specchio d’acqua registratasi nell’ultimo lustro.

Il secondo: il  Fosso dell’Olmo, nei pressi dell’ospedale di Belcolle, con un’azienda agricola e un fiorente allevamento di oche (2.000, morte nel giro di qualche giorno) costretti a chiudere i battenti per lo sversamento nei campi di liquami tossici.

Terzo e ultimo mistero: la discarica del Cinelli, meta finale di un traffico, circa il 2055,  di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia e dai contorni ancora poco chiari.

“Gli assalti frontali subiti dal territorio viterbese – sottolineano con veemenza gli autori – sono molti. Alla naturale radioattività dovuta al radon si aggiungono la presenza di discariche abusive non ancora messe in sicurezza, la presenza di metalli pesanti nelle acque destinate al consumo umano (arsenico, boro, fluoruri), e i processi di eutrofizzazione dei laghi”.

“Siamo persuasi – concludono Camilli&Piovino – che soltanto l’analisi, la presa di coscienza e la partecipazione dei cittadini alle dinamiche politiche e sociali del territorio possono cambiare. Forse è ora che quasi 300 mila cittadini, tanti sono gli abitanti della Tuscia, si rendano conto che vivere nel XXI secolo significa anche utilizzare le proprie Reflex – e i social network – per denunciare questi fatti sotterrati nelle discariche dell’indifferenza”.

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